Ecco una lunga serie di domande e relative risposte, estrapolate dai termini di ricerca immessi dagli utenti interessati, nei motori di ricerca. Naturalmente non è possibile che possano comprendere ogni argomento, ma credo che ne raccolgano molti. Spero così di poter rispondere agli interrogativi che diverse persone si pongono al riguardo di un tema così delicato.

Come vedrete sono divisi per temi, per favorire la ricerca e la consultazione.
Buona lettura🙂

1. Sala Operatoria in generale

1.1 Che cos’è la Sala Operatoria?
E’ un ambiente progettato e realizzato per consentire l’esecuzione di interventi chirurgici nel rispetto dei criteri di controllo e sicurezza stabiliti dalle linee guida dell’OMS. Una Sala Operatoria è oggigiorno inserita all’interno di un Blocco Operatorio dove sono presenti molte altre SO.

Le Sale Operatorie chirurgiche sono strutturate in modo da avere al loro interno le seguenti strutture:

Principi Generali
Giorgio Beltrammi

Area Anestesiologica

  • Un respiratore per anestesia – che deve essere collegato alla rete elettrica ed i cui cavi per ossigeno e aria compressa devono essere collegati alla rete centralizzata. I manometri relativi a questi gas, devono indicare l’effettiva erogazione. I serbatoi del gas medicale devono essere adeguatamente riforniti. Il respiratore deve essere pronto, in qualsiasi momento, per una anestesia d’emergenza/urgenza
  • Un carrello per anestesia – che deve essere rifornito di tutto quanto indicato in apposita check-list acclusa. Il carrello deve poter essere utile, in qualsiasi momento, ad una anestesia in condizioni di emergenza/urgenza, pulito e ordinato
  • Un aspiratore per anestesia – che deve essere adeguatamente collegato alla rete centrale di aspirazione, funzionante, provvisto di tubo connettore di adeguata lunghezza e munito di opportuna valvola di aspirazione
  • Aste portaflebo
  • Pompa meccanica per anestesia – che deve essere collegata alla rete elettrica
  • Scaldamalato – a disposizione e corredato di copertine pneumatiche di varie fogge

Area Chirurgica

  • Un carrello servitore – che deve essere pulito e alla altezza minima
  • Un carrello portacontainer – che deve essere pulito e vuoto
  • Un carrello per fili e presidiato chirurgici – che deve essere provvisto di tutto quanto segnalato nella check-list acclusa, pulito, ordinato e di rapida accessibilità
  • Due aspiratori per intervento chirurgico – che devono essere adeguatamente collegati alla rete centrale di aspirazione, funzionanti, provvisti di tubo connettore di adeguata lunghezza
  • Un elettrobisturi – che deve essere collegato alla rete elettrica, pulito, ordinato, provvisto di cavo di collegamento alla piastra adesiva e le cui pedaliere (per monopolare e bipolare) siano di facile accessibilità e di rapida disposizione ai piedi del chirurgo

Aree comuni di solito all’esterno della SO

  • Contenitori portarifiuti
  • Presidi per la effettuazione del conteggio
  • Pedane – rapidamente posizionabili ai piedi del letto operatorio
  • Sacchi portateleria usata – vuoto
  • Sacchi per raccolta differenziata di carta e plastica – dove vanno riposte le buste dello strumentario/teleria e tutto il materiale cartaceo e plastico di rifiuto

Nota: Il controllo delle adeguate dotazioni della Sala Operatoria, di cui sopra, è pertinenza e compito di tutto il personale infermieristico senza distinzione alcuna!

1.2 Qual’è il vestiario da Sala Operatoria?
Accedere alla SO prevede un cambio drastico delle usanze al riguardo di vestiario e abitudini personali.

  1. In SO non si accede con abiti personali, a parte la biancheria intima
  2. Non si indossano gioielli pendenti o potenzialmente pericolosi per il mantenimento della sterilità
  3. Non si porta smalto per unghie, ne altri orpelli alle unghie
  4. Non vi si accede con un pesante trucco al viso
  5. Si devono raccogliere i capelli all’interno di cuffie che non li lascino uscire.
  6. Non si usano profumi eccessivamente aggressivi
  7. Si indossa una divisa apposita, pulita e in ordine, che va cambiata ogni giorno od anche più volte al giorno
  8. Si indossano zoccoli appositi, lavabili, di gomma
  9. Con il vestiario da SO non si va all’esterno di essa per alcuna ragione che non sia una emergenza
1.3 Chi può lavorare in Sala Operatoria?
In linea di principio ogni infermiere può lavorare in SO, in fondo la preparazione di base è sempre la medesima. Ecco quindi che entrano in campo delle condizioni favorenti, che poi fanno parte della sfera soggettiva.

  • Desiderio personale di lavorare in tale servizio – E’ ovviamente un ottimo punto di partenza per la propria avventura. Chi viene assegnato forzatamente ad un servizio unico e particolare come la SO, ha moltissime probabilità di divenire un operatore insoddisfatto.
  • Predilezione per gli aspetti tecnici del lavoro infermieristico – Qualsiasi SO ha dotazioni tecnologiche di alto/altissimo livello, che richiedono l’apprendimento di procedure e funzioni specifiche e molto tecniche
  • Capacità di concentrazione per lunghi periodi – Ci sono interventi che durano molte ore e queste ore sono ad elevata tensione psichica, richiedendo un’alta concentrazione. Non è semplice mantenere la concentrazione per diverse ore!
  • Capacità organizzative sia a livello personale che generale – Allestire e gestire il carrello chirurgico è un sottile gioco di ottimizzazione, in cui si elimina ciò che non serve e si impiegano soluzioni per migliorare efficienza e operatività. Allo stesso modo assistere il chirurgo significa organizzare e ottimizzare le proprie azioni e i propri movimenti.
  • Capacità di sintesi – Durante le proprie funzioni in SO, in qualsiasi veste le si ricoprano, gli stimoli provenuienti dall’esterno, le variabili, gli imprevisti e le soggettività sono spesso moltissimi. Avere capacità di sintetizzare tutti questi input, permette di rispondere in tempo utile e con efficacia agli stimoli stessi per fornire una prestazione di alto livello.
  • Capacità di osservazione e riflessi pronti – Cogliere l’attimo e fare la sintesi di quanto esso comporti, permette di sorvegliare e agire con prontezza ed efficacia.
  • Capacità di impiegare più sensi contemporaneamente (meglio se vista e udito) – Gli interventi chirurgici non sono solo “vedere”, ma anche “acoltare” e “sentire”. Oltre a guardare il campo chirurgico, è importante ascoltare le informazioni che si scambiano i chirurghi e i suoni che provengono dall’esterno.
  • Buona resistenza fisica in posizione eretta – Spessissimo gli interventi durano molte ore e stare in piedi per così tanto tempo, non è semplice.
  • Buona capacità di sostenere lo stress – Stare concentrati per ore ed ore aumenta lo stress e le richieste simultanee e multiple da parte dell’equipe chirurgica, appesantiscono lo stress in modo severo.
  • Buona capacità di interazione con il chirurgo – Capire di cosa necessita il chirurgo in un momento preciso dell’intervento, favorisce il buon risultato chirurgico. Non è solo rispondere alla richiesta esplicita del chirurgo che fa di un intervento corretto, un evento efficace, ma è anche rispondere alle richieste non verbali che rendono l’intervento, un evento eccellente.
1.4 Chi non può lavorare in Sala Operatoria?
Ci sono degli infermieri che non sono “tagliati” per lavorare in una SO, non per incapacità assoluta di fare il proprio lavoro, ma perché non possiedono quelle doti di cui al punto precedente. Sono doti negative le seguenti:

  • Collocazione forzata in SO di un soggetto già in anteprima ostile a tale collocazione
  • Marcata difficoltà nella gestione degli aspetti tecnici della professione
  • Facilità alla distrazione ed alla disattenzione
  • Tendenza all’essere in difficoltà nell’organizzare il proprio lavoro
  • Disagi fisici specialmente esacerbati dalla immobilità
  • Disagi psichici in luoghi chiusi e con limitazioni alla libertà
  • Facile esaurimento psichico in presenza di situazioni stressanti
  • Atteggiamento di sudditanza nei confronti del chirurgo
  • Permalosità

2. Sullo Strumentista

Chi è e cosa fa l’infermiere Strumentista?
Lo Strumentista è un infermiere che partecipa direttamente all’intervento chirurgico sul campo sterile.

Ecco un tipico piano di lavoro dello Strumentista.

