E’ definibile Area Critica quel settore operativo sanitario nel quale il paziente si trova in particolare pericolo di vita, infatti le condizioni vitali del paziente sono critiche e necessitano quindi di sorveglianza e terapia intensive e costanti.
La Sala Operatoria fa parte del comprensorio delle aree critiche ma, a diversità della Rianimazione, dell’UTIC e della Patologia Neonatale, nelle quali il paziente è in condizioni critiche per evento patologico casuale e comunque difficilmente valutabile, in Sala Operatoria le condizioni critiche del paziente sono per lo più indotte volontariamente, al fine di procedere ad atti terapeutici o diagnostici e questo aumenta di molto il quoziente di pericolosità nonchè il peso delle responsabilità.

Ad esempio se un paziente giunge in Rianimazione con una patologia gravissima, è difficile conoscerne la causa, lo sviluppo, i fattori peggiorativi e migliorativi, le soluzioni terapeutiche più efficaci, i pericoli possibili e quant altro. La criticità è di tipo patologico. Si cerca di salvargli la vita e questo può obiettivamente non essere possibile proprio per via della estrema gravità del quadro patologico e della sua casualità.

In Sala Operatoria il paziente giunge quasi sempre volontariamente, indotto a farlo dal medico che gli prospetta l’intervento chirurgico come soluzione preferenziale per la soluzione del suo quadro patologico.
Le sue condizioni non sono critiche in se, ma lo divengono per fare in modo che l’atto operatorio possa compiersi. La criticità, pertanto, è di tipo iatrogeno, ovvero, le alterate condizioni di salute del paziente sono frutto di azioni intraprese volontariamente da operatori sanitari (medici e non medici).
Mentre per le condizioni critiche del malato di Rianimazione di cui sopra, nessuno può sentirsi responsabile, per quelle del paziente in Sala Operatoria, tutti gli operatori sanitari che hanno operato su di lui, ne sono effettivi responsabili.
Naturalmente ci sono pazienti che giungono proprio da altre aree critiche e le loro condizioni divengono ipercritiche per risolvere i problemi di criticità primari. Altresì, un paziente operato può precipitare in condizioni critiche per via della finalità chirurgica e divenire un ospite di un altra area critica come la Rianimazione.

Stabilita quindi la differenza tra un tipo di criticità ed un altro e rimanendo in argomento di Sala Operatoria, la criticità può essere determinata no solo dal peso chirurgico dell’intervento o dall’anestesia, o dal quadro patologico, ma anche dalla preparazione, dalla professionalità e dal comportamento del personale sanitario.
Se quest’ultimo è ben preparato, educato, efficiente, equilibrato e adeguatamente riposato, il gradiente di criticità iatrogena può confinarsi ad un livello molto basso.
Viceversa il personale impreparato, svogliato, stanco, inefficiente ed inadatto potrebbe determinare un innalzamento di suddetto gradiente, per l’assai probabile commissione di errori, inavvertenze e inadeguatezze.
Ne deriva che la criticità delle condizioni del paziente e della sua sicurezza, durante la sua permanenza in Sala Operatoria ed escludendo i fattori patologici di base, il tipo di intervento e di anestesia, è inversamente proporzionale al grado di preparazione ed appropriatezza del personale sanitario.

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