FAQ è l’acronimo della locuzione inglese Frequently Asked Question, ovvero le domande più frequenti. Ogni utente di internet si è imbattuto in queste famose FAQ.

Anche per il mestiere di Strumentista c’è un elenco di domande che un qualsiasi addetto ai lavori o meno potrebbe rivolgere al riguardo. Eccone alcune.

1. Chi è lo Strumentista?

Lo/la Strumentista è uno degli operatori sanitari che compongono l’equipe chirurgica. In Italia è sempre rappresentato da un Infermiere.

2. Quali sono i suoi compiti?

I compiti dello Strumentista si dividono anzitutto in base alla sua collocazione all’interno della equipe chirurgica. Se è collocato al tavolino dello strumentario (Strumentista lavato o Scrub), i suoi compiti sono sostanzialmente quelli di preparare lo strumentario per l’intervento, di mantenere il campo sterile e ordinato, di passare lo strumentario al chirurgo in base alle necessità estemporanee, di provvedere al conteggio di garze e strumenti prima dell’inizio dell’intervento e prima della fine dell’intervento, di disfare il carrello degli strumenti a intervento concluso.

Se invece lo Strumentista è collocato esternamente al campo chirurgico, è detto Assistente di Sala (che appare la definizione più corretta), o Infermiere di Sala, o Fuori Sala, o Responsabile di Sala, o – all’americana – Circolante (Circulator).

I suoi compiti sono di assistere l’equipe chirurgica per intero e per i bisogni che richiedono il contatto con l’esterno.

Fornisce il materiale necessitante in corso d’opera, provvede a collocare i pezzi anatomici negli appositi contenitori, procede alla redazione della Check-list e di tutte le pratiche burocratiche. Collabora con lo Strumentista nella effettuazione delle diverse fasi del conteggio e aiuta il personale di supporto nel ripristino della sala per gli interventi successivi.

3. Ha una preparazione specifica?

Attualmente no. Sono disponibili corsi e master post-laurea che dovrebbero offrire una preparazione preferenziale per l’adempimento dei compiti di Strumentista, nelle sue due varianti operative. Sono corsi a pagamento e non costituiscono alcun tipo di titolo preferenziale per la collocazione in Sala Operatoria.

4. Deve essere in possesso di requisiti specifici?

Non particolarmente. A chi vuole esercitare il mestiere di Strumentista è richiesto adattamento ai luoghi chiusi, ad alta tensione psichica, ad elevata concentrazione. E’ preferibile personale che non mostri intolleranza alla posizione eretta protratta e immobile, che mostri curiosità e capacità di concentrazione prolungata e che sia realmente interessata a questo tipo di mestiere.

5. E’ una figura riconosciuta?

No. Attualmente lo Strumentista non esiste negli organici delle Aziende Sanitarie od Ospedaliere. Viene accorpato alla indefinibile figura dell’Infermiere.

6. Con chi collabora?

Con chirurghi, altri infermieri e con il personale di supporto.

7. Chi è il suo referente?

La caposala del Blocco Operatorio in linea generale, mentre durante l’intervento è il chirurgo primo operatore.

8. Che tipo di trattamento economico gli viene riservato?

Quello riservato ad ogni infermiere.

9. In quali ambiti può svolgere le sue mansioni?

Ospedali e cliniche private, studi dentistici, strutture ospedaliere militari, industrie legate alla produzione di strumentario chirurgico, protesico e di altro presidiato chirurgico

10. Esistono corsi di abilitazione?

Certo. Si chiamano master e sono sempre corsi locali, organizzati da una singola Università o da qualche Azienda Sanitaria. Il titolo conseguito, non ha alcun valore di tipo normativo, ne a favore di una differenziazione stipendiale. In genere sono progettati per esigenze locali.

11. Qual’è il tipo di rapporto con il paziente?

Un aspetto importante nell’approccio ai pazienti chirurgici, è l’interrelazione tra lui e il personale. Sebbene che Strumentista e Assistente di sala abbiano a che fare con il paziente per un brevissimo tempo prima della induzione dell’anestesia, il contatto che si viene a creare ha un significato importante per lui. Per queste ragioni Strumentista e Assistente di sala, attraverso parole e fatti, possono fare molto per il paziente in funzione di migliorare la sua condizione sia nell’affrontare l’intervento che nella fase di remissione e convalescenza.

