Cadenzate, le discussioni sulla opportunità d’uso di distribuzioni GNU/Linux e sulle sue limitazioni, compaiono sui vari forum dedicati. Le argomentazioni sono quanto mai varie:

  • Mancanza di driver
  • Mancanza di software uguale o molto simile a quello disponibile per Windows
  • Eccessiva frammentazione dei progetti
  • Business assente
  • Mercato assente
  • Curva di apprendimento di una certa importanza
  • ed altre.

A parte il fatto che quelli elencati sono i problemi che Linux aveva nel 1991 quando nacque. Li aveva allora, come adesso, per il semplice fatto che Linux non è solo un prodotto, ma anche una passione; non e’ un monopolio, ma condivisione; non e’ una compagnia da profitto, ma una comunità; non tenta di risolvere solo i problemi del singolo, ma cerca di fornire una soluzione ai problemi di tutti, il che potrebbe implicare un certo grado di impegno, anche gravoso.
Tutte le ragioni esposte, sono velatamente o esplicitamente contro a quello che stoltamente riteniamo l’unico modo per misurare il valore delle cose, il potere di creare mercato e denaro. Linux potrebbe, ripeto potrebbe, essere in grado di creare mercato e denaro, il fatto e’ che non e’ nato per far questo, a diversità, di altri sistemi operativi che invece sono stati creati appositamente per raggiungere quest’obiettivo. Questo non e’ una novità.
E allora perché ci si fissa sempre sulla stessa omelia?

A mio modo di vedere Linux incarna quella caratteristica intellettuale open che, tristemente, manca in troppe persone.
Ci sono persone così chiuse mentalmente che non possono più vedere oltre i confini del loro cervello, non lo hanno mai fatto e non riescono nemmeno a contemplare la possibilità che sia possibile farlo. Sono disposte solo a concepire il cambiamento degli altri e delle cose, ma non ipotizzano nemmeno che potrebbe essere richiesto un loro cambiamento.
Nella loro mentalità è Linux a dover cambiare per raggiungere obiettivi irraggiungibili e innaturali, non riescono a concepire che Linux non può essere quello che loro vorrebbero che fosse. Per loro deve cambiare e basta!

Se solo facessero lo sforzo di capire che Linux è libero da vincoli, riuscirebbero a realizzare l’enorme potenzialità del software libero, ma la questione è che la libertà , quella vera, comporta delle scelte e scegliere è fonte di dubbi, comporta il sapere, anche il sapere che un sistema operativo ha delle difficoltà.
Se non si è disposti ad accettare la libertà di Linux, anche quella di richiedere all’utente di scegliere, quindi imparare e impegnarsi, allora non è Linux ad essere sbagliato, sono le persone che hanno chiuso fuori Linux da casa propria.

E’ più facile chiudere la porta di casa, convincendosi che sono gli altri ad essere rimasti chiusi fuori, piuttosto che lasciarla aperta e scoprire che nessuno è rimasto chiuso da nessuna parte.

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