Sarà stato forse agli inizi del 1978. Roberto mi disse che aveva conosciuto una ragazza con la quale aveva un appuntamento nel tardo pomeriggio e che aveva una amica disposta ad uscire con me.
Accettai di andare con lui, sebbene fossi già in avaria per quell’appuntamento.
Non sono mai stato uno sciupafemmine, quanto piuttosto un imbranato professionale, ma a 17 anni si è “inspiegabilmente” attratti dalla figa, quindi diciamo che ero a disagio, ma qualcosa mi diceva che dovevo andare.

Avevo un milione di dubbi, due milioni di paure, tre milioni di foruncoli sulla faccia, mille mila tic e feci il viaggio in autobus con un sorriso sardonico stampato sul volto, più da ebete che da isterico.
Era una sera invernale di cui ricordo la nebbia più che il freddo e scesi dall’autobus a Viserba, una frazione di Rimini che d’inverno assomiglia più a NY di “Io Sono Leggenda” che ad un paesino rivierasco popolato da vivi.
Dopo circa 10 minuti si presentò solo la ragazza del mio amico.
“Lo sapevo!” dissi tra me e me, però cercai di capire se dovevo solo attendere, oppure levare subito i tacchi ed andarmene.
“E la tua amica?” chiesi mentre lei si abbracciava a Roberto.
“La mia amica non esce con uno sfigato come te!”
Poi si girò e se ne andò via con il mio amico.

Non dissi nulla, amaramente sollevato da quella risposta. Attesi l’autobus e me ne tornai a casa mestamente.

E’ un ricordo nitido, sereno, un pochino tenero. Non provo rancore o dolore, ero abituato a quelle risposte ed alla mia imbranataggine, però mi chiedo se ora quella li abbia un vago ricordo di quanto accaduto.
Forse è madre di famiglia con un figlio che forse ha ricevuto le stesse risposte da qualcuna come lei.
Forse ascoltando le confessioni del figlio, le verrà in mente di quando anche lei ha fatto la sua parte di aguzzina, ma non credo. I carnefici non hanno memoria a lungo termine!