Archive | febbraio 2012

Ce l’ha fatta!

Ooooooooohhhhh!!!!!!
Finalmente il figaiolo ce l’ha fatta.
La prescrizione gli ha salvato il culo ed ora, per una norma che prende in giro il buon senso e il popolo italiota, il vecchietto se ne può stare tranquillo. Una delle sue leggi – nel senso di legge fatta apposta per lui – gli ha evitato il giudizio finale in un processo che lo vedeva accusato di corruzione in atti giudiziari.
Questo non vuol dire assolto, vuol dire solo salvato, rimosso forzatamente dalla sedia del processo, sollevato dal giudizio.
Lui è ora ne innocente e ne colpevole. E’ nel limbo tra il diritto e il nulla. Se nello stato di diritto un uomo è innocente fino a prova del contrario, lui non è ne innocente e ne la prova del contrario. E’ puro nulla. Una nullità di fronte ai cittadini ed alla legge!
Non può più essere giudicato per quel reato.

Una indubbia, ottima figura di statista. Quello statista che diceva “Mi difenderò nelle sedi opportune!” Non c’è più una sede nella quale possa essere giudicato. Tutto è stato raso al suolo.

E va bene. La soddisfazione di vederlo condannato non l’avremo e questo mi dispiace.
Ora il Popolo Della Libertà Su Prescrizione potrà tornare a dormire sonni tranquilli, il Dux è salvo…
…ma non innocente!

Sala Operatoria – L’Angoscia della Responsabilità

Ogni volta che un paziente viene riportato in sala operatoria per una complicanza chirurgica susseguente ad un intervento nel quale sono stato direttamente coinvolto, in mansione di strumentista o assistente di sala, provo una angoscia soffocante.
Pur con tutta la logica e la serietà con cui si dovrebbero affrontare complicanze e incidenti chirurgici, rimane comunque un’ombra che getta un sottile offuscamento della ragione, la convinzione di aver sbagliato qualcosa e, fin qui, non ci sarebbe nulla di così sconvolgente.
Quello che mi angoscia è il non ricordare che cosa potrei aver sbagliato, cosa non avrei attentamente valutato, cosa non ho avuto sott’occhio. Insomma l’angoscia deriva dal vuoto di memoria e controllo che non può essere evitato, almeno non sempre.

A volte mi chiedo se la gente si renda minimamente conto del peso che porta il personale sanitario, nel compiere il proprio dovere. Al di la degli attuali scandali malasanitari, chi fa onestamente e appassionatamente il proprio lavoro, è spesso fatto oggetto di una oppressione di responsabilità e di mansioni, assai difficile da sopportare. Si parla tanto di quello che non va, ma non sento una sola parola a favore di ciò che invece funziona molto bene. Peccato!

Per chi, come me, è già stato coinvolto in una indagine per malpractice, rimane un marchio indelebile.
Fui coinvolto in una indagine nella quale una donna aveva subito delle lesioni a seguito della ritenzione di una garza in addome. Fu una esperienza molto triste e angosciosa. Mi fu consegnato l’avviso di garanzia sul posto di lavoro, da due carabinieri che mi illustrarono sommariamente le ragioni e i procedimenti a cui sarei andato incontro. Dovetti cercarmi un avvocato penalista, dialogare con lei di un fatto accaduto diversi mesi addietro e il caso finì sui giornali locali.
Fui convocato in Pretura dove apposi la mia firma sul librone degli indagati, in presenza di un cancelliere e di due carabinieri. Una esperienza amara.
A quel tempo dovevo partire per una adozione internazionale e mi vedevo già in carcere, invischiato in una bufera di malintesi, contraddizioni ed altre ingiuste accuse. Ma non andò affatto così.
Fui prosciolto in istruttoria poiché io e la mia collega dichiarammo subito che il conteggio non tornava, ma i chirurghi non trovando la flanella nella pancia, conclusero che non avessi fatto bene il conteggio e chiusero l’addome. Un testimone disse tutto questo e per me finì tutto li.

Questo accadde nel 1995 e da allora non mi sono più liberato di questo fantasma. Fortunatamente non capita spesso di riaprire un paziente operato di recente per una complicanza, ma quando capita rivivo ogni volta lo stress angosciante e gravoso, di un errore di cui non abbia nemmeno potuto rendermi conto, ma non per questo meno pesante da sopportare.
Spero per tutti voi, che fate il mio stesso mestiere, che non vi capiti mai di provare questa morsa asfissiante.