  1. Lettura del registro delle consegne
  2. Controllo del turno settimanale per conoscere la collocazione operativa
  3. Controllo della lista operatoria (dati riguardanti gli operandi, tipologia degli interventi)
  4. Preparazione e controllo dello strumentario e del materiale che verrà utilizzato durante gli interventi
  5. Controlla l’integrità delle confezioni e relative scadenze.
  6. Lavaggio chirurgico delle mani nel rispetto delle procedure, vestizione con camice e guanti sterili.
  7. Preparazione del carrello per la strumentazione secondo le istruzioni operative
  8. E’ responsabile del conteggio preoperatorio dello strumentario chirurgico in collaborazione con l’Assistente di sala come da procedura aziendale
  9. E’ corresponsabile del conteggio preoperatorio delle garze e delle faldelle laparotomiche, in collaborazione con l’assistente di sala come da procedura aziendale
  10. Utilizza tutti i dispositivi di protezione messi a disposizione dall’azienda per evitare il contatto con sangue e altri liquidi biologici
  11. Utilizza tutti i dispositivi di protezione messi a disposizione dall’azienda, per evitare punture accidentali con aghi e lame
  12. E’ responsabile, con l’assistente di sala, del controllo numerico degli aghi e dei taglienti che gli vengono forniti, come da procedura aziendale.
  13. Collabora con il personale medico durante lo svolgimento degli interventi chirurgici.
  14. Verifica che il materiale organico per esame istologico, citologico e colturale sia preparato, conservato e inviato correttamente
  15. E’ responsabile, con l’assistente di sala, del conteggio degli strumenti e delle garze usate, PRIMA dell’inizio della fase di chiusura di ogni cavità addominale e/o toracica, dopo chiusura del peritoneo e della parete toracica, in sintonia con i chirurghi, come da procedura aziendale
  16. E’ responsabile del conteggio finale dello strumentario chirurgico, garze, aghi e taglienti, in collaborazione con l’assistente di sala, come da procedura aziendale
  17. Comunica al medico operatore i risultati dei conteggi, come previsto nella procedura aziendale
  18. Effettua la medicazione delle ferite chirurgiche ed il collegamento delle linee di drenaggio
  19. In collaborazione con l’assistente di sala, provvede allo smantellamento del campo operatorio ed all’allontanamento della teleria. Procede al disfacimento del carrello servitore portastrumenti ed allo smaltimento di aghi e taglienti
  20. Mette a disposizione del personale addetto alla centrale di sterilizzazione, lo strumentario chirurgico per le procedure di decontaminazione, lavaggio con disinfezione termica e riconfezionamento
  21. Segnala al personale addetto alla centrale di sterilizzazione eventuali anomalie o controlli da effettuare su strumentari e sulla necessità di eventuali sostituzioni
  22. Predispone per l’intervento chirurgico successivo
  23. Esercita attività didattica nei confronti del personale di nuova assegnazione e degli allievi infermieri
  24. È responsabile della corretta tenuta della sala operatoria per ciò che riguarda l’ordine, la pulizia, la riorganizzazione tra un intervento e l’altro
  25. Segnala al coordinatore e/o al referente tecnico, eventuali problemi, guasti, carenze di materiale, ecc.
  26. Lascia le consegne, al cambio turno, ai colleghi ed effettua le annotazioni del caso sulla consegna infermieristica
Chirurgia Generale Open
Giorgio Beltrammi

3. Sull’Assistente di Sala

3.1 Chi è e cosa fa l’Assistente di sala operatoria?
L’Assistente di sala è un infermiere che non partecipa all’intervento chirurgico direttamente, sul campo sterile, ma è totalmente coinvolto esternamente ad esso. E’ colui che collabora alla preparazione dello strumentario, alla vestizione del collega strumentista, alla preparazione del carrello servitore, alla vestizione della intera equipe, all’avvio dell’intervento chirurgico, al collegamento dei vari strumenti, al posizionamento delle lampade scialitiche, alla fornitura di tutto quanto possa servire allo svolgimento dell’intervento in corso, alla raccolta e conservazione dei prelievi biologici (citologici, istologici, colturali e di altro genere), alla compilazione della burocrazia, allo smantellamento degli strumenti a fine intervento, al disfacimento del carrello servitore, alla preparazione di quanto serve all’intervento successivo ed altro.

E’ una figura cruciale e il trait-d’union tra il campo sterile e il mondo esterno.

Per il tipo di funzioni e per l’importanza della sua figura, l’Assistente di sala dovrebbe essere una figura con esperienza e con ottime capacità organizzative e non è bene che un Assistente di sala non abbia mai ricoperto le funzioni di Strumentista.
Ecco il tipico piano di lavoro dell’Assistente di sala.

  1. Lettura del registro delle consegne
  2. Controllo del turno settimanale per conoscere la collocazione operativa
  3. Controllo della lista operatoria (controlla e si attiva in accordo con lo Strumentista, affinché tutto il materiale sia a disposizione)
  4. Controlla l’integrità delle confezioni e relative scadenze
  5. Controlla l’integrità dei container e la presenza dei rilevatori di sterilità dei medesimi e ne verifica la scadenza
  6. Provvede al controllo della sala operatoria e della presenza di tutto lo strumentario necessario.
    Controlla preliminarmente le connessioni e il funzionamento degli elettromedicali presenti e/o necessari. Controlla il funzionamento delle lampade scialitiche
  7. Verifica la disponibilità dei d.p.i. (maschere, maschere con visiera, guanti in lattice, in vinile maschere con filtro, camici…)
  8. Procede ad impostare il foglio infermieristico informatizzato ed a conservare l’etichetta del container per la rintracciabilità
  9. Inserisce i dati nel foglio del conteggio (Etichetta identificativa adesiva, data odierna)
  10. Coadiuva l’assistente chirurgico nella sua vestizione e nell’allestimento del carrello servitore
  11. E’ corresponsabile del conteggio preoperatorio delle garze e delle faldelle laparotomiche, in collaborazione con l’assistente chirurgico, come da procedura aziendale
  12. Applica la piastra del bisturi elettrico all’operando assicurandosi che la cute sia priva di peli ed asciutta
  13. Procede con l’assistente anestesiologico e con il medico anestesista, al corretto posizionamento dell’operando e controlla l’efficacia dei sistemi di contenimento e l’assenza di ostacoli o condizioni che possano arrecare danno al paziente in caso di riposizionamento in corso di intervento
  14. Sistema e accende le lampade scialitiche in modo che venga illuminata la parte sottoposta all’intervento
  15. Introduce il catetere vescicale, quando l’intervento chirurgico lo richieda, in collaborazione con l’assistente anestesiologico
  16. Completa le vestizione dell’equipe medica e contribuisce all’avvio dell’intervento
  17. Collega e accende i vari elettromedicali e procede al riposizionamento del paziente, in base alle indicazioni del chirurgo
  18. Assiste e collabora continuativamente con l’assistente chirurgico ed i chirurghi, durante tutte le fasi dell’intervento chirurgico
  19. Prepara e inserisce i campioni anatomici, che gli vengono consegnati, negli appositi contenitori e li immerge nei liquidi di conservazione disponibili. Allestisce apposita legenda cartacea da consegnare al chirurgo, per la stesura della richiesta informatizzata
  20. Raccoglie e tratta i campioni biologici, da sottoporre ad esami chimico-batteriologici, secondo le procedure indicate e completa la richiesta informatizzata, rispettando le corrette procedure di invio o di collocazione dei medesimi
  21. Procede, insieme all’assistente chirurgico, al conteggio di garze e strumenti, secondo le procedure aziendali e segnala chiaramente l’esito di tale conteggio
  22. Collabora allo smantellamento del campo chirurgico, a intervento concluso e procede a ricomporre il paziente prima del risveglio
  23. Allontana container e strumenti usati. Riordina l’area di preparazione del carrello servitore e procede a preparare il materiale per l’intervento successivo
  24. Aiuta l’assistente anestesiologico ad allontanare il paziente dalla sala operatoria
  25. Procede ad applicare, quando disponibili, le etichette adesive ai contenitori dei pezzi anatomici e colloca i contenitori nell’apposito luogo, dal quale partiranno alla volta del laboratorio
  26. Risolve, ove possibile, i problemi di natura tecnica e/o organizzativa che si possono presentare, riferisce al coordinatore e/o al referente di settore, annota le consegne sul registro, trasmette verbalmente le consegne al cambio turno

4. Sull’Infermiere di Anestesia

4.1 Cosa fa l’infermiere di anestesia?
L’Assistente anestesiologico è quella figura infermieristica adibita all’assistenza all’anestesista nell’attuazione degli atti anestesiologici, siano essi per anestesia generale che per anestesia loco-regionale.

  1. Provvede alla preparazione dei farmaci indicati dall’anestesista
  2. Accende, controlla ed effettua i test di efficienza al ventilatore
  3. Prepara, controlla e rifornisce il carrello per l’anestesia
  4. Accoglie e prepara il paziente per l’inizio dell’anestesia
  5. Assiste l’anestesista nell’induzione dell’anestesia generale e nell’effettuazione dell’anestesia loco-regionale (locale, spinale, plessica)
  6. Collabora con l’anestesista durante il mantenimento dell’anestesia
  7. Assiste l’anestesista nella fase di risveglio e di riequilibrio del paziente
  8. Provvede ad allontanare il paziente dalla SO e assiste il paziente nel ritorno al reparto di provenienza

Ecco un tipico piano di lavoro di un Assistente anestesiologico.

  1. Lettura del registro delle consegne
  2. Controllo del turno settimanale per conoscere la collocazione operativa
  3. Controllo della lista operatoria ed in particolare cognome, nome del paziente, sesso, età, tipo di intervento previsto, lateralità ed eventuali note presenti quali preanestesia
  4. Organizza il percorso dell’operatore addetto al trasporto del paziente, dal reparto di degenza alla sala operatoria
  5. Contatta telefonicamente gli infermieri delle unità operative di degenza, che si occupano della preparazione degli operandi, per predisporre la loro preparazione, annota sulla lista operatoria l’orario e il nominativo dell’infermiere con il quale ha comunicato
  6. Controlla e appronta l’area anestesiologica della propria sala, esegue i necessari test preliminari del respiratore e controlla la presenza dei dispositivi ad esso collegati (bracciali pressione, cavi ecg, saturimetro)
  7. Controlla la disponibilità dei materiali previsti per l’anestesia, controlla il funzionamento del laringoscopio
  8. Controlla il corretto funzionamento del letto operatorio, si accerta che tutti gli accessori, compresi i presidi antidecubito e le unità riscaldanti siano disponibili
  9. Sulla base del tipo di anestesia prevista prepara i dispositivi e i farmaci per l’induzione ed il mantenimento dell’anestesia
  10. Dispone per l’ingresso del paziente in sala di preparazione, dopo aver controllato che il letto operatorio soddisfi le necessità dello specifico intervento
  11. Sistema il paziente sul letto operatorio, aiutato dal personale addetto al barellamento e se necessario da un collega e controlla la presenza degli adeguati presidi per la sua immobilizzazione (fasce agli arti inferiori, reggibraccio, fermapolso)
  12. Si accerta dell’identità del paziente utilizzando la procedura prevista
  13. Si accerta che il paziente non abbia protesi dentarie mobili, monili, controlla che sia stato evidenziato il sito chirurgico secondo la procedura
  14. Ascolta le disposizioni del medico anestesista in merito al tipo di anestesia da indurre (loco-regionale, spinale, generale) ed appronta tutto il materiale necessario, anche per pratiche accessorie (pressione cruenta, catetere epidurale, CVC, ecc.)
  15. Sistema il paziente dentro la sala operatoria e provvede alla monitorizzazione (ECG, Saturimetria, PAO)
  16. Coadiuva il medico anestesista nella induzione della anestesia e provvede agli ultimi dettagli prima dell’inizio dell’intervento
  17. Nella fase intraoperatoria provvede ad eseguire le prescrizioni del medico anestesista, per le proprie pertinenze
  18. In prossimità della fine dell’intervento, anche in base alle indicazioni dei chirurghi, provvede a contattare il reparto di appartenenza del paziente successivo e ne dispone la preparazione e l’arrivo nel blocco operatorio
  19. Collabora alla compilazione della scheda infermieristica informatizzata e compila la scheda di collegamento per le u.o.
  20. In fase di risveglio, aiuta il medico anestesista a risvegliare il paziente e ad accompagnarlo nella sala di risveglio e, da qui, all’esterno del blocco operatorio
  21. Consegna tutta la documentazione clinica del paziente al personale addetto al barellamento
  22. Se l’operato deve essere trasferito in terapia intensiva, l’assistente con il medico anestesista, organizza ed effettua il trasporto
  23. Se le condizioni cliniche dell’operato non sono stabili, in accordo con il medico anestesista, provvede ad accompagnare personalmente, con l’ausilio del personale addetto al trasporto e, se occorre, del medico anestesista, l’operato nell’u.o. di provenienza
  24. Ripristina i materiali e le apparecchiature, prepara l’operando successivo seguendo le stesse fasi sopra descritte, sino alla fine del turno di servizio
  25. Provvede ove possibile a risolvere i problemi di natura tecnica e/o organizzativa, riferisce al coordinatore
  26. Lascia le consegne scritte e verbali ai colleghi

