La prima impressione che qualsiasi visitatore ha, nell’entrare in Sala Operatoria, è la presenza di tanta tecnologia, di tante macchine. Per chi invece ci passa dalle 7 alle 12 ore in Sala Operatoria, questa tecnologia rappresenta la salvezza da una parte, e un tedio dall’altro.
Le ragioni della tecnologia e del suo peso in Sala Operatoria, le leggerete nelle prossime righe.

Perchè tanta tecnolgia?

Ci sono funzioni e azioni, che riguardano il lavoro in SO, che sono caratterizzate da grande ripetitività e nell’ambito di questa ridondanza, si inseriscono ritmicità e coerenza. Poter rispondere a queste necessità senza l’aiuto delle macchine è possibile, ma risulta assai difficile, per non dire impraticabile.
Si può soddisfare la ripetitività, ma è pressoché impossibile rispettare la ritmicità e quindi la coerenza.
Se si deve rilevare la pressione ogni 5 minuti, con una macchina è possibile farlo senza problemi, ma farlo a mano è pressoché impossibile ogni cinque minuti esatti e i dati rilevati non hanno una coerenza cronologica.

La tecnologia serve anche a registrare i dati rilevati o impiegati e fornire una coerente offerta prestazionale. Se si imposta un elettrobisturi ad una certa potenza, si possono avere garanzie che al 99% degli azionamenti i valori applicati saranno identici. Documentare l’operatività di una macchina permette di opporre dati certi in caso di contese in sedi legali e questo, oggigiorno, sembra essere più importante che salvaguardare la persona sulla quale vengono azionate tali macchine.

Ci sono macchine che agiscono sui tessuti biologici con una precisione elevatissima, agendo su essi con numerose variabili che vengono impiegate per numerosi e vari casi clinici. Questo rappresenta un vantaggio chirurgico sotto vari aspetti. Insomma la tecnologia consente di effettuare degli interventi chirurgici molto delicati e complessi che, senza tale tecnologia, non si sarebbero potuti portare a compimento.

Per la verità le apparecchiature tecnologiche veramente innovative sono sempre meno numerose, mentre numerose sono le riproduzioni, i leggeri potenziamenti fatti passare per evoluzioni ragguardevoli e altre piccolissime (talora risibili o insignificanti) variabili che non impediscono lo sviluppo di una mercato di proprorzioni planetarie e non è ben chiaro se la tecnologia si metta al servizio del paziente o del produttore di tale tecnologia. Stabilire lo spartiacque tra tecnologia fine a se stessa e tecnologia utile, è oggi impossibile.

Quale tecnologia?

Fondamentalmente la tecnologia applicata all’attività di SO, segue la stessa tipologia di quella applicata alla normale vita quotidiana. C’è la tecnologia utile e la tecnologia inutile. La prima è quella che ha le seguenti caratteristiche:

  • migliora le condizioni del paziente operato
  • migliora il lavoro degli operatori
  • è facile da imparare e usare
  • è robusta e affidabile
  • è facile da mantenere e riparare

La tecnologia inutile, dato che non serve a nulla, è potenzialmente e spesso effettivamente dannosa per pazienti ed operatori ed ha le seguenti caratteristiche:

  • peggiora o tende a peggiorare le condizioni del paziente operato
  • peggiora e complica il lavoro degli operatori
  • è difficile da imparare e da usare
  • è fragile, cosparsa di punti deboli e ampiamente inaffidabile
  • è di complessa gestione, conservazione e riparazione
  • possiede troppe parti monouso

Sarebbe logico aspettarsi di mai vedere usare una tecnologia inutile, data appunto la sua inutilità, ma in sanità non è affatto così, anzi.

Quale viene usata?
La tecnologia ha un costo che di solito deriva da alcuni fattori:

  • Complessità nell’ottenerla
  • Materiali impiegati
  • Investimenti applicati
  • Introiti previsti
  • Esclusività
  • Campi previsti di applicazione

Gli ultimi quattro punti sono cruciali e di massima importanza e lo sono al punto che possono far trasformare una tecnologia palesemente inutile e dannosa, in utile e vitale. Per le stesse quattro ragioni appare ovvio che le tecnologie utili siano destinate a cedere il passo a quelle esclusivamente remunerative per produttori e utilizzatori. Solo in un ristretto numero di casi la tecnologia è utile e anche remunerativa, ma nella stragrande maggioranza dei casi non serve a nulla, ma produce molti soldi. La legge del profitto domina.

