E’ da moltissimi anni che vado dicendo: “Dai chirurghi mi difenda Dio, che dai colleghi mi guardo io!” e purtroppo trovo conferma, ogni giorno, del fatto che se puoi aspettarti una carognata da qualcuno, se cerchi di capire chi ti spinge furiosamente sul buco del culo, ebbene quel qualcuno è di certo un collega; magari proprio quello dal quale non ti saresti mai aspettata una cosa del genere.

Fondamentalmente ci sono due gruppi di colleghi:

  1. Quelli che ti trattano da collaboratore
  2. Quelli che cercano assolutamente di fotterti

Non ho volutamente inserito “Gli amici” perchè tra colleghi è estremamente difficile essere anche amici. Si, può accadere, ma lavorare nello stesso posto con la cattiveria che anima alcune persone – che cercano assolutamente di distruggere tutto per il solo gusto di farlo -, si rischia spesso di fracassare una amicizia per cose futili.
Tra colleghi l’amicizia è solo uno spreco di risorse.
Del primo tipo ne ho incontrati veramente e tristemente pochi – uno o due non di più – e in qualche modo soffrivano della stessa mia avversione per l’ingiustizia ed il leccaculismo.
Non hanno varianti e sottospecie, son solo delle brave persone che purtroppo hanno lasciato la sala operatoria da molto tempo, senza mai avere un ripensamento. Sono e rimangono sempre nel mio cuore.

Dei secondi ne sono piene le sale operatorie d’italia. Se ne distinguono alcune sottospecie:

  1. Collega Velina
  2. Collega Andreotti
  3. Collega Biforcuto
  4. Collega Calimero

Potrei evitare di descriverli minuziosamente, dato che solo il nome sembra descriverli appropriatamente, ma voglio invece divertirmi a scendere nei dettagli per il piacere stesso, un po’ perverso, di sputare un po’ del veleno che ho in serbo per questa gente.

1. Collega Velina

E’ quella che entra in sala operatoria impettita, con passo cadenzato, con le ciglia che sbattono come ali di colibrì. Sono profumate oltremodo, con orecchini e collane pacchiani e del tutto impropri per il luogo.
Sono in forma con il fisico e portano la casacca in modo che siano rigorosamente esposte le chiappe perizomate. Loro dicono che altrimenti la casacca tira sul didietro!
Generalmente non sanno fare un cazzo. Sono sbadati, disordinati, distratti, oppure imparano a fare bene una cosa abbastanza comune e niente altro, ma che fanno pesare in modo insopportabile.
Richiamano lo stereotipo della velina più oca e puntano direttamente a piacere al chirurgo che conta e per arrivare a tanto, sono disposti a immolare colleghi e personale di supporto sull’altare della vanità e della stronzaggine.
Le veline donne sono sempre truccatissime, anche alle 3 del mattino, quando vengono chiamate in reperibilità.

Ne ho conosciute diverse di queste falene ed ho notato che per loro il tavolino degli strumenti è un palcoscenico e per essere più in mostra fanno spesso uso di una pedana che le eleva al di sopra di tutti, in modo da rimarcare il loro morbo da piedistallo.
Durante l’intervento fanno gesti e svolazzamenti di ferri molto coreografici, ma che in sistesi non servono a una cippa.
La loro tipica frase è: “Io sono la strumentista!” e non disdegnano concedere la palpatina al chirurgo più manolesta, ma mai ad un collega infermiere.
Sono colleghi patetici, risibili, inutili e maledettamente stronzi.

2. Collega Andreotti o Gollum

E’ quello della tresca, del tramare, del losco.
Parlano sempre sottovoce, di nascosto. Spettegolano, ma con aria da “madonna pentita”. Parlano poco apertamente, ma moltissimo dietro ai numerosissimi angoli di un qualsiasi blocco operatorio. Sono sempre condiscendenti, sfuggenti.