Sala Operatoria – 10 errori dello Strumentista

  1. Non informarsi sull’intervento in programma Gli interventi sono per lo più codificati ed hanno solitamente un nome (resezione gastrica, emicolectomia, artroprotesi) che indica chiaramente la tecnica e lo strumentario necessario, ma molti interventi non hanno un nome specifico, ma una identificazione generica od un nome molto possibilista (laparotomia esplorativa, toracoscopia, ecc.). Lo strumentista ha il dovere di informarsi ogniqualvolta l’intervento in nota non ha una specificazione o non alluda chiaramente ad una tecnica specifica. Informarsi evita di preparare materiale e strumenti inutili o eccedenti, evita l’essere sprovvisti del materiale possibile, evita di condurre alla cieca l’intervento in esecuzione, che poi corrisponde ad evitare tempi morti ed attese date dal preparare il materiale in corso di intervento. Ridurre i tempi morti, abbrevia l’impatto chirurgico sul paziente e riduce la durata complessiva dell’intervento.
  2. Non visitare il paziente Visitare il paziente è l’occasione di rendere più “umano” il lavoro dello strumentista e rappresenta un modo per ottenere informazioni sulla morfologia dell’operando, che poi determina la scelta degli strumenti più adatti. Un paziente obeso richiede strumenti lunghi e di profondità, mentre per un paziente magro non sono necessari. Un paziente con frattura esposta, richiede la preparazione di liquidi decontaminanti o disinfettanti. Un paziente operato in precedenza, indica le possibili difficoltà tecniche date dagli esiti dei precedenti interventi. Visitare il paziente è una tipica attività infermieristica.
  3. Preparare in ritardo Preparare lo strumentario può richiedere molto tempo. Oltre a sistemare degli strumenti sul tavolo, lo strumentista deve poterli controllare, montarli se scomposti in più parti, controllarne l’efficienza e per farlo deve avere non solo il tempo, ma anche lo spazio. Giungere tardi in sala, significa lavorare con l’acqua alla gola ed essere tendenzialmente portati ad intraprendere delle scorciatoie procedurali che possono implicare sviste e pericolose (per il paziente) perdite di controllo, per non parlare della condizione per la quale gli strumenti vengono preparati quando in sala ci sono altri operatori che, nello svolgere le proprie funzioni, occupano spazi pericolosamente adiacenti a quelli necessari allo strumentista. Lo strumentista deve riservarsi il tempo e lo spazio di adempiere alle proprie funzioni e se non ne ha deve almeno avvisare il chirurgo. Rimediare ai propri ritardi, non deve causare scadimento qualitativo.
  4. Non conoscere lo strumentario Può capitare che durante l’intervento vengano introdotti strumenti nuovi e poco conosciuti. Il fatto di non conoscere questo strumentario, non solleva lo strumentista dal cercare di averne le maggiori informazioni possibili. Nel caso che le informazioni non siano disponibili, lo strumentista deve avvisare il chirurgo di ciò e rendersi disponibile ad imparare.
  5. Non avere la visione di insieme della lista operatoria Lo strumentista oltre a saper condurre il singolo intervento, deve saper condurre l’intera seduta operatoria e cercare di armonizzare il susseguirsi degli interventi. Può capitare che gli strumenti necessari al primo intervento, siano necessari anche per il secondo. Se non si ha a disposizione un doppio set di tali strumenti, lo strumentista deve avvisare il chirurgo il prima possibile e comunque prima che inizi il primo intervento. Deve anche offrire una possibile soluzione e rendersi disponibile alla sua attuazione. Accorgersi dell’inghippo a cose fatte, è un errore di gestione che riguarda l’intera equipe e che si ripercuote sul paziente.
  6. Condurre l’intervento senza seguire l’intervento Condurre l’intervento è un compito delicato e talora molto complesso. E’ complesso in quanto lo strumentista deve accompagnare il chirurgo nello svolgimento delle varie fasi e per farlo deve poter vedere e capire cosa sta accadendo, momento per momento, per anticipare le sue mosse. Si può condurre un intervento attendendo ogni volta l’ordine del chirurgo, oppure lo si può fare anticipando tale ordine, abbreviando la durata dell’intervento a tutto vantaggio del paziente.
  7. Condurre l’intervento senza capirne le fasi Collegandosi al punto precedente, condurre l’intervento può essere fatto a memoria, oppure può essere fatto per conoscenza e competenza. Nel primo caso, ogniqualvolta l’intervento presenti delle variabili, lo strumentista perde la continuità mnemonica e l’orientamento. Nel secondo caso lo strumentista non teme le variabili perchè sa sempre cosa sta succedendo e sa sempre ritrovare i punti di riferimento. Qualora non si sia in grado di capire cosa stia accadendo, è importante e apprezzato che si chiedano delucidazioni al riguardo.
  8. Non interessarsi a ciò che non si conosce Non conoscere un intervento o l’uso di uno strumento, è evenienza ineluttabile, ma non irrimediabile, al patto che si abbia intenzione di voler conoscere ciò che non si sa. Lo strumentista disinteressato è anche un operatore potenzialmente pericoloso e inaffidabile, a ovvio danno per il paziente. Chiedere aiuto e lasciarsi illustrare ciò di cui non si sa nulla o poco, è un preciso compito di ogni strumentista/infermiere.
  9. Non avvisare i chirurghi se si nota qualcosa di strano o pericoloso Durante l’intervento, specie in corso di un intervento lungo e complicato, possono verificarsi condizioni potenzialmente pericolose che, però, non sono direttamente visibili al chirurgo che opera in altri distretti del campo chirurgico. Lo strumentista è tenuto ad avvisare il chirurgo di tali inconvenienti, magari scegliendo il momento opportuno, ma lo deve fare!
  10. Non divulgare ciò che si è imparato Lo strumentista è una figura che impara moltissime cose che non possono essere codificate o che non hanno valori scientifici, ma esclusivamente pratici. Queste esperienze, talora singole e ricche di prospettive, devono poter essere patrimonio di tutti i colleghi per essere poi applicate per il bene esclusivo del paziente. Lo strumentista deve educare tutti i nuovi colleghi, con volontà e ricchezza di dettagli.

