Quando uno stato mina alle fondamenta le sue istituzioni scolastiche, fallisce miseramente in un medioevo culturale annunciato già da molti anni con il degrado culturale televisivo, con la disincentivazione alla lettura e con la mancata promozione della condivisione delle idee in rete.
Il decreto Gelmini è un’altra mina piazzata e pronta a deflagrare per affossare ancora di più questo paese, che fu di santi, di poeti e di navigatori e che aspira ad una mediocrità vestita di democrazia e di libertà.

Non ci sono parole sufficientemente offensive e preoccupate da redigere per indicare il mio disagio al cospetto del peggior momento politico dal 1925, quando il duce pronunciò il famoso discorso sulle sue responsabilità in merito al delitto Matteotti, instaurando di fatto la dittatura.
In quel tempo fu ucciso chi ebbe il coraggio di denunciare il malaffare violento e tracotante di un fascismo che ben sappiamo a cosa ci condusse. Oggi sta per essere uccisa l’ultima istituzione che ancora avrebbe il potere di cambiare il nostro stato mafioso e criminale, la Scuola.

Definire il Parlamento con qualche aggettivo che ne illustri la sua importanza, non mi riesce. So solo dire che è il Parlamento del “Tutti al governo” e quello che mi fa incazzare non è il bottegaio di Arcore, quanto il cinefilo Veltroni, l’uomo della mancata opposizione, quello del “non conviene”, quello delle parole dette nel posto sbagliato al momento sbagliato, quel grigio signore che avrebbe reso maggior onore all’italia se avesse fatto il regista di spot pubblicitari nelle reti del suo alleato, Berlusconi.
Non solo è privo delle palle per governare, ma non ha nemmeno quelle per opporsi a chi sta prendendo a calci nel culo la nazione, gli italiani, la loro costituzione e la loro cultura.
E’ addirittura più vergognoso del suo alleato di maggioranza. Quello fa i suoi interessi e vende fumo come ha sempre fatto, Veltroni è un imbelle che non sapendo fare altro, ha imparato dal venditore di fumo a vendere parole vacue nel momento sbagliato e parole sensate nel tempo sbagliato, nella dimensione sbagliata e nel luogo sbagliato. Le sue dichiarazioni di piazza sono qualcosa di ridicolo e ritardato, come le sue idee. Farebbe meglio a tacere ed a nascondersi fuori dai confini italiani. Lui non è un Italiano, è un immigrato che si veste da italiano e non si sa da dove venga.

Io sto con gli studenti e con gli insegnanti che sentono il crollo del loro futuro, ammesso che non ne stiano già calpestando le macerie. Li sostengo con il mio pensiero, li capisco e li incito a non mollare.
Lotta dura contro un governo incoerente e velenoso.
Siete nel mio cuore.

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