Per accorgersi di quanto la nostra quotidianità sia appesa al valore del tempo, basta lasciare la propria auto nel parcheggio e usare i mezzi pubblici.
Con l’automobile si è portati a fare tutto di fretta, giungendo a riempirci di impegni fino all’ultimo secondo prima di partire. Abbiamo dalla nostra la convinzione di arrivare comunque in tempi accettabili, tanto anche se si parte cinque minuti dopo, si infrangono bellamente 10 o 20 articoli del codice stradale, si preme un po’ di più sull’acceleratore, si mandano affanculo pedoni e disabili e si parcheggia alla boia d’un Giuda.
L’automobile oltre a trasportarci dove dobbiamo/vogliamo andare, oltre a proteggerci, ci da anche la presunta dispensa dal rispettare i normali obblighi civili, etici e pratici. Ci autorizza a mancare di rispetto verso l’altrui diritto ad esserci e ad essere rispettati.

Tutto cambia quando ci si affida al trasporto pubblico.
Li occorre preventivare un sacco di cose (orari, tempo di percorrenza fino alla fermata, peso del bagaglio, attesa all’addiaccio, ecc. ecc.), si deve arrivare per forza prima, il proprio ritardo non è tollerato e il percorso è obbligato, che piaccia o no.
In queste condizioni i propri obblighi aumentano, le cose a cui pensare sono di più e con tutto ciò, la percezione dei propri diritti diventa più sensibile.
Improvvisamente il ritardo altrui diventa insopportabile, si vorrebbe che il traffico cittadino sparisse, si vorrebbe che la fermata del bus fosse sgombra da auto e moto (quella stessa fermata in cui avevamo lasciato l’auto il giorno prima), si vorrebbe che fosse sempre primavera e non si è disposti a sentire variazioni d’orario rispetto al palinsesto.

Il tempo allora, assume un valore elevatissimo, ogni minuto d’attesa è un piccolo mal di denti, una enorme emorragia della propria vita, un vuoto a perdere nel proprio agire.
Particolare gravità assume la condizione per la quale si sia costretti a usare due o più mezzi pubblici.
Se sono, o dovrebbero essere, coincidenti tra loro, tale coincidenza assume il peso e il pericolo di una spada di Damocle. Si spera di essere in anticipo sul primo mezzo e che il secondo sia in ritardo, ma non troppo; quel tanto che basta da consentirci di andare a prendere un caffè, fare la pipì e timbrare il biglietto, nelle apposite obliteratrici.
Se invece i due mezzi pubblici non sono coincidenti ed è obbligatoria una attesa, subentrano sentimenti differenti.

Livore per la giornata persa. Si è arrabbiati perchè non ci sono abbastanza corse dei mezzi, al fine di limitare l’attesa (ed è grottesco pensare che, il giorno prima, ci si incazzava perchè i mezzi pubblici erano troppi e intralciavano la nostra corsa in automobile). Ci si incazza con chi ha deciso di organizzare i viaggi in quel modo.

Rassegnazione per la giornata persa. Ci si deprime per la perdita di tempo, ci si chiude nel mutismo e nella rassegnazione. Non si hanno parole da profferire e ci si limita ad attendere un po’ tristi e bisognosi di compatimento.

Adattamento alla situazione, per cui ci si arma di giornali, libri, player musicali, iPhone carico, panini, vino e tarallucci, per non lasciare mai che il proprio cervello lavori e pensi in totale autonomia. Troppo pericoloso il vuoto cerebrale e di impegno!

Molta gente non è abituata più a pensare a ruota libera, a fare i conti con i propri ricordi, i propri sensi di colpa verso altri o verso se stessi, il mezzo pubblico li obbligherebbe a usare la corteccia cerebrale ed a fare due conti con il proprio ego.
Meglio zittire il fracasso dei propri guai, con della bella musica o con letture ponderose di libri comprati da tempo e mai letti perchè non si è mai avuto il tempo per capire almeno perchè li si è acquistati. Naturalmente non si avrà il tempo di completarne la lettura e quei blocchi di carta stampata, torneranno a impolverarsi.
Curiose sono le classiche riviste da treno, dove ci si occupa immancabilmente dei cazzi altrui – magari del tutto inventati – ma che tengono ben distanti quelli propri e veri. Verissimi!

Un altro mondo, quello del trasporto pubblico, un mondo che non offre solo un panorama del mondo esterno, che magari non lo si era mai visto da quelle prospettive, ma anche del proprio mondo interiore che, al pari di quello esterno, non si vedeva più da tempo.

Una esperienza utile!

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