Sala Operatoria – Le variabili chirurgiche

Gli interventi ideali non esistono. Non esistono interventi canonici e codificati che hanno un andamento prevedibile al 100%. Ogni singolo intervento viene dichiarato in un certo modo, che ne sancisca la tipologia e che consenta la preparazione dello strumentario, ma le variabili che si affronteranno, sono ogni volta tante, previste e impreviste.
Queste varianti possono determinare anche grandi modifiche alla intera procedura.
Supponendo di effettuare una emicolectomia sinistra – non importa la tecnica impiegata – le variabili possono essere:

  • Previste – Ovvero che il chirurgo sa già che il paziente ha una patologia diverticolare e che quindi potrebbero esserci delle zone particolarmente infiammate e dure da dissezionare.
    Oppure il paziente è in terapia con anticoagulanti e l’intervento potrebbe vedere dei sanguinamenti ostinati e diffusi, con allungamento della durata dell’intervento.
    Oppure il paziente deve subire anche una colecistectomia, con indubbie variazioni posizionali e di localizzazione chirurgica.
    Insomma si tratta di condizioni che turbano l’andamento dell’intervento principale, ma per le quali si e’ in dovere di essere preparati.
  • Impreviste – Ovvero che il chirurgo si trova estemporaneamente innanzi a condizioni non precedentemente note, o non segnalate dalle immagini diagnostiche, ma che comunque alterano la procedura e richiedono ulteriori passaggi e strumenti non tipici della procedura principale.
    Ad esempio il paziente operato per una emicolectomia sinistra per diverticolite, può presentare una sacca purulenta da perforazione coperta, che va drenata e/o per la quale sono necessari esami batteriologici.
    Oppure il tumore, indicato ad una certa distanza, si trova a ben altra distanza, il che impone altri accessi, altre devascolarizzazioni, altri posizionamenti, insomma un grande sconvolgimento procedurale, senza previsione ed estemporaneamente.

Queste variabili, nella loro impossibile catalogazione ed enumerazione, impongono un atteggiamento guardingo, attento e disponibile alla riorganizzazione in tempi relativamente brevi.
Per affrontare le variabili, che sono il bello e il brutto di ogni singolo intervento – grande o piccolo – si possono perseguire questi obiettivi:

  1. Informarsi – E’ sempre bene raccogliere più informazioni possibili su eta’ del paziente (un paziente in condizioni critiche potrebbe imporre una velocizzazione improvvisa delle azioni chirurgiche), dimensioni del paziente (per cui nei pazienti obesi potrebbero essere necessari strumenti lunghi, non previsti dalla normale dotazione impiegata per pazienti normodimensionati), pregressi interventi (per cui in corso di viscerolisi, potrebbero verificarsi perforazioni intestinali che impongono la loro tempestiva chiusura e una successiva decontaminazione del campo), problemi fisici del paziente (ad esempio un arto che non si distende o non si divarica, che impone un campo chirurgico differente o diversi posizionamenti degli operatori), intervento in programma (se ci sono note o diagnosi che lascino intendere ad uno svolgimento non tipico), disponibilita’ di eventuali strumenti di cui non sia ben garantita la presenza o la sterilità, ecc.
  2. Prepararsi – E’ bene prepararsi per tempo, specie se le variabili comportano l’allestimento di numeroso strumentario accessorio. Per questo è bene farlo in anticipo sui tempi, avendo quindi modo di saggiare funzionalità e componenti degli strumenti straordinari
  3. Controllare – E’ consigliabile controllare la disponibilità e l’accessibilità’ allo strumentario che non può essere allestito con anticipo, ma che potrebbe servire (amplificatore di brillanza, ecografo, strumenti impiegati da altre specialità, ecc.).
  4. Annotare – E’ importante annotare le variabili a cui si e’ assistito, in modo che diventi patrimonio formativo e informativo di tutti. Andrebbe elencato cosa è accaduto, cosa si è deciso di fare, come e con che cosa lo si è fatto, quali sono stati i risultati finali.

In linea generale valgono anche queste brevi regole:

  • L’intervento tipico non esiste quasi mai , quindi e’ utile avere la mente aperta
  • E’ inutile pensare o tentare di preparare sul tavolino tutto quello che potrebbe servire. Oltre che inutile è dannoso. Troppi strumenti causano grande confusione e perdita di controllo
  • Osservare continuativamente l’intervento. Questo fa si che la variabile possa essere avvvertita in leggero anticipo, giusto quel tanto che impedisce di essere colti impreparati
  • Le variabili sono fonte di esperienza
  • Le variabili non possono essere la scusa per farsi trovare disattenti o impreparati

Buon lavoro a tutti :-)

Saggia Decisione

La mancata firma alla candidatura di Roma quale sede dei giochi olimpici del 2020, esaudisce una mia preghiera che avevo formulato a luglio scorso, quando si vociferava di eleggere la grande nuotatrice Federica Pellegrini a testimonial italiana per la candidatura ai giochi suddetti.

Mario Monti mi piace. Ogni giorno di più!
Con la decisione di non firmare la candidatura, di cui sopra, sembra di vivere in una italia che non è mai esistita. L’italia del buon senso e del realismo.
Il vecchio adagio-mosso, cantato per Italia ’90, dove ad arie truffaldine, si alternarono ritornelli mafiosi e sprechi pazzeschi, sembra finito. La musica sembra cambiata.

I palazzinari, i malapolitici (o politici della mala), i mafiosi, gli spreconi e gli esteti coi soldi degli altri, possono andare affanculo benissimo, comodamente da se.
Bravo Monti, che Dio ti benedica!

Poveri Derelitti

Una altra occasione per prendere dei calci nei denti e dimostrare di non poter essere un partito di governo e coesione sociale, non è stata persa dal partito inutile degli inabili, il PD.
Un indipendente vince le primarie a Genova, mandando a ramengo le due donne messe in campo dagli inutili. Non è mettendo due donne in corsa per una leadership, che si può dimostrare di essere una fazione politica onorevole ed onorata, in grado di convincere gli indecisi.
Proprio sull’inutilità di un partito di riciclati si basa la sconfitta e meno male che è capitato adesso, che c’è ancora pochissimo tempo per fare qualcosa di utile e dignitoso. Vi immaginate se una figura fecale, come quella di Genova, capitasse alle prossime elezioni politiche?

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E’ che io temo fortemente che vada proprio così!

Lo Stato dell’unione

Qualche settimana fa il colorato presidente degli USA ha pronunciato un lungo discorso sullo stato dell’unione dei suoi stati uniti d’america. Un discorso infarcito di retorica e ottimismo che ha fatto venire una crisi glicemica persino ai suoi concittadini.
Ha ipotizzato di crescita, di uguaglianza, di equità e di futuro degno e adeguato per tutti.
Ora io mi chiedo come possa aver fatto un discorso del genere, considerata l’attuale situazione statunitense.
Gli USA sono attualmente la nazione più pericolosa al mondo, con un arsenale nucleare tale da distruggere l’intero sistema solare e per questi suoi “possedimenti” , non può essere un paese in cui la parola uguaglianza possa avere un qualche fondamento e senso.
Gli USA sono una nazione in cui la disuguaglianza e’ trionfante, basta parlare con i portoricani, i sudamericani ed i cubani che vivono li, per non parlare di quelli che non possono permettersi una assicurazione o che hanno perso il lavoro. Questi sono dei disperati senza un pochino di prospettiva e quindi segregati. Diciamo quindi che in virtù di quanto dianzi scritto, la parola “uguaglianza” non ha molto senso.
Gli USA sono uno dei paesi a più alto indebitamento. Questo debito deriva da guerre e devastazioni di proporzioni planetarie, che hanno insanguinato un intero secolo. Chi pagherà questo debito? I ricchi no, perché non si possono tassare (come misura di uguaglianza ed equità), quindi rimane compito di poveri, ceto medio e nazioni alleate o sottomesse. Alla faccia di equità, e giustizia!

