Archivio per Novembre, 2008

Sala Operatoria – L’Area Critica

22 Novembre, 2008

E’ definibile Area Critica quel settore operativo sanitario nel quale il paziente si trova in particolare pericolo di vita, infatti le condizioni vitali del paziente sono critiche e necessitano quindi di sorveglianza e terapia intensive e costanti.
La Sala Operatoria fa parte del comprensorio delle aree critiche ma, a diversità della Rianimazione, dell’UTIC e della Patologia Neonatale, nelle quali il paziente è in condizioni critiche per evento patologico casuale e comunque difficilmente valutabile, in Sala Operatoria le condizioni critiche del paziente sono per lo più indotte volontariamente, al fine di procedere ad atti terapeutici o diagnostici e questo aumenta di molto il quoziente di pericolosità nonchè il peso delle responsabilità.

Ad esempio se un paziente giunge in Rianimazione con una patologia gravissima, è difficile conoscerne la causa, lo sviluppo, i fattori peggiorativi e migliorativi, le soluzioni terapeutiche più efficaci, i pericoli possibili e quant altro. La criticità è di tipo patologico. Si cerca di salvargli la vita e questo può obiettivamente non essere possibile proprio per via della estrema gravità del quadro patologico e della sua casualità.

In Sala Operatoria il paziente giunge quasi sempre volontariamente, indotto a farlo dal medico che gli prospetta l’intervento chirurgico come soluzione preferenziale per la soluzione del suo quadro patologico.
Le sue condizioni non sono critiche in se, ma lo divengono per fare in modo che l’atto operatorio possa compiersi. La criticità, pertanto, è di tipo iatrogeno, ovvero, le alterate condizioni di salute del paziente sono frutto di azioni intraprese volontariamente da operatori sanitari (medici e non medici).
Mentre per le condizioni critiche del malato di Rianimazione di cui sopra, nessuno può sentirsi responsabile, per quelle del paziente in Sala Operatoria, tutti gli operatori sanitari che hanno operato su di lui, ne sono effettivi responsabili.
Naturalmente ci sono pazienti che giungono proprio da altre aree critiche e le loro condizioni divengono ipercritiche per risolvere i problemi di criticità primari. Altresì, un paziente operato può precipitare in condizioni critiche per via della finalità chirurgica e divenire un ospite di un altra area critica come la Rianimazione.

Stabilita quindi la differenza tra un tipo di criticità ed un altro e rimanendo in argomento di Sala Operatoria, la criticità può essere determinata no solo dal peso chirurgico dell’intervento o dall’anestesia, o dal quadro patologico, ma anche dalla preparazione, dalla professionalità e dal comportamento del personale sanitario.
Se quest’ultimo è ben preparato, educato, efficiente, equilibrato e adeguatamente riposato, il gradiente di criticità iatrogena può confinarsi ad un livello molto basso.
Viceversa il personale impreparato, svogliato, stanco, inefficiente ed inadatto potrebbe determinare un innalzamento di suddetto gradiente, per l’assai probabile commissione di errori, inavvertenze e inadeguatezze.
Ne deriva che la criticità delle condizioni del paziente e della sua sicurezza, durante la sua permanenza in Sala Operatoria ed escludendo i fattori patologici di base, il tipo di intervento e di anestesia, è inversamente proporzionale al grado di preparazione ed appropriatezza del personale sanitario.

Incredibile Nostalgia

18 Novembre, 2008

nostalgiaNon so perchè, e non mi interessa di saperlo, ma oggi ho avuto un momento di indicibile nostalgia dei miei posti, di quei posti che mi hanno visto crescere e nei quali ho lasciato le vesti di bimbo per prendere quelle dell’uomo che sono.
Sono stati attimi di commozione al ricordo di quella atmosfera, di precisi dettagli, dei colori.
Sensazioni forti date dal tempo che passa e da quello che è passato e che non se ne va via senza lasciare il segno.
Il peso e lo spessore dei ricordi aumentano sempre più e, con il passare degli anni, quelli più lontani diventano sempre più evidenti e bisognosi di attenzione.
Chiedono spazio e nel far ciò, talvolta, affiorano prepotentemente, irresistibilmente, senza curarsi del dove, o del come, o del quando.

Ho avuto il mio rendez-vous con il mio passato oggi, mentre stavo lavorando.
Il mio non è una lavoro che lascia molto spazio alla soggettività, o almeno non dovrebbe, ma oggi con i ricordi e la nostalgia non si poteva patteggiare. Non li si poteva mettere a tacere sotto una coltre di concentrazione e dedizione alla professione. Ho dovuro dar loro lo spazio che hanno richiesto, ho lasciato che mi avvolgessero il cuore e la mente, ho dovuto a loro il rispetto che si da a se stessi, perchè i ricordi sono parte del sè.

