Faccio l’infermiere dal 1981 dopo un triennio scolastico entusiasmante e illusorio al tempo stesso. Come ho avuto occasione di dire altre volte in questo sito, sono molto deluso del mio lavoro e stanco di osservare cose che, con l’esercizio professionale, hanno ben poco da spartire. Uno di questi fenomeni si chiama “Aggiornamento Professionale” un binomio dietro al quale si nascondono cose ed episodi irritanti e vere e proprie vergogne per la professione sanitaria.

A meno di incontestabili smentite, che raccomando di segnalarmi, l’apprendimento di nuove tecniche e concetti di natura assistenziale avviene, come suol dirsi, “in corso d’opera” ovvero quando l’infermiere sta già lavorando e mentre adempie ai suoi compiti assistenzial-burocratici. In altri termini l’aggiornamento professionale è la reale applicazione di concetti sconosciuti su pazienti e strumenti che si conoscono man mano che si applicano o si utilizzano. Si evince che l’apprendimento è una questione lasciata al caso ed alla buona volontà.
Ma come può un infermiere concentrarsi su una nuova tecnica assistenziale se nel frattempo deve lavorare?
Come può un infermiere, dopo 6 o 7 ore di lavoro, avere la mente libera e riposata per imparare bene ed ascoltare chi insegna?
Tutti gli informatori farmaceutici, ad esempio, percepiscono soldi per giornate interamente dedicate alla conoscenza di un nuovo prodotto. Gli infermieri al contrario, non percepiscono soldi e non hanno giornate dedicate all’apprendimento, ma devono conoscere tutti i prodotti e tutti gli strumenti. E’ un compito impossibile e ingiusto!
In ultima analisi si vorrebbe che gli infermieri conoscano ogni cosa senza dare loro il tempo e il modo e senza riconoscimenti economici e normativi.

La Farsa
Con l’avvento del nuovo millennio e in preda ad una ventata di professionalismo cieco e interessato, si è dato avvio alla ennesima, inutile e stupida idea che si chiama ECM ovvero Educazione Continua in Medicina o giù di li.
Dopo che avrò illustrato in cosa consiste e come è organizzata questa inutile e lucrosa invenzione, potrete leggere la stessa sigla come “Esercizio della Corruzione Medico-sanitaria”, o anche come “Egemonie delle Compagnie Medico-farmacologiche”, o anche “Ennesima Conferma di Mediocrità”
Qualcuno di incerta identificazione ha stabilito che gli operatori sanitari, tra i quali figura anche l’infermiere, debbano maturare, durante l’anno, un certo numero di “Crediti formativi” partecipando a corsi, congressi e convegni, il tutto al fine di giungere ad un totale, raggiunto il quale si determinerebbe un qualche evento di imprecisata portata e importanza.
La non osservanza di questo invito all’aggiornamento è oggeto di minacce, proclami intimidatori e leggende infernali al limite del grottesco. I crediti formativi si calcolano ad ore, un ora di convegno=un credito.
Questo fa si che gli operatori evitino accuratamente quei convegni o quei corsi che durino troppo poco – anche se sono molto importanti – , ma soprattutto data l’incerta normativa che riguarda questa ridicola idea di obbligare il personale all’aggiornamento, questi partecipa a tali convegni non tanto per interesse professionale, ma semplicemente e rassegnatamente per colmare il debito e liberarsi dal suo peso.
Ci sono infermieri che partecipano a corsi sul trattamento delle piaghe da decubito senza alcun interesse al riguardo perchè operanti in unità operative dove non avranno mai modo di osservarne o trattarne alcuna.

Ci sono infermieri che partecipano a corsi sull’uso del pc e non possiedono un pc o nella loro unità operativa non ci sono programmi per la gestione dell’attività infermieristica.

Ci sono infermieri che vanno a corsi di Legislazione Sanitaria e dichiarano alla fine di non aver capito alcunchè e potrei continuare con gli esempi, ma la decenza mi impone di limitarmi.
E’ così poco l’interesse per simili iniziative che esiste il malcostume di avere pronte in anticipo le risposte ai quesiti posti nella insulsa verifica che si svolge alla fine di questi corsi o convegni. Queste risposte provengono dagli stessi organizzatori dei convegni o da qualche infiltrato. Questa scandalosa abitudine fa si che la maggior parte degli operatori sia preoccupata più dell’avere le risposte da copiare che dell’importanza dell’argomento.
Se non fosse che è nauseante, ci sarebbe almeno da piangere.

Mediocrità in scena
Poi c’è da illustrare la questione della competenza degli insegnanti che partecipano a queste ridicole manifestazioni di mediocrità che qualcuno chiama pomposamente “interventi formativi”.
Ad eccezione di qualche raro caso in cui l’insegnante ha esperienza diretta della materia trattata, gran parte di questi caroselli di incompetenza è sostenuta da personaggi che hanno fatto del nulla e del vacuo, la propria mansione ed il proprio credo.
Ci sono relatori di convegni che parlano di aspetti pratici relativi a funzioni e situazioni sanitarie che loro non hanno mai ricoperto o vissuto in nessun giorno della loro inutile carriera.
Ci sono docenti che argomentano animosamente di situazioni, problemi e soluzioni che non hanno mai vissuto, analizzato o risolto.
Ci sono “professionisti” il cui eloquio è astruso e complesso, ma disperatamente vuoto, che riescono a confondere le idee degli astanti che invece credono di avere a che fare con una mente eccelsa.
Ci sono relatori che non si rendono nemmeno conto di che tipo di operatori hanno di fronte e trattano argomenti puramente teorici e futuribili, riuscendo quindi ad essere incompresi ed a far precipitare la platea in un sonno invincibile (anche perchè questi convegni si svolgono subito dopo pranzo od in orari e su poltrone che invitano alla pennichella).
Viene quindi spontaneo chiedersi a chi e a cosa servano questi teatrini di nullità.
La risposta è molto più semplice di quello che si creda e non ha a che fare con la formazione professionale di operatori che sono stanchi, oberati di lavoro e totalmente immersi in un mondo pratico totalmente distaccato dalle teorie di questi convegni. I relatori sono pagati!
Pagati ho detto, ma non in che modo!