5. Sugli interventi chirurgici

5.1 Qual’è la disposizione dello strumentista durante gli interventi chirurgici?
E’ difficile dirlo perché dipende dalla posizione del paziente, dalle dimensioni del tavolo servitore, dalle vie chirurgiche di accesso e da altri fattori. La regola principale è quella per la quale lo strumentista si pone in modo da poter consegnare al chirurgo gli strumenti su una linea più diretta possibile, senza per questo invadere il campo chirurgico o intralciare l’opera del chirurgo stesso. Deve comunque porsi in modo da evitare possibili inquinamenti degli strumenti o dei guanti chirurgici e che gli strumenti possano cadere.
5.2 Dove va posizionato il tavolo servitore durante gli interventi chirurgici?
A seconda della posizione del paziente, delle vie chirurgiche di accesso, dell’altezza del tavolo chirurgico e delle dimensioni del carrello servitore, quest’ultimo viene posizionato in modo differente.

La regola principale è quella per la quale il carrello deve essere controllabile e usabile dallo strumentista in ogni singola fase dell’intervento. Questo può richiedere un suo spostamento, la preservazione di ampio spazio attorno ad esso, una calibrazione della sua altezza e la libertà di poterlo spostare.

Lo strumentista deve poterlo avere vicino in modo da dover solo allungare le braccia per prelevare e riporre gli strumenti sopra di esso. Tuttavia il carrello non deve essere un ostacolo all’esecuzione dell’intervento chirurgico e deve garantire gli adeguati spazi a tutte le componenti dell’equipe.

Per gli interventi sull’addome ed il torace, il carrello servitore si trova solitamente ai piedi del paziente. Per gli interventi con posizione ginecologica o litotomica, il carrello si trova lateralmente e dietro al chirurgo primo operatore. Negli interventi sull’anca il carrello si trova lateralmente e dietro al chirurgo operatore, mentre nella chirurgia degli arti si trova di solito a fianco dello strumentista che sta di fronte all’operatore.

5.3 Qual’è l’organizzazione delle emergenze in Sala Operatoria?
Vedi questa risposta.
5.4 Come si contano gli aghi durante intervento chirurgico?
Uno dei problemi più seri per lo strumentista è il contare gli aghi durante e alla fine dell’intervento chirurgico. Il problema è dato da quattro fattori principali:

  • Numero di aghi impiegati nell’intervento. Se l’intervento prevede l’impiego di molti aghi, è imprudente ammucchiarli tutti per poi contarli alla fine. Meglio effettuare dei conteggi intermedi.
  • Difficoltà a trovare il momento e lo spazio giusto per farlo, visto che il chirurgo vuole proseguire l’intervento e chiudere le cavità
  • Dimensione degli aghi. Alcuni aghi sono molto piccoli ed difficile conservarli senza perderli di vista.
  • Pericolosità degli aghi che, vista la loro conformazione tendono a pungere.

Vediamo come si può fare per mantenere un conteggio sicuro ed adeguato.

  1. Anzitutto è bene dotarsi e usare delle apposite scatole di raccolta e conteggio, con piani adesivi o magnetici.
  2. Per quanto possibile gli aghi si ripongono in ordine, prendendosi il tempo per farlo, a dispetto della fretta del chirurgo
  3. La scatola non deve essere sul carrello servitore, per evitare che possa intralciare la strumentazione
  4. Per gli atraumatici è bene rimuovere il residuo di filo, in modo che il residuo stesso non faccia saltar via gli altri aghi da dentro alla scatola
  5. Ogni volta che si raggiunge un numero preciso di aghi (ad esempio 20), si chiude la scatola e se ne usa un’altra
  6. Se lo strumentista non ha modo di contare gli aghi, perché il chirurgo non concede tempo per farlo o l’intervento è ancora lungi dall’essere al termine, lo strumentista può consegnare la scatola all’Assistente di sala che conta gli aghi al suo interno e conserva la scatola stessa per il conteggio finale
  7. L’Assistente di sala può conservare gli involucri dei fili per fare una comparazione con gli aghi in possesso dello strumentista. Attenzione alle confezioni con doppio ago!

6. Sugli strumenti chirurgici

6.1 Quali sono le avvertenze utili all’infermiere strumentista per la microchirurgia?
La microchirurgia fa uso di strumenti e presidi di grande delicatezza e di ridottissime dimensioni, che richiedono particolare attenzione per evitare di danneggiarli.

L’impiego di questi strumenti comporta anche il lavorare in spazi spesso molto ridotti, su strutture molto sottili e di dimensioni tanto ridotte da richiedere sempre o quasi sempre l’uso di un microscopio. Per lo Strumentista questo comporta il non poter partecipare attivamente alla sorveglianza ed alla visione del campo chirurgico. Il suo interagire con esso deve essere attuato con movimenti sempre molto controllati e ridotti.

Per gli strumentisti che usano occhiali da vista, l’impiego di strumenti molto fini e sottili, può causare qualche scompenso visivo che deve essere tenuto in considerazione prima di avere a che fare con fili, aghi, punte e taglienti di piccole/piccolissime dimensioni.

6.2 Come allestire un tavolo servitore?
L’allestimento di un tavolo servitore è anzitutto dipendente dalla specialità chirurgica per la quale viene allestito. Inoltre anche le stesse abitudini presenti in un Blocco Operatorio, possono influire sulla preparazione del tavolo servitore. Insomma allestire un tavolo servitore non può attenersi ad alcuna regola universale. Se si vuole agire con logica occorre anzitutto definire una collocazione specifica per tipo di strumenti in precise aree del tavolo servitore e rendere questa collocazione un punto fermo per tutti gli strumentisti.

La seconda raccomandazione è di preparare il tavolino con anticipo rispetto all’inizio dell’intervento, per avere modo di fare tutto quello che serve, avendo la calma necessaria per farlo. Ci si deve riservare anche un buono spazio per poter muoversi in libertà senza pericoli di contaminazione.

Una terza raccomandazione è quella di posizionare gli strumenti nel loro posto, una volta sola, senza spostarli sul tavolo alla ricerca della posizione migliore. Se devono andare su un lato preciso, vanno posti li appena presi dal container. Ciò evita di perdere tempo e che cadano.

Una quarta raccomandazione è di allestire prima gli strumenti chirurgici (pinze, forbici, spatole, ecc.) e contarli, poi si collocano i presidi (fili, aghi, aspiratore, bisturi elettrico, bipolare, ecc.) e si contano quelli passibili di conteggio, infine si collocano le garze che vanno accuratamente contate.

Gli strumenti a lama, come il bisturi, non vanno tenuti nascosti sotto teli o garze, per evitare di ferirsi. Stessa cosa per gli aghi.

Se per svariate ragioni l’intervento tarda ad essere iniziato, il tavolino servitore, va coperto con un telo grande e riposto in un angolo della sala che sia lontano dai percorsi di spostamento del personale.

6.3 Come si gestiscono i container dello strumentario?
Oggigiorno gli strumenti chirurgici vengono custoditi sterili in container. Sono contenitori metallici a tenuta stagna, impiegati per raccogliere strumenti chirurgici in base a precisi elenchi stilati in base a specifiche finalità. Ogni container è composto di:

  • un coperchio, con ganci di chiusura e filtri (cartacei o di altro materiale a tenuta)
  • di manici di trasporto
  • di un contenitore a profondità variabile, per la raccolta degli strumenti
  • di una griglia interna
  • di tappeto gommoso fermastrumenti
  • di un telo di protezione

Ogni container viene impiegato per un singolo intervento ed è prevista al suo interno una Check-List per il controllo della corretta strumentazione e del suo numero.