Ho ripensato alla mia casa d’infanzia, ai miei amici, alla musica che mi ha rallegrato l’adolescenza, alla luce di certe giornate, ai colori dell’autunno nei giorni della mia primavera.
E come i ricordi, alcune lacrime non hanno potuto fare altro che uscire, senza imbarazzo e senza briglie. Hanno bagnato i miei occhi e liberato la mia anima e non me ne vergogno, sebbene non fossi solo in un ambiente che poco ha a che fare con sentimenti e tenerezze, la sala operatoria.

Poche lacrime di gioia. Gioia di essere vivo, di essere libero dentro e fuori, di essere capace di manifestare i miei sentimenti di un breve momento di constatazione del mio passato, di cui non rimpiango nulla.
Vorrei solo poter avere il privilegio di rivedere ancora una volta quello che sono stato nei giorni del mio sbocciare.
Non sono triste per il tempo che passa, ma sono contento di ricordare di averlo vissuto.

Il Secondo Ventennio

5 Novembre, 2008

Somiglianze?

Somiglianze?

E’ difficile parlare di attentato alla democrazia in un paese non più libero da molto tempo, ma dato il clima fascista oggi vigente in questa nazione, che ama parlare troppo di libertà, è un dovere di libero cittadino (ancora).

Quando un capo di governo dice troppe volte “libertà” e “democrazia” nelle sue esagerate comparizioni televisive, significa che sta lavorando a sfavore di questi due concetti, oppure egli stesso sente che se non pronuncia quelle due rassicuranti paroline con sufficiente frequenza, la gente potrebbe effettivamente accorgersi che si tratta di due parole senza un senso.
Il nostro Duce2 pronuncia quelle parole almeno 20 volte al giorno e quando qualcosa minaccia la sua libertà, non quella di tutti.
Quando si ficca la parola libertà in ogni salsa verbale, in ogni intervista, in ogni comunicato, in ogni vaneggiamento, significa che la libertà non c’è, o è scomparsa.
La libertà è una condizione innata, non una parola vuota e un capo di governo, il condottiero, non dovrebbe sentire il bisogno di nominarla ogni volta che apre bocca. Se la dovrebbe sentire dentro se, addosso, la dovrebbe percepire nel popolo che guida e nelle istituzioni che gestisce.
Invece in italia non è così.
Non è più così!

In questa nazione si sente la libertà più che mai viva, di etichettare la gente, le loro azioni, il loro colore e di infondere nelle stesse umane genti, il seme dell’odio e della separazione; il germe della segregazione.
Oggi vanno di gran moda l’esercito, il razzismo velato di altruismo e rispetto, l’informazione guidata e spettacolare, la censura di pensieri e opinioni e la cesura tra quello che si ritiene comodo e quello che si ritiene scomodo.
E’ un clima da dittatura, pabulum ideale per despoti, dittatori e fascisti. Il clima tipico che portò un tale Mussolini Benito a prendersi l’italia e dominarla per venti lunhi e disastrosi anni.
Per rivivere direttamente quell’epoca, mancano solo le leggi razziali, il sabato fascista, il saluto al Duce (2), l’abolizione del “Lei” e della stretta di mano e la scritta “Mi Consenta!” su tutte le case del fu Bel Paese.

E’ un declino e un abbruutimento inevitabile ed inesorabile, ma con una differenza sostanziale e drammatica.
Se il Duce1 conquistò il potere con gli schiaffoni, le manganellate e l’olio di ricino, il Duce2 è salito al potere portato a spalle e felicemente dal popolo italiano, abituato alla propria ignoranza e al proprio bisogno di farla franca.

Se il Duce1 armò le sue squadracce di un qualche ideale e di un certo fervore (forse solo fame), il Duce2 ha fatto leva su ignoranza e accondiscendenza di un popolo stremato, mammone e confuso. Quel popolo che la sinistra non ha saputo rispettare, ascoltare e proteggere.
E’ colpa della sinistra e dei suoi incapaci e inetti rappresentanti, se ora il Duce2 sta traghettando l’italia verso il baratro della nuova dittatura.
Un despota non esiste se nessuno si fa calpestare!

Ora l’italia ha il suo nuove Duce, il nuovo “Lui”, il nuovo “Uomo della Provvidenza”.
E’ colui che il popolo italiano ha voluto, spero solo che questo popolo sia contento!