Ammetto di essere un pochino, forse molto crepuscolare. Penso a quando non avrò più la forza di avere le idee che ho adesso, a quando il corpo mi restituirà le memorie di un tempo giovane e vigoroso, a quando potrò contare distintamente i granelli di sabbia rimasti nella parte alta della clessidra della mia vita.
Di tutto quello a cui posso pensare e di cui provo un po’ di tristezza c’è l’amore che non potrò vivere, ai richiami dell’amore a cui il corpo non saprà più rispondere.
E’ difficile spiegare cosa sia l’amore per me, forse non ci sono parole, ci sono sensazioni, percezioni che vivono nello spazio che c’è tra mente e corpo, nello spazio tra energia e materia.
Per me l’atto d’amore è completare il mio essere, è diventare uno, un intero, riuscire a legare mente e corpo in un abbraccio dove all’interno c’è lei, la donna che amo – perché il sesso senza amore non lo concepisco – l’altra parte che tiene unite quelle due entità, energia e materia che mi fanno sentire uno, un intero.
Non si può amare del tutto senza fare in modo che corpo e mente possano toccarsi e colei che amo è in grado di unire queste due parti.

Nella filosofia Taoista, Yang maschile e Yin femminile si uniscono a formare il Tao, l’intero, il singolo, l’evento. Ebbene io percepisco questa unione nell’atto d’amore. Lo Yin si nutre dello Yang e lo Yang si nutre dello Yin. L’atto d’amore è generazione, generazione dell’uno, è saziare le due entità, completare il ciclo vitale.

Si dice che la morte è la separazione dello Yin dallo Yang, dell’energia dalla materia, della mente dal corpo e penso a quando la distanza tra la mia mente ed il mio corpo sarà così ampia che nemmeno lei sarà in grado di colmarla.
Penso che non riuscire più ad amare, ad amare veramente, sia una specie di morte. Penso a quando non sarò più in grado di amare e vedrò, da vivo, la durezza della morte.

Non è solo essere vivi che fa onore alla vita, è essere in grado di amare che fa sentire vivi!

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