Ogni container prevede al suo interno la presenza di indicatori di sterilità. Mentre all’esterno è presente una etichetta di rintracciabilità con riportati:

  • Data di sterilizzazione
  • Data di scadenza (a 30 giorni dalla data di sterilizzazione)
  • Il nome del container
  • La sigla o la firma di identificazione dell’operatore che ha riconfezionato il container
  • Evidenza visiva di avvenuta sterilizzazione

Ecco alcune indicazioni su un corretto uso dei container:

  1. I container vanno appoggiati su un ripiano a giusta altezza, in modo che lo Strumentista non si contamini per raggiungere il loro contenuto. Il ripiano deve essere saldo e fermo e il container non deve essere in bilico.
  2. I container vanno aperti all’ultimo momento, prima dell’allestimento del carrello servitore e non devono rimanere incustoditi aperti.
  3. Al suo interno va controllato se vi siano segni di condensa del vapore (che altera la sterilità del contenuto stesso) e se vi siano gli appositi indicatori di sterilità. In loro assenza il container va riconsegnato alla Centrale di sterilizzazione.
  4. I container non vanno impilati e se pesano troppo, si devono usare dei sollevatori.
  5. All’interno dei container ci deve essere un telo che possa estendersi oltre i bordi stessi del container, in modo da evitare che lo strumentista si contamini nel prelevare gli strumenti dal suo interno.
  6. Il tagliando applicato al container va applicato alla cartella infermieristica e i dati contenuti devono essere di lettura agevole.
  7. Non si utilizza un container che abbia il coperchio non sicuramente chiuso e sigillato
6.4 Come si preparano gli strumenti per la decontaminazione e la sterilizzazione?
Una volta impiegati, gli strumenti ed il presidiato pluriuso, vengono sottoposti ad una procedura progressiva e standardizzata di pulitura, riconfezionamento e sterilizzazione.

  1. Lo strumentista provvede a smantellare il carrello servitore a fine intervento
  2. Rimuove lame ed aghi da tutti gli strumenti, usando gli opportuni accorgimenti
  3. Procede alla apertura degli strumenti con fulcro per garantire la pulizia anche delle parti a contatto e li ripone in griglie perforate. Deve evitare di sovraccaricare queste griglie, per favorire l’azione di acqua e detersivi disinfettanti.
  4. Queste griglie vengono inserite all’interno di una macchina lavaferri che sottopone detti strumenti ad un ciclo di decontaminazione e lavaggio, variabile a seconda della tipologia dello strumentario
  5. Al termine del ciclo di decontaminazione e lavaggio, lo strumentario viene asciugato e controllato per la rimozione di residui che il lavaggio automatizzato, non è stato in grado di rimuovere (con particolare riguardo per gli strumenti elettromedicali come bisturi elettrici, bipolari e monopolari)
  6. Successivamente lo strumentario viene contato (seguendo la check list relativa), in base alla tipologia degli strumenti, e riallineato all’interno del container, secondo un ordine che rispecchi l’allestimento del carrello servitore.
  7. Nel container vengono inseriti gli indicatori di sterilità e viene chiuso con l’apposito coperchio provvisto di filtri porosi (cartacei monouso o di tessuto)
6.5 Come si gestiscono gli strumenti durante l’intervento chirurgico?
  1. Lo strumentista deve mantenere un rigido controllo sul carrello servitore ed evitare di lasciarlo in disordine. Questo controllo non deve comunque prevalere sul controllo del campo chirurgico e della zona su cui agisce il chirurgo.
  2. Deve porsi a favore di esso per averne un controllo costante e facilitato. Non deve trovarsi in condizioni che possano fargli perdere il controllo degli strumenti.
  3. Gli strumenti provenienti dal campo chirurgico devono essere riposti rigidamente nel luogo dal quale sono stati prelevati. Questo favorisce il successivo ritrovamento e l’ordine, specie quando il numero degli strumenti è particolarmente elevato.
  4. Gli strumenti molto sporchi di sangue o di altri fluidi biologici, vanno puliti con una flanella bagnata. Questo per evitare che gli strumenti perdano efficienza.
  5. Gli strumenti pericolosi vanno posti in modo da averne un costante e sicuro controllo
  6. Nelle fasi ripetitive di un intervento, nel quale vengano usati ripetutamente alcuni strumenti, lo strumentista può collocarli a proprio favore per una più semplice gestione, oppure può tenerli in mano se non rappresenta un ostacolo alle sue funzioni.
  7. Il campo chirurgico non deve mai essere ingombro da troppi strumenti o garze; se ne perde il controllo con molta facilità.
  8. I tempi necessari al riordino del carrello non possono essere prelevati dai tempi chirurgici veri e propri. Sta allo strumentista cogliere gli attimi giusti per controllare lo strumentario. L’importante è avere sempre sotto controllo l’azione chirurgica, dando brevi occhiate al campo chirurgico mentre si assolvono compiti di controllo e riordino.
  9. Molto utile può essere effettuare una suddivisione degli strumenti in base alle fasi chirurgiche di interventi complessi e lunghi
  10. Se si è in prossimità di un cambio di equipe, è bene far trovare un carrello servitore ordinato e facile da capire per il collega subentrante.
6.6 Come si porgono gli strumenti al chirurgo?
  • Anzitutto il chirurgo primo operatore dovrebbe trovarsi davanti allo strumentista in modo che lo strumento arrivi al chirurgo con facilità.
  • Lo strumento deve essere consegnato al chirurgo in modo deciso, facendo si che egli “senta” lo strumento con la mano che lo richiede. In questo modo può afferrarlo senza incertezze.
  • Se non si vede il campo chirurgico e non ci si può rendere conto di quello che succede, si deve avvisare il chirurgo di ciò, in modo che possa chiedere lo strumento, piuttosto che aspettarselo.
  • Strumenti pericolosi vanno consegnati in modo sicuro, eventualmente richiamando l’attenzione del destinatario
  • Gli strumenti pesanti o complessi vanno consegnati al chirurgo e trattenuti fino a che egli ne abbia un controllo completo.
  • Se nel consegnare lo strumento si deve attraversare il campo chirurgico, si deve avvertire il chirurgo. Allo stesso modo, non si deve consegnare uno strumento se questo può collidere con altri strumenti applicati al paziente, per evitare che ne possano scaturire degli incidenti
6.7 Quali sono gli strumenti chirurgici pericolosi?
Tipicamente lo strumento più pericoloso di tutti è il bisturi. E’ pericolo perché può ferire la persona che lo usa e perché oltre a questo può contaminarlo con agenti infettivi.

Altro strumento pericoloso è l’ago, di qualsiasi forma o lunghezza e per qualsiasi uso se ne possa fare. Dal punto di vista infettivologico l’ago cavo (da siringa) è più pericoloso dell’ago pieno (da sutura).

Altri strumenti pericolosi sono i trapani elettrici armati (con punta perforante) che possono attivarsi quando manipolati malamente, seghe elettriche e tutti gli strumenti con parti esposte in movimento.

Poi ci sono gli strumenti ad azione termica (come bisturi elettrici, laser, strumenti a ultrasuoni).

Infine ci sono le pinze chirurgiche, specialmente quelle con estremità appuntite.

6.8 Come si evita che gli strumenti cadano dal campo chirurgico?
Gli strumenti possono cadere dal campo chirurgico per diverse ragioni. Eccone alcune e relative possibili soluzioni (in corsivo):

  • Vengono consegnati male al chirurgo che non li afferra con sicurezza – Si consegnano gli strumenti con decisione e correttamente, attendendo che il chirurgo li abbia afferrati
  • Il chirurgo li appoggia male sul campo perché non si accorge degli spazi limitati intorno ad esso – Si possono allestire delle barriere usando la teleria che compone il campo, oppure si possono impiegare tappetini magnetici
  • Lo strumento scivola perché è bagnato, unto o comunque scivoloso – Lo Strumentista dovrebbe asciugarli con una flanella asciutta
  • Lo strumentista ripone male lo strumento sul carrello servitore – Occorre fare maggiore attenzione a quando si ripongono gli strumenti.
  • La posizione del paziente causa l’allestimento di un campo chirurgico in cui gli strumenti scivolano con facilità (decubito laterale, interventi in posizione litotomica, o in sospensione) – Si possono usare barriere di teleria o tappeti magnetici o piccoli ripiani metallici da applicare sul campo per riporre gli strumenti
  • Lo strumento viene manipolato non correttamente cercando di fare assurde acrobazie – Le acrobazie non si devono fare e gli strumenti vanno manipolati in modo semplice e sicuro
  • Il chirurgo stizzito (vedi stronzo!) lancia lo strumento fuori dal campo perché non gli va bene – Non c’è rimedio. Basta lasciar finire gli strumenti per poi vedere la reazione e farsi quattro risate.
  • L’Assistente di sala consegna malamente uno strumento al collega Strumentista, senza attendere che quest’ultimo lo afferri saldamente – Sono azioni che non vanno fatte!

ed altro.

6.9 Come si suddividono gli strumenti chirurgici?
Gli strumenti chirurgici possono essere suddivisi secondo vari parametri. La classificazione fornita non è ne ufficiale, ne completa e nemmeno condivisa. E’ un tentativo di dare organicità all’argomento. Vediamoli.

  1. Morfologia
    • Pinze
    • Taglienti
    • Perforanti
    • Battenti
    • Componibili
    • Non componibili
    • Autobloccanti
    • Autostatici
  2. Impiego
    • Da Emostasi
    • Da Taglio
    • Da perforazione
    • Da presa
    • Da coartazione
    • Da clampaggio
    • Da manipolazione
    • Da esposizione
    • Da divaricazione
    • Da riduzione
    • Accessori che veicolano un altro strumento o presidio
    • Da sondaggio/esplorazione
    • Da biopsia
    • Da Videoscopia
  3. Tipologia
    • Elettrici
    • Meccanici
    • Elettronici
    • Ottici
    • Ultrasonici

7. Sui pericoli della Sala Operatoria

7.1 Quali sono gli errori in sala operatoria?
Come in tutte le attività lavorative umane, anche in SO si commettono degli errori. Questi errori possono essere determinati da diversi fattori, come la complessità dell’intervento, le condizioni estemporanee di lavoro, lo stress e la stanchezza, l’imperizia, l’imprudenza, la negligenza, la cattiva informazione ed altro. Data l’ineluttabilità degli errori possibili, è necessario avere a che fare con la Gestione del Rischio, che allude alla organizzazione di azioni e funzioni che limitino al minimo possibile il rischio di errore. Al riguardo di ciò vi rimando a questa risposta. Pur riconoscendo che quella che segue sia una lista parziale e incompleta, ecco gli errori più frequenti:

  • Identificazione errata del paziente – Errore particolarmente grave ed insidioso, quando si è in presenza di pazienti il cui stato di coscienza sia alterato o quando siano presenti in lista due omonimi
  • Identificazione errata del sito chirurgico – Spesso in relazione all’errore indicato in precedenza
  • Mancata comunicazione su particolari condizioni del paziente – Errore particolarmente frequente su pazienti operati in emergenza
  • Errata preparazione del materiale chirurgico/protesico – Cattiva identificazione del materiale e/o incompleta o assente preparazione teorico pratica da parte del personale
  • Contaminazione del campo chirurgico – Errore frequente in sale operatorie troppo affollate o con eccessivo andirivieni del personale o quando vengano disattese le norme comportamentali e di igiene personale e chirurgica
  • Errato uso dello strumentario sia meccanico che elettromedicale – Quando venga impiegato dello strumentario in maniera impropria
  • Mancato rispetto delle precauzioni e delle indicazioni relative al materiale chirurgico – Quando si impiegano strumenti e presidi non rispettando le procedure di preparazione e impiego
  • Errata somministrazione dei farmaci – Errore molto grave che viene eseguito quando non si faccia sufficiente attenzione alle manovre anestesiologiche
  • Mancata sorveglianza del paziente – Errore che interviene solitamente a intervento concluso, quando l’equipe si allontana. Errore frequente quando l’equipe è stanca e si distrae eccessivamente.
7.2 Quali sono gli stress operatori in sala operatoria?
Definiamo lo stress, rifacendoci alla immensa e impagabile risorsa di Wikipedia.