Fidarsi delle promesse di un americano e’ uno sconsiderato atto di fiducia ed una dimostrazione di smisurata ignoranza storica. Fidarsi dello stato che non vuole l’energia atomica iraniana, quando esso stesso e’ il proprietario del più grande deposito di morte nucleare, appare almeno sciocco. Chi sono gli USA per intervenire sulle attività nucleari di altri stati sovrani? Tra l’altro gli USA sono gli unici che hanno usato fattivamente l’arma atomica nella storia dell’umanità , non una, ma ben due volte e del tutto senza ragioni.
Senza tralasciare il fatto che il 53mo stato americano, Israele, e’ una potenza nucleare che spadroneggia in tutto il medioriente.

Chiediamoci cosa possa offrire l’america a questo mondo.
Non credo che abbia altro da offrire se non quello che abbiamo già avuto e di cui possiamo benissimo fare a meno!

Fragili come neve

Queste sono giornate di neve e freddo. Sono le giornate di constatazione della nostra fragilità, della nostra pochezza nei confronti della Natura.
Quando la Natura sferza la nostra piccola umanità, non possiamo fare altro che attendere che si plachi e che un disequilibrio, torni ad essere un bilanciamento sopportabile per la vita di superficie. Questo accadeva un milione di anni fa, duecento anni fa ed ora, dopo l’ubriacatura della nostra supponenza e millantata invincibilità. Succede ancora e con disastri non meno gravi.
Perché va considerata la condizione per la quale il nostro progresso si dimostra, in tali estreme condizioni, essere controproducente.
Le nostre città infatti sono cosi’ asservite al traffico automobilistico, da richiedere spese e impegni per mantenere la viabilità. Eppure l’inverno dovrebbe essere la stagione del riposo, del rallentamento e, negli eventi estremi, di arresto e stasi.
Invece no. Vogliamo correre, vogliamo fare quello che si fa d’estate, con non meno aggressività e prepotenza. Cosi’ andiamo in avaria e quando le cose non funzionano, ci si incazza, si pretende, si protesta.

Le città diventano complesse, anche per via di una devastante politica edilizia, e difficili da gestire e governare. Il nostro disagio aumenta sempre più.
Allora la gente scappa dalle città e va in campagna, convincendosi che la vita all’aria aperta sia migliore. Emigra ogni giorno dalla campagna in città e viceversa. Tutto bello finché il tempo consente, il sole e’ alto e la macchina funziona.
Tutto cambia in modo tragico, quando la Natura, che fa quello che vuole che ci piaccia o no, decide di sconvolgere tutto per riequilibrare tutto. Allora la Natura e’ avversa, e’ cattiva’, impietosa, mostrandoci i nostri limiti, la scelleratezza delle nostre scelte e delle nostre usanze.

Quando cade la neve, più lei è consistente, più noi ci squagliamo!

Il Margherito

E’ noto che un tipino, come il tesoriere della Margherita rinsecchita, si sia impadronito di “qualche spicciolo” (13.000.000 di euri) preso dalle casse di quel partito di baciapile da sinistra.
A casa mia, secondo l’educazione che ho avuto, sottrarre illecitamente qualcosa a qualcuno si chiama RUBARE e chi lo fa si chiama LADRO.
Fare quanto detto (RUBARE) o essere chi fa tali cose (LADRO) è, secondo la mia educazione, motivo di vergogna, di onta, di disonore e ragione di allontanamento dalla comunità, a testimonianza della sua indignazione, almeno fino a soluzione della vergogna e proclamazione del perdono.

Invece il LADRO MARGHERITO fa delle richieste, avanza delle pretese, suggerisce la pena a cui sottoporsi. A suo favore il cambio delle parole. Non si dice che ha rubato, si dice che ha distratto dei fondi dalle casse del partito!
Ma perchè dobbiamo sentire ‘ste cazzate?
Quello E’ UN LADRO, ripeto E’UN LADRO, che HA RUBATO.
E’ un TRUFFATORE che va punito ad esempio per tutti.
Va punito severamente, deve restituire tutti i soldi, accogliere la sentenza, espiare la sua colpa affinchè possa educare di persona chi ha intenzione di RUBARE come ha fatto lui, il Margherito per nulla pentito.
Va punito perchè non si distragga più!!!

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