Ieri il presidentassassino G. W. Bush ha arringato il popolo statunitense determinando in esso un nuovo terrore, ben più temuto delle bombe dei “terroristi”, la Recessione Economica, quella condizione che negli statunitensi crea esacerbazione delle violenze, malcontento e immediato capovolgimento delle preferenze politiche al riguardo dell’establishment.
Il presidentassassino deve essere molto preoccupato, se ha fatto un discorso del genere, dopo che per troppi anni ha rassicurato che le cose andavano bene e che gli obiettivi di crescita, pace, democrazia e benessere, erano alle porte e prossimi alla conquista.
Eggià, “conquista”, un termine che nell’animo degli statunitensi suona bene, li accarezza, li fa dormire tranquilli. Conquistare, detenere, prendere, invadere, bombardare, uccidere, assoggettare, avvilire e depredare, sono le azioni che caratterizzano un popolo che ora non sa spiegarsi come mai le cose vadano male. E vanno male molto, moltissimo.

Il presidentassassino ha sventagliato lo spettro della povertà, della perdita del lavoro per milioni di statunitensi, del futuro nero per figli e nipoti e come soluzione offre di dilatare smisuratamente, il già incommensurabile debito pubblico, con una operazione da 700 miliardi di dollari.
Dovesse andare male, il crollo borsistico ed economico del 1929, apparirà com un breve momento di difficoltà per i mercati mondiali.

E’ nauseante dovere ammettere che ci siamo lasciati guidare da un mostro del genere e che ne siamo schiavi fin dentro le ossa, ma è così. Un mondo intero che aspetta che il mostro statunitense faccia le sue mosse per potere descrivere il proprio futuro. Un mondo intero tenuto in mano da un mostro agonizzante.
Sono un pochino schifato!

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