L’atteggiamento mentale del paziente in sala operatoria è principalmente orientato a dominare la sua paura. Paura dell’anestesia generale, per l’intervento chirurgico, per il dolore, per la disabilità, per l’eventuale alterazione del suo aspetto esteriore, per l’ignoto, ma principalmente paura della morte. L’ospedalizzazione è un modo abnorme di vivere per lui che, comprensibilmente, avverte di aver perso la propria autonomia ed il rispetto per le proprie abitudini, dovendosi affidare alle mani altrui per soddisfare i propri bisogni. Questo genera ansia. Egli non capisce sempre cosa sta succedendo e si sente perduto.

Il paziente manifesta in diversi modi la propria ansia. Alcuni esprimono chiaramente la propria paura, altri divengono ostili, altri piangono, altri si irrigidiscono, altri sembrano non rendersi conto della propria condizione.

Strumentista e Assistente di sala devono anzitutto comprendere che il paziente è una persona e non un intervento chirurgico o un organo da operare e che l’intervento chirurgico è un evento cruciale per lui. Tenuto conto dei diversi aspetti, attraverso i quali il paziente manifesta la propria ansia/paura, il personale deve accettare il paziente per come è, non per come si vorrebbe che fosse. Il trattamento di problemi emozionali e comportamentali è compito di altri, ma manifestare cordialità, rispettosa confidenza, illustrando ciò che sta succedendo o che succederà, applicando le proprie conoscenze ed effettuando le varie procedure con calma e competenza, è un preciso compito di Strumentista e Assistente di sala. Il rispetto non deve mai mancare; rispetto per il pudore, per la sensazione di freddo, per la curiosità e per ogni atteggiamento del paziente. La cortesia e la simpatia sono un ottimo modo di condurre il paziente ad accettare le procedure che stanno per compiersi. Se il paziente si convince che chi opera attorno a lui è realmente interessato alla sua salvaguardia ed al buon esito dell’intervento, egli affronterà l’intero processo chirurgico e riabilitativo in modo sorprendentemente poco traumatico.

12. Quali sono gli aspetti psicologici del lavoro in sala operatoria?

Lavorare in sala operatoria comporta il sopportare un carico psicologico diverso da quello vissuto in ambienti assistenziali diversi.

La sala operatoria è un ambiente chiuso, quindi un ambiente che limita le libertà di movimento e di esternazione. Non si può andare dappertutto ed i contatti con l’ambiente esterno sono veramente limitati, a meno di violare le regole. Questa chiusura all’interno di un ambiente, il cui accesso è spesso fuori dai normali circuiti del personale e dei semplici visitatori, viene vissuta da tutto il personale ed in modo particolare dallo Strumentista che non solo è chiuso nel blocco operatorio generale, ma nelle sue specifiche funzioni, è di fatto chiuso in una stanza, nell’impossibilità virtuale di comunicare e muoversi liberamente. Questa segregazione può durare molte ore, con un innegabile effetto psichico ed è per questo che lo Strumentista deve poter alternare la sua funzione, tra lo stare al tavolino chirurgico e l’adempiere all’assistenza di sala, con margini ben più ampi di movimento.

La condizione di isolamento favorisce la concentrazione sul proprio operato, ma contemporaneamente amplifica lo stress emotivo e psichico che, paradossalmente aumenta la possibilità di distrazione man mano che trascorre il tempo.

La sala operatoria è anche un luogo dove si concentrano tecnologie di alto-altissimo livello di complessità. Questo comporta un ulteriore carico psichico per la consapevolezza di non poter distrarre la propria attenzione da macchine e strumenti che, a vario titolo e intensità, agiscono sul paziente e traducono continuamente i segni generati da esso, in stimoli visivi e uditivi che vanno costantemente valutati e interpretati. Per alcune figure infermieristiche di sala operatoria, è più il tempo trascorso a dialogare con le macchine che con i propri simili!Una condizione alienante.

Gli strumenti e le macchine divengono sempre più complesse e sofisticate e questo impone un percorso formativo ed un carico esperienziale assai accidentato e intricato.

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