Come capire quando una tecnologia è remunerativa più che utile?
Osservando il modo con cui fa la sua comparsa nell’attività chirurgica.
Di solito entra fulmineamente in SO, il chirurgo la vuole provare “assolutamente” e partecipano all’inserimento un paio di personaggi, i cosiddetti informatori. Uno è il “commerciale” e l’altro è il “tecnico”. Il tecnico è quello che dovrebbe sapere tutto della nuova tecnologia ed è solitamente taciturno, un po’ in disparte. Il “commerciale” è quello che conosce SOLO i pregi della nuova tecnologia, pregi che illustra in modo ampolloso, sperticandosi in un linguaggio aggressivo ma ruffiano, da venditore ma apparentemente non interessato, da lacchè ma con dignità.
Di solito ha una parlantina a mitraglia, è magnanimo (offrendo caffè, colazioni, aperitivi, ecc.), è confidenziale, ascolta tutti mentre guarda il suo smartphone svariate volte al minuto, blandisce il personale che già ha avuto modo di conoscere, garantendogli che è il migliore con cui abbia mai trattato.
Sparge a destra e a manca brevi manuali d’uso colorati e pomposamente illustrati, ma questa tecnologia remunerativamente “indispensabile”, richiede una curva di apprendimento pressoché verticale, che il chirurgo non vuole scalare, ma pretende che strumentisti e personale di sala abbiano già percorso. Questi primari venduti alla tecnologia del denaro, sono così convinti che gli strumentisti sappiano già tutto, che si incazzano a morte se questi non sono in grado di affrontare uno degli innumerevoli problemi che inevitabilmente si presentano. Dato che quella tecnologia di merda propone un problema dietro l’altro, strumentisti e colleghi entrano in un tunnel maledetto di tensione e stronzaggine.
Altre volte invece è lo stesso chirurgo “assoldato” dalla tecnologia che pretende istericamente che questa nuova tecnologia sia “imparata” da tutti senza eccezione, segno evidente che deve essere implementata per forza perchè “è senza dubbio la migliore”.

Quando la tecnologia inutile è palesemente e innegabilmente un problema ed il chirurgo mostra un certo grado di disappunto, gli viene subito detto con reverenza, che si tratta di una prima in assoluto e che lui è il primo a provarla in italia. Gli viene annunciato che è una tecnologia ancora in evoluzione, ma che promette traguardi di efficienza e affidabilità fantascientifici.
Mah, sarà anche in evoluzione, ma questa avviene sulla pelle e sugli organi dei pazienti e sui nervi degli infermieri ed è una cosa ingiusta.

Poi vorrei soffermarmi brevemente su un fenomeno che io definisco “da figli di troia”.
Non appena viene venduta una versione di una nuova tecnologia, il mese dopo il “commerciale” della compagnia che l’ha venduta, se ne esce fuori con la nuova versione – che di solito si chiama “Plus” (pronunciata americanamente “Plassss”) – della stessa tecnologia. In questo modo quella appena acquistata diventa vecchia e, in quanto vecchia, potenzialmente inutile o – per i “commerciali” più scabrosi – addirittura dannosa.
Vogliamo poi parlare degli “steps evolutivi”?
Per chi lavora in SO non è raro assistere al fatto che più la tecnologia costa, più frequente è il numero di evoluzioni della medesima e che ogni “step” (dire “passo” non è scientifico) ha caratteristiche “irrinunciabili”.