Cos’è lo stress lavoro correlato?E’ l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.

Maslach e Leiter nel 2000, hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni:

1. deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro,

2. deterioramento delle emozioni originariamente associate al lavoro,

3. problema di adattamento tra la persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest’ultimo.

In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d’aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work) ha adottato la seguente definizione: “lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste“.

L’articolo 3 dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 – così come recepito dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 – definisce lo stress lavoro correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1).

Nell’ambito del lavoro, tale squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative. Tuttavia non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

Anche il rischio da stress lavoro correlato è stato oggetto di studio dello European Risk Observatory dell’Agenzia di cui sopra, quindi si riportano di seguito alcuni dati diramati dall’ente.

Interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata; in particolare colpisce i medici e le altre figure sanitarie, compresi volontari e studenti, gli addetti ai servizi di emergenza, tra cui poliziotti e vigili del fuoco, psicologi, psichiatri e assistenti sociali, insegnanti ed educatori, avvocati e ricercatori.

Se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (“burnout” in inglese significa proprio “bruciarsi”).

In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro.

Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l’ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi. Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l’insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale: l’abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.

Negli operatori sanitari, la sindrome del burnout si manifesta generalmente seguendo quattro fasi.

  1. La prima, preparatoria, è quella dell’entusiasmo idealistico che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale.
  2. Nella seconda (stagnazione) il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano con la realtà lavorativa. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire.
  3. Nella terza fase (frustrazione) il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.
  4. Nel corso della quarta fase (apatia) l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”.

Le cause del burnout possono essere:

  1. sovraccarico di lavoro – il disadattamento è presente quando la persona percepisce un carico di lavoro eccessivo (le richieste lavorative sono così elevate da esaurire le energie individuali al punto da non rendere possibile il recupero), quando, anche in presenza di un carico ragionevole, il tipo di lavoro non è adatto alla persona (si percepisce di non avere le abilità per svolgere una determinata attività) e quando il carico emotivo del lavoro è troppo elevato (il lavoro scatena una serie di emozioni che sono in contraddizione con i sentimenti della persona).
  2. senso di impotenza – il soggetto non ritiene che ciò che fa o vuole fare riesca ad influire sull’esito di un determinato evento.
  3. mancanza di controllo – il disadattamento si verifica quando l’individuo percepisce di avere insufficiente controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro oppure quando non ha sufficiente autorità per attuare l’attività nella maniera che ritiene più efficace.
  4. riconoscimento – si ha disadattamento quando si percepisce di ricevere un riconoscimento inadeguato per il lavoro svolto.
  5. senso di comunità – è presente disadattamento quando crolla il senso di appartenenza comunitario all’ambiente di lavoro, ovvero quando si percepisce che manca il sostegno, la fiducia reciproca ed il rispetto e le relazioni vengono vissute in modo distaccato ed impersonale.
  6. assenza di equità – si ha disadattamento quando non viene percepita l’equità nell’ambiente di lavoro in ambiti quali, ad esempio, l’assegnazione dei carichi di lavoro e della retribuzione o l’attribuzione di promozioni e avanzamenti di carriera.
  7. valori contrastanti – il disadattamento nasce quando si vive un conflitto di valori all’interno del contesto di lavoro e cioè quando la persona non condivide i valori che l’organizzazione trasmette oppure quando i valori non trovano corrispondenza, a livello organizzativo, nelle scelte operate e nella condotta.

Le conseguenze del burnout a livello individuale possono essere:

  • Atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti
  • Atteggiamenti negativi verso se stessi
  • Atteggiamenti negativi verso il lavoro
  • Atteggiamenti negativi verso la vita
  • Calo della soddisfazione lavorativa
  • Calo dell’impegno verso l’organizzazione
  • Riduzione della qualità della vita personale
  • Peggioramento dello stato di salute

Mentre a livello organizzativo possono essere:

  • Aumento dell’assenteismo
  • Aumento del turnover
  • Calo della performance
  • Calo della qualità del servizio
  • Calo della soddisfazione lavorativa

Il rischio stress lavoro correlato è riconducibile ad alcune caratteristiche del lavoro come, ad esempio, carichi lavorativi eccessivi, basso grado di controllo sull’attività svolta, basso sostegno organizzativo, ambiguità e conflitti di ruolo, scarse possibilità di sviluppo professionale, precarietà del lavoro, stipendio non adeguato e la presenza di varie forme di molestie (bullismo, mobbing, ecc.).

Nel momento in cui l’individuo non riesca a fronteggiare queste situazioni, le risposte da stress possono manifestarsi a livello:

  • Fisiologico: lo stress innesca reazioni a livello del sistema nervoso autonomo e del sistema ormonale, perciò si potrebbero avere ripercussioni a livello cardiovascolare (accelerazione del battito cardiaco), respiratorio (aumento della frequenza respiratoria), muscolo-scheletrico (ipertonia) e a livello del sistema immunitario (la produzione di adrenalina e cortisolo e corticosterone inibiscono la produzione di globuli bianchi).
  • Psicologico: i principali effetti dello stress riguardano il manifestarsi di stati emotivi negativi, quali rabbia, ansia, irritabilità e sintomi di depressione. Dal punto di vista cognitivo, invece, si riscontrano calo dell’autostima e del senso di autoefficacia, diminuzione dell’attenzione (con conseguente innalzamento della probabilità di errori e incidenti) e percezione di ostilità da parte del sistema sociale dell’individuo. Infine, dal punto di vista comportamentale, si osservano cali delle prestazioni (sia in termini quantitativi che qualitativi) e una maggiore inclinazione alla dipendenza da alcol e sigarette.

Il calo in termini di salute fisica e mentale dei lavoratori porta inevitabilmente al deterioramento delle prestazioni dell’intera organizzazione: questo aspetto è riscontrabile in alcuni indicatori come l’aumento dell’assenteismo, l’aumento del tasso di turnover e la riduzione della produttività. Un altro indicatore principe della presenza di stress lavoro correlato è il problema del presenzialismo. Il presenzialismo è definibile come il semplice presenziare al lavoro senza apportare la propria totale portata produttiva a causa di problemi di salute. Questo fenomeno sembra emergere quando il lavoratore si sente stressato, ma, nel contempo, teme di perdere il posto e di essere etichettato come malato.

Le condizioni di lavoro che possono favorire lo stress sono legati a:

  • Ambiente e Attrezzature – Condizioni fisiche di lavoro (illuminazione, rumore, clima, ecc.), problemi inerenti l’affidabilità, la disponibilità, l’idoneità, la manutenzione, l’obsolescenza o la riparazione di strutture ed attrezzature di lavoro, condizioni di sicurezza rispetto ai vari rischi esistenti;
  • Ambiente e Attrezzature – Lavoro ripetitivo, lavoro frammentato, mancata definizione di competenze e conoscenze necessarie a svolgere il lavoro, sottoutilizzo delle competenze individuali, mancata conoscenza di scopi e processi;
  • Ambiente e Attrezzature – Sovraccarico o sottocarico di lavoro, mancanza di controllo sul ritmo, tempo insufficiente per eseguire il compito, scadenze pressanti;
  • Ambiente e Attrezzature – Lavoro a turni, orari di lavoro rigidi, imprevedibili, eccessivamente lunghi o che alterano i ritmi sociali, assenza di pause.

Gli stress durante l’atto chirurgico sono diversi:

  • Complessità dell’intervento – Un intervento complesso, riccamente caratterizzato da fasi differenziate, coinvolgenti strutture anatomiche delicate e da rispettare, con l’uso di molto strumentario, tende ad innalzare lo stress man mano che l’intervento stesso procede. Le reazioni del chirurgo a distrazioni od errori dello strumentista, divengono sempre più rabbiose. La quota di stress di un intervento è direttamente proporzionale alla sua complessità e tipologia, mentre il livello di tolleranza del chirurgo è inversamente proporzionale alla quota di stress. Gli interventi in laparoscopia sono mediamente più stressanti degli interventi a cielo aperto.
  • Condizioni psico-fisiche degli operatori – Gli operatori stanchi sono tendenzialmente portati a subire ed a percepire maggiore stress anche per interventi a bassa complessità. La quota di stress è direttamente proporzionale alla stanchezza.
  • Condizioni psico-fisiche del paziente – Un paziente in condizioni critiche crea uno stress prestazionale negli operatori, che percepiscono il peso del dover essere efficienti ed efficaci nel minor tempo possibile. La quota di stress è direttamente proporzionale al coefficiente ASA anestesiologico.
  • Clima operativo – Dove si riconosca un ambiente ostile, impersonale, non confidenziale e dove l’operatore percepisca la sensazione di “non potersi fidare di nessuno”.
7.3 Quali sono le criticità nelle sale operatorie?
Le condizioni critiche di una SO possono riguardare diversi aspetti:

  • Organizzativo – Quando l’organizzazione del Blocco Operatorio non sia così previdente e pianificata da causare conflitti e crisi operative.
  • Individuale – Quando uno o più individui, tra gli operatori, mostri un atteggiamento ostile e/o improduttivo tale da mettere in crisi il sistema
  • Procedurale – Quando le procedure da attuarsi in particolari casi, anche non eccezionali, presentino ambiguità e/o lacune tali da causare una crisi nell’andamento del processo lavorativo della SO

Le criticità elencate possono individualmente avviare le altre in elenco e, se non risolte, causare una cronicizzazione del fenomeno ed una mal-organizzazione permanente. Generalmente le criticità non risolte, anche individualmente, sono fonte di stress ed essere poi la fonte primaria delle criticità organizzative globali.

