Chi di durismo ferisce, di durismo perisce.
Bossi, il duro che l’aveva duro, ha lasciato la direzione della Lega, dopo che una vergognosa, irritante storia di pizzi, ladronìe e favoritismi nauseanti, ha coinvolto la sua allegra, spensierata e spendacciona famiglia.
Come dice un famoso adagio, “Son tutti finocchi col culo degli altri!”. A casa Bossi son tutti ricchi coi soldi degli altri.

Non credo che desiderasse lasciare in quel modo, dopo che per decenni aveva sputato in faccia a tutta l’italia la propria illibatezza. Non solo ha perso la propria verginità, ha anche perso la credibilità, sua e del suo movimento, e si ritira da povero vecchio ladro come gli altri politici prima di lui.
Colui che doveva essere il puro cavaliere dell’onestà (perfino raffigurato nel simbolo del suo partito), difensore strenuo della legalità e della padania, se ne esce di scena nel modo più deludente, alla chetichella, nella speranza che nessuno voglia andare a scavare in tutti gli affari di quel movimento politico, divenuto partito che, pertanto, è divenuto una associazione a delinquere.

Addio Bossi, vergognati duramente.

Noi non sentiremo la tua mancanza!

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