Crediti milionari
Ad eccezione dei corsi intraaziendali, dove non ci sono agenti commerciali esterni a supportare economicamente queste iniziative atte per lo più a giustificare la presenza di persone inefficienti – come capo servizi, direttori assistenziali, presidenti di collegi professionali, studiosi di teoria assistenziale ed altre imbelli figure – i congressi ed i convegni extraaziendali sono invece magnificati da elargizioni e sponsorizzazioni talora di livello holliwoodiano, il tutto in funzione di un ritorno che si concretizza con l’acquisto – talora immotivato – di materiale o con la prescrizione “preferenziale” di alcuni farmaci.
Ci sono intrecci di congressi al limite del caotico, congressi su argomenti di importanza infinitesimale, convegni il cui argomento non è comprensibile nemmeno agli operatori, ci sono congressi su argomenti ripetuti in altre località almeno 5 o 6 volte in un anno il che fa presumere o che l’argomento è molto importante o che lo deve divenire.
I manifesti e le locandine sono quasi sempre abbellite da dipinti od opere artistiche di criptica attinenza all’argomento, oppure alcune mostrano immagini di interiora tra lo schifoso ed il vomitevole.
In ogni caso a lato del titolo o in fondo al manifesto sono sempre presenti gli sponsors attinenti all’argomento e non attinenti al medesimo. E’ così assillante la loro presenza che senza di essi è di fatto impossibile organizzare un qualsiasi congresso, almeno uno di quelli a cui odiernamente si è abituati.
Eggià perchè oggi i congressi sono nello stile “Notte degli oscar” e raggiungono costi complessivi nell’ordine delle decine di migliaia di euro per diverse ragioni.
Vengono di solito organizzati e consumati in località che, più che prestigiose, sono inutili come Roma, Madonna di Campiglio, Courmayeur, Venezia, Firenze, Milano, Cortina, Taormina, Amalfi, Capri, Haiti, Miami, New York, Parigi, Tenerife ed altre, tutti luoghi dove l’interesse per i contenuti di un qualsiasi congresso è inferiore a 0 (zero). Gli alberghi scelti per illustrare gli argomenti di “interesse scientifico” sono almeno a 5 stelle, sono previsti per ogni giornata di aggiornamento, almeno 3 break-coffee, due pranzi ed una fastosa cena. Nel budget del congresso non sono previste – per questioni morali più che pratiche – serate al night e 2 puttane a congressista.
Tra i regali previsti per i congressisti VIP sono previsti ciondoli, gioielli e orologi tutti sagomati o marcati in modo che sia esplicito il richiamo allo sponsor ed eventualmente al prodotto esibito nel corso del congresso. Non mancano penne di lusso, targhette, strumenti hi-tech, portachiavi di pregio ed altro per completare lo spargimento di stupidate e nullità.
Di due giorni di congresso, l’ammontare di ore dedicate al vero studio e discussione dell’argomento risale a 6 ore medie che sono decisamente ininfluenti al progresso formativo degli operatori.
Ma chi paga?
E’ ovvio! Gli sponsors.
Ma perchè lo fanno?
Semplice, per garantirsi i favori e le “scelte” dei medici e delle caposala che poi dovranno prescrivere il farmaco od indicare lo strumentario da acquistare per la propria attività chirurgica!
Anche un decerebrato arriva a capire che la scelta cadrà su chi ha organizzato – e pagato – il congresso più sontuoso. Attenzione!
Ho detto sontuoso, non importante o utile! Queste ultime sono qualità marginali.

Conclusioni
Quello che ho scritto non è un fenomeno recente, anzi, è stato ripreso anche da altri autori e denunciato anche da programmi televisivi. Tuttavia quello che mi fa gridare allo scandalo è che questo habitus commerciale viene fatto passare per “Aggiornamento Professionale” quando in realtà si tratta di pubblicità ne più ne meno come quella degli yogurt, dei pannolini ecc..
La scienza è oggi amministrata come una compagnia petrolifera, non è più libera conoscenza e libero sapere, è marketing, sfruttamento delle risorse, predazione dei pazienti, pilotaggio delle scelte, saturazione del mercato, predominanza di una corrente di pensiero piuttosto che di un altra, prevalenza di una scoperta scientifica rispetto a tante altre.
La scienza oggi non serve all’uomo, ma è l’uomo che serve a lei.
Come ho scritto in in un altro articolo, curare è meglio che prevenire e la scienza – quella discussa nei congressi di cui sopra – non fa altro che ottemperare all’ imperativo commerciale “Curare per non guarire“.
Tornando ai congressi ed ai corsi di “Aggiornamento professionale” occorre dire che per gli infermieri partecipare a queste sfarzose feste pseudo-scientifiche è un modo come un altro per stare lontano dal proprio luogo di lavoro, quasi sempre teatro di sofferenza e stress e ogni infermiere non ricorda mai un congresso per la ponderosità dell’argomento trattato, ma per la qualità dei piatti che si sono assaggiati al ristorante del sontuoso albergo.
Allora dov’è il senso dei crediti formativi?
Chi deve controllare che servano veramente a migliorare l’assistenza sanitaria?
Servono veramente agli operatori per far meglio il proprio mestiere, o servono a chi dal lavoro di suddetti operatori ne riceve un guadagno?
E’ proprio vero che la medicina fa bene a chi la applica!

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