Le criticità possono avere origini pertinenti al lavoro o non-pertinenti al lavoro. Di solito le più insidiose sono quelle non-pertinenti, come ho avuto modo di spiegare in questo articolo. Una rigida, accurata e condivisa organizzazione elimina del tutto le criticità non pertinenti o ne limita drasticamente l’impatto sul processo lavorativo.

Chirurgia Generaòe Laparoscopica
Giorgio Beltrammi

8. Sulla burocrazia e le leggi

8.1 Com’è fatto e come si usa il foglio conteggio garze?
Il foglio del Conteggio Garze e Strumenti (non solo garze, quindi) è un documento che viene inserito in cartella clinica e diventa quindi un documento ufficiale e soggetto a tutte le funzioni e azioni a cui va incontro la cartella clinica (archiviazione, studio statistico e legale). Alla sua compilazione e supervisione sono tenute le due figure coinvolte nell’atto chirurgico vero e proprio, Strumentista e Assistente di sala. Non è solitamente coinvolta la figura dell’Assistente anestesiologico.
Solitamente prevede una organizzazione che segue le fasi dell’intervento:

  • Conteggio prechirurgico
  • Conteggio alla chiusura di una cavità in un’altra cavità (chiusura dello stomaco all’interno dell’addome)
  • Conteggio al cambio equipe od all’allontanamento anche temporaneo del primo operatore
  • Conteggio prima della chiusura della cavità principale (addome, torace, arto)
  • Conteggio a fine intervento

Per ognuna di queste fasi sono previsti degli spazi per aggiunte di materiale al conteggio iniziale e lo spazio per il risultato del conteggio.

Il foglio del conteggio deve essere scritto a penna e con calligrafia chiara che non dia adito a dubbi.

Dopo aver scritto sul foglio il conteggio prechirurgico, si devono scrivere le aggiunte ogni volta e subito, senza rinvii. A conclusione di ognuna delle fasi si deve scrivere il risultato e le incongruenze vanno risolte subito.
A conclusione dell’intervento, il foglio va firmato da entrambi i componenti e collocato nella cartella clinica del paziente.

Se il materiale iscritto nel conteggio è provvisto di tagliandi adesivi o meno, questi devono essere applicati al foglio del conteggio per la comparazione con i dati scritti dall’infermiere.

Il foglio del conteggio deve essere tenuto in ordine e non deve presentare cancellature o sovrascritture che non siano giustificate espressamente e controfirmate.

Ulteriori chiarificazioni ed ampliamenti, sono consultabili nel libro I Quaderni dello Strumentista – Principi Generali, che potete acquistare a questo indirizzo.

8.2 Quali sono le responsabilità dell’infermiere in sala operatoria?
Nelle sue attribuzioni di infermiere, anche in SO valgono le stesse responsabilità.
Illustriamo quindi il Decreto 739/94 del 14/09/1994, che è il “Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo dell’Infermiere”. In corsivo le note integrative.

Art. 1

E’ individuata la figura professionale dell’infermiere con il seguente profilo:

  • L’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell’assistenza generale infermieristica. Questo avviene anche in sala operatoria, n.d.a.
  • L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. In questo caso è più spinta la assistenza di tipo tecnico, ma anche l’aspetto educativo e relazionale non sono da mettere in secondo piano. Quella relazionale si applica al lavoro di equipe dove la comunicazione deve essere spinta al massimo. Quella educativa si applica alla parte formativa per il personale di nuova assegnazione.
  • Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria. E qui l’infermiere di SO non adempie che ad una delle funzioni, l’assistenza ai malati e disabili, che non è poco.

9. Sulla formazione

9.1 Corsi di formazione per strumentista di sale operatorie?
Ne vengono organizzati, pubblicati ed eseguiti alcuni ogni anno in diverse aziende sanitarie o strutture ospedaliere. Hanno talora ottimi contenuti, ma hanno un costo, non creano una figura cui sia riconosciuta una specializzazione a cui faccia seguito una effettiva differenziazione normativa e stipendiale.
Attualmente l’organizzazione delle singole realtà ospedaliere, non può garantire a nessuna di queste figure uno stipendio diverso da chi non è specialista.

10. Argomenti vari

10.1 Come affrontare una emergenza in sala operatoria?
L’effettuazione di emergenze chirurgiche è, per lo più, una evenienza rara e proprio per la sua rarità esce dalla normale memorizzazione procedurale. Tutti sanno quello che andrebbe fatto, ma l’ordine delle priorità può sfuggire, verificandosi la condizione per la quale due operatori fanno la stessa cosa, mentre nessuno esegue altre
cose ugualmente importanti e/o necessarie.

L’Emergenza sorvola ogni criterio di organizzazione, quindi ha la precedenza su ogni altro intervento. La sua estemporaneità e la sua imprevedibilità impongono una organizzazione tale da non creare ritardi nell’effettuazione di un intervento chirurgico emergente.

L’emergenza principale e più frequente è l’emorragia, sotto forma di emoperitoneo, emotorace, emorragie traumatologiche, ematemesi e/o melena. Tuttavia esistono altre forme di emergenze chirurgiche come l’eclampsia, le fratture esposte, le fratture di bacino ed altre. Per praticità tratterò di emoperitoneo ed emotorace.

Una volta ricevuta comunicazione dell’emergenza – che deve fornire indicazioni utili su tipologia e finalità dell’intervento – occorre:

  1. mantenere la calma!
  2. definire un leader – che è la figura che stabilisce compiti e attribuzioni. Organizza le azioni e impartisce gli ordini che non vanno discussi in corso d’opera. Il Leader non deve rivestire mansioni di Strumentista, ma di Assistente di Sala, avendo quindi modo di sorvegliare gli accadimenti in modo globale, applicando i correttivi necessari.
  3. allestire subito una sala (che per definizione deve essere sempre disponibile)
  4. accendere subito il respiratore (se non fosse già acceso) e procedere al test preliminare
  5. accendere l’elettrobisturi e preparare la piastra adesiva
  6. accendere le luci scialitiche
  7. attivare gli aspiratori (almeno due)
  8. posizionare il letto operatorio alla altezza minima e provvisto di due reggibraccia e di fascia per bloccare gli arti inferiori
  9. che lo Strumentista prepari strumenti e materiali immediatamente e rapidamente. A questo proposito è necessario che i container necessari siano stabiliti in modo univoco, che la quantità di garze sia stabilita preliminarmente, che lame e fili siano quelli necessari ad accedere in cavità e che il presidiato sia quello concordato.
    Fatto ciò procede al lavaggio chirurgico. Se l’emergenza non concede tempo sufficiente, si veste (impiegando i presidi e le direttive di autoprotezione) e allestisce subito il carrello servitore
  10. eliminare ciò che non serve
  11. che il paziente sia collocato sul letto chirurgico il prima possibile, facendo uso della barella spinale o del lenzuolo sul quale giace. Se necessario lo strumentista aiuta il collega e i medici nel far ciò, avrà modo di cambiarsi subito dopo
  12. che l’operando sia opportunamente fissato al letto con il presidiato apposito
  13. che sia applicata la piastra del bisturi elettrico
  14. che l’intervento inizi il prima possibile
  15. che sia tenuto conto delle perdite ematiche, comprese quelle assorbite da flanelle e garze. L’acqua di lavaggio deve essere tenuta in dovuto conto per effettuare il calcolo finale
10.2 Chi è l’infermiere di sala operatoria?
E’ l’infermiere che viene assegnato ad un Blocco Operatorio o ad una singola SO. Non è tenuto ad avere conoscenza specifiche, ma deve essere disponibile ad apprendere tecniche e mansioni che non sono tipicamente infermieristiche nel senso più generale del termine. Può si applicare le normali tecniche del Nursing, ma è più spesso chiamato ad assolvere funzioni e azioni tecniche quasi mai insegnate nei normali corsi universitari. L’infermiere di SO può ricoprire una o più delle seguenti figure tecniche:

  • Strumentista
  • Assistente di sala
  • Assistente anestesiologico
10.3 Gestione e sicurezza in sala operatoria, quale la funzione infermieristica?
Gli infermieri di sala operatoria hanno una grande responsabilità nella gestione della sicurezza in SO. Anzitutto perchè sono i residenti e sono presenti ogni giorno sul posto di lavoro. Poi perché conoscono precisamente le collocazioni dei sistemi di allarme e di sicurezza. In ogni caso, al proposito della sicurezza in SO, ecco un estratto di quanto contenuto nel mio libro “I Quaderni dello Strumentista di Sala Operatoria – Principi Generali”.

Nel maggio del 2004, l’OMS ha avviato la World Alliance for Patient Safety in risposta alla risoluzione dell’assemblea mondiale sanitaria del 2002, in cui si chiedeva agli Stati Membri ed all’OMS di porre la massima attenzione al problema della sicurezza dei pazienti.

Ogni anno l’OMS avvia programmi e progetti volti alla sicurezza dei pazienti e, tra questi, il tema della sicurezza in sala operatoria è stato individuato quale importante sfida e priorità globale per la sicurezza dei pazienti. Il programma “Safe Surgery Saves Lives” mette in evidenza la stretta relazione intercorrente tra sicurezza dell’assistenza chirurgica e vite umane potenzialmente salvate; l’impatto, in termini di sanità pubblica globale, è enorme se si considerano l’immenso volume di procedure chirurgiche erogate nel mondo, il tasso di mortalità, l’incidenza di eventi avversi e la evitabilità degli stessi.

