Dopo oltre 25 anni di onorata attività, a Riccione, chiude il negozio di dischi e musica ‘Pick Up’, una istituzione per il Corso F.lli Cervi.
Chiude, a detta del proprietario, a causa di internet e della spietata concorrenza data dal P2P.
Non so dargli torto.
Internet ed il file sharing hanno molte responsabilità in merito, ma non è solo questo che ha portato Mauro alla chiusura.
Sono anche il poco ricarico, il prezzo eccessivo dei CD, la SIAE (maledetta), le tasse e il fatto che spesso di un CD di un particolare autore, piacciono solo pochi brani ed è quindi più facile e redditizio scaricarli dal web. Non dobbiamo dimenticare anche la grande distribuzione e gli ipermercati, che hanno portato scompiglio e accentramento.
Chiude anche ‘MANAO’, uno storico negozio di articoli da regalo e complementi d’arredo a Riccione da almeno 20 anni.
Chiude forse perchè i proprietari si sono stufati di lavorare, ma il fatto che le tasse siano dimostratamente una usura legalizzata, che tenere aperto un negozio ha un costo proibitivo e che i riccionesi forse non hanno più soldi da spendere, fa pensare che forse i proprietari chiudono per altre e più stringenti ragioni.
A Riccione sono in molti ad avere chiuso l’attività e ancora di più sono i negozi rimasti sfitti, lasciati alla polvere ed alla esposizione malinconica di sbiaditi cartelli “Affittasi”. Forse è complice il fenomeno della edilizia selvaggia, ma vedere tante saracinesche chiuse lascia un senso di abbandono stridente con il famoso clima solare e festaiolo della mia cittadina.
A questa strage di imprese, a questa perdita di colore commerciale, si contrappone non la ricerca di una soluzione a lungo termine che ridia vita al motore economico riccionese, ma la costruzione di un nuovo ipermercato, di un nuovo luogo di concentrazione e monopolio commerciale.
Io non sono un economista, ne un fine studioso di tendenze commerciali ed economiche, ma di certo percepisco l’impoverimento culturale e cittadino.
Mi dispiace per Mauro e la sua attività e per il fatto che sarà un nuovo disoccupato e se in questa malaitalia essere disoccupati a trent’anni è un grosso problema, esserlo a 50 è una tragedia.
Speriamo che si ricordi di seguire il consiglio di un noto “statista”, ora al governo : sposarsi la figlia del noto statista.
Ciao Ciao

1 Novembre, 2008 a 5:38 pm
Sono sostanzialmente d’accordo con te. La chiusura dei molti piccoli negozi dovute oltre alle tasse elevate, si deve anche all’ esorbitante costo degli affitti di case e negozi. La speculazione edilizia di questi ultimi anni ha creato una situazione sostenibile solo per pochi danarosi clienti, come le grandi firme che però non vanno in viale Fratelli Cervi, o altri pochi investitori.
Al tutto si unisce anche la concorrenza degli Iper, l’altra domenica però ero a Rimini e in una bella giornata di ottobre con le persone a passeggiare i negozi erano tutti chiusi, come accade anche a Riccione.
Bisognerebbe affrancarsi da questa situazione sia a livello amministrativo che per i singoli esercenti affinchè i negozi possano essere aperti anche la domenica anche se capisco il sacrificio che comporta a chi vi lavora.
Al tutto si aggiunge poi l’immagine di Riccione che negli ultimi tempi ha perso un pò di smalto e dalla mancanza di manifesstazioni nel periodo invernale che quando si fanno (tipo cioccopaese) sono anche efficaci.
Molte speranze si ripongono nei congressi del nuovo Palas che comunque porterà visitatori soprattutto nella zona mare.
19 Gennaio, 2009 a 10:23 am
Beh’ … altro che “vivacita’” persa scusate ma lo stesso proprietario se ha chiuso lo ha fatto per motivi commercialmente validi: merce vecchia, modo di vendita superato, arredamento MAI ammodernato, nemmeno un computer e una miriade di vinili di suo gusto che giacevano li dal 1980, anno dell’inizio dell’attivita’! Non solo non c’e’ questo mortorio commerciale a Riccione ma Lo stesso proprietario intendeva cedere la sua “avviatissima” attivita’ a un prezzo folle! La licenza ora e’ gratuita, la merce non e’ vendibile, arredamento da buttare, nessuno pensa alle “vittime” invece dei riccionesi che cedono la loro avviatissima attivita’? No, certo, basta fregare il prossimo che problema c’e'?
Io un negozio simile non lo avevo mai visto; esistono negozi di musica che ancora lavorano addirittura sul vinile, con le discoteche, con l’import, con ebay, con le prevendite dei concerti e con i gudget. Se ha chiuso questa attivita’ che piu ‘ che “storica” definirei “datata” non lo fa’ per colpa degli ipermercati o di internet ma per la cara vecchia consuetudine di chi a Riccione ci ha guadagnato soldi a palate senza fare niente. Niente nel senso di non aggiornarsi, non spendere un cent per rinnovarsi e per evolversi.
Chi non apre la domenica non lo fa’ perche’ guadagna sufficientemente da poter permettersi di dormire.
La situazione cosi’ tragica a Riccione per il commercio… allora la legge economica fondamentale e’ stravolta: meno si lavora piu’ aumentano gli affitti e le cessioni? Ma come mai? Si parte da buchi semi arredati in perdita sui 30.000 euro minimo. <<<Cosa strana no?
I riccionesi devono imparare che la perla verde e’ un affare, che il lavoro dei propri nonni durante la ricostruzione non va buttato alle ortiche! Piu’ onesta’ e voglia di lavorare e meno piagnistei sarebbero forse la soluzione? No ma non serve la soluzione; leggetevi il pil solo del comune e il reddito medio annuo per capire che qualche cosa non quadra.