Vivono più spesso nell’ombra, non sono mai nel centro del corridoio, mai al centro della sala e frequentano sommessamente gli uffici dei potenti. Bisbigliano, mormorano e non prendono mai una posizione decisa nei riguardi di alcunchè. Sono possibilisti e falsamente comprensivi, mentre nel loro malanimo sono fascisti, nazisti, prevenuti e cinici.
Non stanno mai in compagnia per non dover prendere posizione riguardo a qualcuno o a qualcosa e non hanno colleghi con cui legano maggiormente.
Sono sempre indaffarati in qualcosa, arrivano presto e si trattengono sempre oltre l’orario; notano tutto e annotano tutto e se qualcosa non va bene, non parlano direttamente con il responsabile di tale cosa, ma avviano una meschinissima opera di putrida delazione, con toni gravi che enfatizzano delle minuzie insignificanti.

Sono esseri grigi, piccoli, un po’ gobbi, con occhi furbetti da topo che si nascondono dietro a occhiali un po’ demodè. Quegli occhi non guardano mai quelli di chi parla con loro, se non di sfuggita.
Sono i tipici untori, persone di cui diffidare in modo totale e assoluto.
Terribili, velenosi, crudeli, meschini e pericolosissimi.

3. Collega Biforcuto

E’ quello che fa il contrario di quello che dice e pensa all’opposto di quello che fa.
Traditore nell’animo, è sempre pronti e allenato a rigirare le tue parole contro te stesso.
Non ha una opinione su qualcosa, ma usa le tue per potertele, a piacimento e ad interesse, girartele contro quando meno te l’aspetti. E’ il tipico collega che quando è al tavolino trasforma una sua mancanza in una tua mancanza e fa si che la pumizione sia severa “Così impari!”. Poi quando tu avanzi delle rimostranze, inventa una scusa e scarica la colpa sul chirurgo che in quel momento non è li a ribattere.

Subdolo e voltafaccia, ha la medesima a forma di dado, in grado di rigettarsi a ogni convenienza.
Se si tratta di ricevere un elogio o un ringraziamento, è sempre in prima fila, ma se dall’alto della stronzaggine chirurgica piove merda, si ripara con la tua persona.
Si lamenta delle violazioni delle regole, ma non le rispetta e non le fa rispettare in nessuna occasione “Perchè non spetta a me!”.
Si lagna del brutto trattamento ricevuto dal chirurgo, ma se vede un collega impigliato nel tritacarne della violenza primariale, aspetta in silenzio di vedere il macinato che ne esce fuori.
Indegno, pusillanime, codardo, voltagabbana, ignobile e cornuto.
Gli va tolto anche il saluto!

4. Collega Calimero

E’ quello dalla lacrima facile. Quello del lagno a prescindere e senza fine, quello del “Tanto io non sono capace!”
Manca di qualsiasi forma di coraggio e di autostima, è una ameba, un budino insipido e un po’ rancido. Non è mai pronto a far nulla, adducendo sempre una scarsa formazione o altre singolari e personalissime scusanti.
Si sente il bersaglio di complotti, di angherie e cattiverie di ogni genere.

Per imparare a strumentare un intervento anche banale, ci mette ere geologiche di tempo ed ogni volta dice di non essere “ancora” pronto.
Gonfia il tavolino di centinaia di ferri e gliene manca sempre uno per sentirsi a posto. Ne perde subito il controllo, si mette e si cambia i guanti ogni dieci minuti, copre tutto con decine di telini. E’ sempre in affanno e diventa presto lo zimbello dei colleghi ed il parafulmine per i chirurghi.
A fine intervento è stremato e per disfare il carrello ci mette dai 30 ai 50 minuti, dato che gli manca sempre un fissateli o una pinza, o un ago o un pezzo di guanto.
E’ quello dei dieci conteggi ad intervento, anche per quelli più insignificanti e di solito è vittima di dubbi e ripensamenti su tutto quello che ha fatto.
Penoso, goffo e inadatto.

E’ interessante notare queste caratteristiche nei propri colleghi e devo dire che io non sopporto il secondo ed il terzo tipo.
In quale categoria sono io, mi state chiedendo?
Non lo so, non posso dirlo, visto che non mi vedo dall’esterno, ma mi piacerebbe tanto saperlo!

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