Per tale scopo, il programma OMS é finalizzato a:

  • fornire direttive sulla sicurezza in sala operatoria agli operatori coinvolti in tali attività ed agli amministratori ospedalieri;
  • definire un dataset minimo di indicatori per il monitoraggio nazionale ed internazionale della sicurezza dell’assistenza in sala operatoria;
  • individuare un semplice set di standard per la sicurezza in sala operatoria da includere in una checklist da implementare nelle sale operatorie di tutti i Paesi ed in diversi setting;
  • sperimentare la checklist e gli strumenti per la sorveglianza da diffondere successivamente in tutte le strutture sanitarie del mondo.

Nel 2008 sono state pubblicate e diffuse le linee guida OMS “Guidelines for Safe Surgery” per la sicurezza in sala operatoria. Esse si pongono l’obiettivo di migliorare la sicurezza degli interventi chirurgici attraverso la definizione e la promozione di raccomandazioni e standard di sicurezza che possano essere adattati nei diversi Paesi e setting operativi, rafforzandone i processi pre-operatori, intra-operatori e post-operatori.

Inoltre, sulla base di tali raccomandazioni, l’OMS ha costruito una checklist per la sicurezza in sala operatoria a supporto delle équipe operatorie, con la finalità di favorire, in modo sistematico, l’aderenza all’implementazione degli standard di sicurezza raccomandati per prevenire gli eventi avversi evitabili. I risultati emersi dalla
sperimentazione condotta in otto ospedali di diversi Paesi suggeriscono che l’utilizzo della checklist può migliorare la sicurezza dei pazienti e ridurre il numero di morti e di complicanze post-operatorie.

Obiettivo
Migliorare la qualità e la sicurezza degli interventi chirurgici eseguiti nel SSN attraverso:

  1. la diffusione di raccomandazioni e standard di sicurezza volti a rafforzare i processi pre- operatori, intra-operatori e post-operatori
  2. l’implementazione degli standard di sicurezza tramite l’applicazione della Checklist per la sicurezza in sala operatoria in tutte le sale operatorie e nel corso di tutte le procedure chirurgiche effettuate.

Il presente documento è rivolto principalmente a:

  1. direzioni aziendali, uffici di qualità, direttori di dipartimento chirurgico e di anestesia e rianimazione, dirigenti infermieristici e tutti i responsabili dell’organizzazione e gestione delle sale operatorie;
  2. équipe chirurgiche e relative componenti professionali: chirurghi, anestesisti, infermieri, tecnici e altro personale di sala operatoria coinvolto in attività chirurgiche.

Le raccomandazioni richiedono un processo di adattamento e contestualizzazione, che le renda compatibili alle caratteristiche ed alle esigenze dell’organizzazione che le adotta.

Le raccomandazioni del presente documento non riguardano i pazienti in età pediatrica e le pazienti ostetriche; tuttavia, ove pertinente, si è ritenuto opportuno fornire alcune indicazioni specifiche per i pazienti in età pediatrica.

In questo documento non vengono trattati gli aspetti relativi alla corretta gestione degli impianti e delle tecnologie di sala operatoria, con particolare riferimento al rischio di incendio.

Tuttavia è necessario che le Direzioni aziendali, tramite le strutture deputate specificamente al governo del patrimonio tecnologico biomedico ed in particolare il Servizio di Ingegneria Clinica (SIC), laddove presente, adottino una procedura aziendale proattiva per la corretta gestione degli impianti e delle tecnologie di sala operatoria,
aspetto fondamentale per la sicurezza dei pazienti.

Metodologia

Per gestire il problema della sicurezza dei pazienti il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali ha avviato le seguenti linee di attività:

  1. monitoraggio degli eventi sentinella
  2. elaborazione di raccomandazioni;
  3. elaborazione di un manuale per l’analisi degli errori e di strategie per l’implementazione della formazione;
  4. metodologie di coinvolgimento dei pazienti;
  5. sistema di monitoraggio delle polizze assicurative.

L’elaborazione di raccomandazioni da parte del Ministero ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione degli operatori sanitari su condizioni cliniche ed assistenziali ad elevato rischio di errore e su procedure potenzialmente pericolose; nel contempo intende fornire strumenti efficaci per mettere in atto azioni in grado di ridurre i rischi e promuovere.

l’assunzione di responsabilità da parte degli operatori nel favorire il cambiamento del sistema.

Sulla base delle indicazioni dell’OMS, è stato individuato il tema della sicurezza in sala operatoria, quale area prioritaria di intervento per la sicurezza dei pazienti e pertanto il Ministero ha provveduto a:

  • aggiornare il protocollo degli eventi sentinella definendo una nuova categoria di eventi avversi: morte o grave danno imprevisti a seguito dell’intervento chirurgico;
  • elaborare raccomandazioni specifiche per la sicurezza in sala operatoria a supporto delle strutture sanitarie SSN e dei professionisti;
  • avviare un programma con l’obiettivo di sviluppare un progetto di formazione interprofessionale sulla sicurezza dei pazienti in sala operatoria rivolto alle équipe operatorie e che utilizzi le metodologie e gli strumenti ritenuti più efficaci per favorire il cambiamento della pratica clinica.

Sviluppo delle raccomandazioni

Al fine di elaborare le presenti raccomandazioni, il Ministero ha individuato le linee guida prodotte nel 2008 dall’ OMS “Guidelines for Surgery” quale documento di riferimento. Tali linee guida, basate sull’evidenza clinica o sull’opinione di esperti, sono state adattate alla nostra realtà nazionale e sono state aggiunte altre raccomandazioni elaborate dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, anche sulla base del consenso degli esperti del gruppo di lavoro per la sicurezza dei pazienti.

Definizioni

  • Equipe operatoria

    L’équipe operatoria comprende chirurghi, anestesisti, infermieri, tecnici e tutto il personale di sala operatoria coinvolto nell’attività chirurgica. La responsabilità della sicurezza e dell’esito degli interventi chirurgici non è attribuibile al singolo chirurgo, ma a tutti i componenti dell’équipe.

  • Evento avverso

    Evento inatteso correlato al processo assistenziale e che comporta un danno al paziente, non intenzionale e indesiderabile. Gli eventi avversi possono essere prevenibili o non prevenibili. Un evento avverso attribuibile ad errore è “un evento avverso prevenibile”

  • Interventi chirurgici

    Si definiscono interventi chirurgici “tutte le procedure eseguite in sala operatoria che comprendono incisioni, escissioni, manipolazioni o suture di tessuti che solitamente richiedono anestesia locale, regionale o generale o profonda sedazione per il controllo del dolore”.

  • Raccomandazioni per la sicurezza dei pazienti

    Nell’ambito del sistema di monitoraggio degli eventi sentinella proposto dal Ministero della salute si intendono tutte le indicazioni, rivolte alle strutture sanitarie e/o ai professionisti, finalizzate alla riduzione del rischio di occorrenza di eventi avversi e prodotte da istituzioni del SSN.

  • Sicurezza dei pazienti

    Dimensione della qualità dell’assistenza sanitaria, che garantisce, attraverso l’identificazione, l’analisi e la gestione dei rischi e degli incidenti possibili per i pazienti, la progettazione e l’implementazione di sistemi operativi e processi che minimizzano la probabilità di errore, i rischi potenziali e i conseguenti possibili danni ai pazienti

Obiettivi Specifici

Le raccomandazioni riportate in questo capitolo sono riferite a 16 obiettivi specifici, che riguardano importanti aspetti per la sicurezza dei pazienti nel processo peri-operatorio; i primi 10 obiettivi derivano dal documento OMS “Guidelines for Safe Surgery”, con adattamenti alla realtà nazionale, mentre i successivi 6 sono stati elaborati dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, anche con la collaborazione degli esperti del gruppo di lavoro per la sicurezza dei pazienti.

I sedici obiettivi per la sicurezza in sala operatoria

  1. Operare il paziente corretto ed il sito corretto
  2. Prevenire la ritenzione di materiale estraneo nel sito chirurgico
  3. Identificare in modo corretto i campioni chirurgici
  4. Preparare e posizionare in modo corretto il paziente
  5. Prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali
  6. Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria
  7. Controllare e gestire il rischio emorragico
  8. Prevenire le reazioni allergiche e gli eventi avversi della terapia farmacologica
  9. Gestire in modo corretto il risveglio ed il controllo postoperatorio
  10. Prevenire il tromboembolismo postoperatorio
  11. Prevenire le infezioni del sito chirurgico
  12. Promuovere un’efficace comunicazione in sala operatoria
  13. Gestire in modo corretto il programma operatorio
  14. Garantire la corretta redazione del registro operatorio
  15. Garantire una corretta documentazione anestesiologica
  16. Attivare sistemi di valutazione dell’attività in sala operatoria

Questo per quanto riguarda le norme di sicurezza da applicare in SO. Ma cosa dire al riguardo del rischio in SO e sulla sua gestione infermieristica. Direi che si può far riferimento a quanto segue.
Nell’ottica di ridurre gli errori è necessario:

  • individuare un modello organizzativo uniforme per la gestione del rischio clinico;
  • elaborare direttive e Linee guida per la rilevazione uniforme degli errori e dei rischi di errori nelle strutture sanitarie;
  • promuovere eventi di formazione per diffondere la cultura della prevenzione dell’errore;
  • promuovere la segnalazione degli errori non visti. Il minimo livello informativo per la rilevazione degli eventi avversi e/o evitati deve soddisfare i seguenti criteri: cosa è accaduto, dove, quando, come, perché è accaduto, quale azione è stata attuata o proposta, che impatto ha avuto l’evento sul paziente, su altre persone, sull’organizzazione, quali fattori hanno o avrebbero potuto minimizzare l’impatto dell’evento;
  • sperimentare, a livello aziendale, metodi e strumenti di segnalazione degli errori, di raccolta e l’elaborazione dei dati per ottenere informazioni sulle procedure ad alto rischio, e sulle frequenze degli errori;
    monitorare periodicamente e garantire un feedback informativo;
  • avviare la costituzione di un network per la realizzazione di un database nazionale per la raccolta dei dati relativi alla sicurezza dei pazienti, anche al fine di istituire un Osservatorio a livello centrale, che possa gestire le informazioni e le segnalazioni di eventi o near misses, pervenute anche dai medici di medicina generale e da altri specialisti, e dare indirizzi e supporto per le iniziative da intraprendere nel settore;
  • definire misure organizzative e appropriate tecnologie per la riduzione degli errori evitabili;
  • favorire, anche attraverso opportune sperimentazioni, lo sviluppo di modelli organizzativi e supporti tecnologici innovativi per migliorare il livello di sicurezza.

