Sono andato a vedere, al cinema, il film “Il bambino col pigiama a righe”. Un buon film, non strappalacrime e non crudo, ma drammatico si. Tanto!
Il film, come molti saprete, narra di un bambino tedesco di otto anni che segue, con la sorella e la madre, il padre/gerarca nazista in un trasferimento per questioni militari.
Viene portato via dalle sue abitudini e dai suoi amici, per ritrovarsi solo in una fredda, grigia casa di campagna, nella Germania nazionalsocialista.
Lui percepisce che non è il solo a sentirsi a disagio in quel posto così strano e, come è tipico di ogni bambino, muove i suoi occhi in ogni direzione al fine di soddisfare il bisogno principale che ha ogni bambino, giocare.
E’ proprio per trovare soddisfazione a questo irresistibile bisogno, fa segreta amicizia con un bambino vestito di uno sporco e logoro pigiama a righe. Lui non sa perchè, ma quel bambino triste e malmesso, si trova confinato al di la di un reticolato ad alta tensione.
La natura esuberante dell’infanzia lo porta a volere essere amico di quel bambino infelice e dai grandi occhi. Non è un ostacolo il reticolato e non è vergognoso essere amico di quel bimbo ebreo, sebbene il proprio istitutore cerchi di convincerlo che gli ebrei sono il male assoluto della “grande madrepatria”.
Un destino fatale attende entrambi i bimbi, protagonisti del film, e la loro naturale amicizia.
Nel tentativo di consolidare quell’amicizia, il bambino tedesco sceglie di accomunarsi alla triste condizione del suo nuovo amico. Veste così i panni logori e sporchi dei reclusi ebrei del campo di sterminio e si mescola a tanta tristezza per aiutare l’amico a ritrovare il padre sparito da qualche giorno.
Credendo si trattasse di un gioco, i due bimbi si ritrovano nel mezzo di un vasto gruppo di ebrei che si dirigono a forza nella camera a gas.
La loro natura di esseri innocenti li porta alla morte in modo inconsapevole, giocoso, agghiacciante.
Il film è l’ennesimo tributo alla memoria di una colossale, immane tragedia a cui l’umanità ha assistito e della cui tragicità sembra non conservare un ricordo costruttivo.
Una pellicola che narra la tragedia dell’olocausto vista dagli occhi innocenti e impotenti di chi non è stato ancora macchiato dall’odio e dal razzismo.
Vorrei che potesse essere un ausilio a ricordare, a meditare e ad evitare il ripetersi di tale immane catastrofe umana, ma temo che – come la storia ci ha già suggerito più volte – sia tutto invano.

6 Febbraio, 2009 a 12:53 pm
A me piacciono delle persone che raccontano la propria vita “quotidiana”. Auguri.