Altro fenomeno schizofrenico è quello del “comodato d’uso” per il quale viene praticamente regalata una macchina purchè vengano acquistati gli accessori per farla funzionare. La macchina stessa ha un costo unitario molto elevato, dell’ordine di svariate decine di migliaia di euri, ed agisce sul paziente attraverso degli accessori rigorosamente monouso. Questi accessori, usati in centinaia di unità, hanno un costo così elevato da poter ripagare in poco tempo non solo la macchina, ma anche le vacanze per il “commerciale” che è riuscita a piazzarla e per “altri figuri”…e ci siamo capiti!

La tecnologia inutile, ma che paga, viene reputata inutile solo dopo che tutti coloro che volevano guadagnarci sopra, sono stati adeguatamente e lautamente sfamati. Così, come era comparsa fulmineamente in SO, quella tecnologia inutile sparisce altrettanto rattamente e finisce nei sottoscale di ospedali, università, cliniche, ambulatori, ecc.
Chi scrive ha visto cose che voi umani non potreste immaginare. Ho visto macchine acquistate e mai usate, giacere in magazzini polverosi alle porte di Orione. Ho visto scatole di accessori scadute senza mai essere state aperte alle porte di Tannoiser, pinze costosissime chiuse nei cassetti…
…e tutto questo sparirà come lacrime nella pioggia. Come fumo nella nebbia appiccicosa della mafia sanitaria.
E’ sempre tempo di tacere!

Come approcciarsi alla tecnologia in Sala Operatoria

La tecnologia utile, come detto all’inizio, è anche quella che si impara meglio e più rapidamente. Ha pochissime variabili e il suo funzionamento è affidabile, efficace e non richiede mai un tirocinio d’apprendimento che duri più di qualche minuto. Le sue applicazioni sono a vasto raggio e il rapporto costo/beneficio è largamente positivo.
Di solito si ha il piacere di usare questa tecnologia e la si approccia facilmente.
Quando la tecnologia diventa difficile, complessa e si rischia di perderne il controllo, allora è bene mettersi al sicuro.

  1. Per prima cosa non si deve MAI usare una cosa che non si conosce in tutti i suoi aspetti
  2. Ancor meno una tecnologia che vi coinvolge, ma che viene usata sul paziente da qualcun altro, di cui non si è certi che la sappia usare
  3. Se non siete sicuri che il chirurgo sappia usare la tecnologia, non fate nulla e aspettate le sue istruzioni e indicazioni
  4. Se una tecnologia non la conoscete dovete informare di ciò chi la userà, PRIMA che il paziente entri in SO
  5. Non improvvisatevi a fare nulla se non avete conoscenze adeguate
  6. Se la tecnologia presenta delle variabili, usate le configurazioni preimpostate dal produttore o quelle indicate esplicitamente dal chirurgo
  7. Abituatevi a segnalare i valori di esercizio della macchina e tutte le variazioni
  8. Se avete dei dubbi sul corretto funzionamento della tecnologia in uso DOVETE segnalarlo a chi di dovere
  9. Non applicate rimedi artigianali ad una tecnologia che prevede l’uso di accessori esclusivi. Se il chirurgo impone l’uso di questi rimedi “fatti in casa”, dovete segnalarlo nella cartella infermieristica.
  10. Se vengono organizzati dei mini-corsi di formazione su una nuova tecnologia, partecipatevi solo se siete abbastanza lucidi e riposati e non dopo aver già lavorato o se siete stanchi. Se lo strumento è veramente utile, il tempo dedicato al suo apprendimento non è sprecato, anche se deve intaccare la normale attività chirurgica
  11. Dovete rifiutarvi di accettare istruzioni operative in corso d’opera. Non potete avere la concentrazione ed il tempo sufficiente per imparare ad usare una nuova tecnologia. Questa deve essere appresa prima di essere usata sul paziente. Inoltre mentre la si usa, si impara solo l’uso più comune, senza poter avere visione delle possibili variabili.
  12. Assicuratevi che la documentazione relativa sia sempre accessibile, disponibile nella vostra lingua preferenziale e che il personale tecnica sia raggiungibile telefonicamente.
  13. Se la tecnologia è potenzialmente pericolosa, dovete essere certi che vi sia la possibilità di disattivarla istantaneamente. Proteggete il paziente sempre e comunque!

Buon lavoro a tutti 🙂

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