Il modello organizzativo uniforme per la gestione del rischio clinico in ambito sanitario deve avvalersi delle competenze professionali presenti istituzionalmente, sinergicamente coordinate ed opportunamente formate il cui obiettivo finale è la sicurezza del paziente.

La composizione della Unità di Gestione di Rischio (UGR), di cui si raccomanda l’istituzione in ogni struttura sanitaria, dovrebbe prevedere la presenza di un gruppo multidisciplinare e multiprofessionale formato da dirigenti medici, dirigenti farmacisti, infermieri, operatori del settore Qualità, del settore Affari Generali e Legale, della Sicurezza, operatori URP, operatori del settore Ingegneria clinica, del Sistema informativo, della Medicina preventiva, della Fisica sanitaria, componenti della Commissione Terapeutica Ospedaliera, del Comitato di Controllo delle Infezioni Ospedaliere (CIO), del Comitato per il Buon Uso del Sangue, una rappresentanza delegata degli utenti.

10 errori dello Strumentista

  1. Non informarsi sull’intervento in programma

    Gli interventi sono per lo più codificati ed hanno solitamente un nome (resezione gastrica, emicolectomia, artroprotesi) che indica chiaramente la tecnica e lo strumentario necessario, ma molti interventi non hanno un nome specifico, ma una
    identificazione generica od un nome molto possibilista (laparotomia esplorativa, toracoscopia, ecc.). Lo strumentista ha il dovere di informarsi ogniqualvolta l’intervento in nota non ha una specificazione o non alluda chiaramente ad una
    tecnica specifica. Informarsi evita di preparare materiale e strumenti inutili o eccedenti, evita l’essere sprovvisti del materiale possibile, evita di condurre alla cieca l’intervento in esecuzione, che poi corrisponde ad evitare tempi morti ed attese date dal preparare il materiale in corso di intervento. Ridurre i tempi morti, abbrevia l’impatto chirurgico sul paziente e riduce la durata complessiva dell’intervento.

  2. Non visitare il paziente

    Visitare il paziente è l’occasione di rendere più “umano” il lavoro dello strumentista e rappresenta un modo per ottenere informazioni sulla morfologia dell’operando, che poi determina la scelta degli strumenti più adatti. Un paziente obeso richiede strumenti lunghi e di profondità, mentre per un paziente magro non sono necessari. Un paziente con frattura esposta, richiede la preparazione di liquidi decontaminanti o disinfettanti. Un paziente operato in precedenza, indica le possibili difficoltà tecniche date dagli esiti dei precedenti interventi. Visitare il paziente è una tipica attività infermieristica.

  3. Preparare in ritardo

    Preparare lo strumentario può richiedere molto tempo. Oltre a sistemare degli strumenti sul tavolo, lo strumentista deve poterli controllare, montarli se scomposti in più parti, controllarne l’efficienza e per farlo deve avere non solo il tempo, ma anche lo spazio. Giungere tardi in sala, significa lavorare con l’acqua alla gola ed essere tendenzialmente portati ad intraprendere delle scorciatoie procedurali che possono implicare sviste e pericolose (per il paziente) perdite di controllo, per non parlare della condizione per la quale gli strumenti vengono preparati quando in sala ci sono altri operatori che, nello svolgere le proprie funzioni, occupano spazi pericolosamente adiacenti a quelli necessari allo strumentista. Lo strumentista deve riservarsi il tempo e lo spazio di adempiere alle proprie funzioni e se non ne ha deve almeno avvisare il chirurgo. Rimediare ai propri ritardi, non deve causare scadimento qualitativo.

  4. Non conoscere lo strumentario

    Può capitare che durante l’intervento vengano introdotti strumenti nuovi e poco conosciuti. Il fatto di non conoscere questo strumentario, non solleva lo strumentista dal cercare di averne le maggiori informazioni possibili. Nel caso che le informazioni non siano disponibili, lo strumentista deve avvisare il chirurgo di ciò e rendersi disponibile ad imparare.

  5. Non avere la visione di insieme della lista operatoria

    Lo strumentista oltre a saper condurre il singolo intervento, deve saper condurre l’intera seduta operatoria e cercare di armonizzare il susseguirsi degli interventi. Può capitare che gli strumenti necessari al primo intervento, siano necessari anche per il secondo. Se non si ha a disposizione un doppio set di tali strumenti, lo strumentista deve avvisare il chirurgo il prima possibile e comunque prima che inizi il primo intervento. Deve anche offrire una possibile soluzione e rendersi disponibile alla sua attuazione. Accorgersi dell’inghippo a cose fatte, è un errore di gestione che riguarda l’intera equipe e che si ripercuote sul paziente.

  6. Condurre l’intervento senza seguire l’intervento

    Condurre l’intervento è un compito delicato e talora molto complesso. E’ complesso in quanto lo strumentista deve accompagnare il chirurgo nello svolgimento delle varie fasi e per farlo deve poter vedere e capire cosa sta accadendo, momento per momento, per anticipare le sue mosse. Si può condurre un intervento attendendo ogni volta l’ordine del chirurgo, oppure lo si può fare anticipando tale ordine, abbreviando la durata dell’intervento a tutto vantaggio del paziente.

  7. Condurre l’intervento senza capirne le fasi

    Collegandosi al punto precedente, condurre l’intervento può essere fatto a memoria, oppure può essere fatto per conoscenza e competenza. Nel primo caso, ogniqualvolta l’intervento presenti delle variabili, lo strumentista perde la continuità mnemonica e l’orientamento. Nel secondo caso lo strumentista non teme le variabili perchè sa sempre cosa sta succedendo e sa sempre ritrovare i punti di riferimento. Qualora non si sia in grado di capire cosa stia accadendo, è importante e apprezzato che si chiedano delucidazioni al riguardo.

  8. Non interessarsi a ciò che non si conosce

    Non conoscere un intervento o l’uso di uno strumento, è evenienza ineluttabile, ma non irrimediabile, al patto che si abbia intenzione di voler conoscere ciò che non si sa. Lo strumentista disinteressato è anche un operatore potenzialmente pericoloso e inaffidabile, a ovvio danno per il paziente. Chiedere aiuto e lasciarsi illustrare ciò di cui non si sa nulla o poco, è un preciso compito di ogni strumentista/infermiere.

  9. Non avvisare i chirurghi se si nota qualcosa di strano o pericoloso

    Durante l’intervento, specie in corso di un intervento lungo e complicato, possono verificarsi condizioni potenzialmente pericolose che, però, non sono direttamente visibili al chirurgo che opera in altri distretti del campo chirurgico. Lo strumentista è tenuto ad avvisare il chirurgo di tali inconvenienti, magari scegliendo il momento
    opportuno, ma lo deve fare!

  10. Non divulgare ciò che si è imparato

    Lo strumentista è una figura che impara moltissime cose che non possono essere codificate o che non hanno valori scientifici, ma esclusivamente pratici. Queste esperienze, talora singole e ricche di prospettive, devono poter essere patrimonio di tutti i colleghi per essere poi applicate per il bene esclusivo del paziente. Lo strumentista deve educare tutti i nuovi colleghi, con volontà e ricchezza di dettagli.

Ulteriori chiarificazioni ed ampliamenti, sono consultabili nel libro I Quaderni dello Strumentista – Principi Generali, che potete acquistare a questo indirizzo.

10.4 Quanto guadagna uno strumentista di sala operatoria?
Lo stipendio base è quello tipico degli infermieri, a cui si aggiungono le reperibilità. Tuttavia, considerando il bloco dei contratti, i contratti scaduti e la sempre più selvaggia equiparazione stipendiale, lo strumentista percepisce unio stipendio uguale a quello di tutti gli altri infermieri.
10.6 Perchè nessuno vuole lavorare in sala operatoria?
La Sala Operatoria è un luogo ad alto contenuto tecnologico ed il rapporto con il paziente è molto limitato, specialmente per le figure di Strumentista e Assistente di Sala. Questa è una delle motivazioni più importanti.

Poi la Sala Operatoria è un luogo chiuso, spesso priva di luoghi con luce naturale e comunque per potervi accedere o per poter uscire da essa sono presenti percorsi obbligati e tortuosi, che amplificano il senso di costrizione e privazione della libertà. Anche le norme sul vestiario e sulla libertà individuale, limitano la persona che potrebbe sentirsi soffocare.

Poi il rapporto con i chirurghi e la arcinota cattiveria che li contraddistingue, causano un rifiuto in moltissime persone a cui venga chiesta la disponibilità a lavorare in SO.

Poi la prospettiva di rimanere in piedi ed in posizioni obbligate per ore, nel corso di interventi chirurgici lunghi ed estenuanti, causa stress fisico e psichico che non tutti sono in grado di sopportare.

Poi ci sono le reperibilità, condizioni che limitano la libertà individuale anche a distanza e danno quel senso di precarietà e dipendenza forzata che non tutti sono disposti a vivere.

Infine la turnistica, che impone una presenza sul luogo di lavoro per molti giorni, senza interruzioni. A diversità degli infermieri di reparto, che con le notti hanno giorni per dedicarsi alla propria vita privata, in SO si lavora tutti i giorni con un solo giorno di riposo, di solito la domenica o il sabato.
Lavorare in SO è una condizione di sacrificio, che può essere sopportata solo da una grande motivazione e da una robusta e sana costituzione.

Chi vuole ampliare queste FAQ, può inserire un commento con una domanda alla quale risponderò volentieri, o frequentare il forum.

Grazie🙂

L'Arte di aiutare l'Arte
Giorgio Beltrammi