In un convegno svoltosi il 16 novembre scorso nella sede dell’IPASVI di Firenze, si è discusso sull’identità professionale, giuridica, normativa e istituzionale degli infermieri che lavorano in area chirurgica e precisamente in SO.
E’ un argomento interessante, per certi versi collimante con il mio desiderio di vedere riconosciuta, finalmente, la diversità professionale che contraddistingue queste figure.
Attenzione!
Ho detto diversità, NON chiusura o distacco dalla grande figura professionale che si chiama Infermiere.

Come la penso?
Penso che fino ad ora la scusa della figura infermieristica “specializzata sul campo” sia stata una scusa per tirare gli infermieri stessi per la giacca, strattonandoli da una parte all’altra senza tregua e senza pietà, pretendendo al contempo che fossero bravi, intelligenti, competenti, sottomessi, duttili e malleabili. E la scopa nel culo per le pulizie no?

Io credo fermamente, con convinzione, che gli infermieri di SO siano Infermieri a Statuto Speciale che meritano una formazione, una valutazione, un trattamento economico-normativo ed una forza sindacale ben diversa e ben strutturata. Se l’infermiere stesso è un professionista, l’infermiere di SO è un Professionista Specialista.
Ripeto che:

“Professionista è colui che espleta una professione, la quale è quella attività esercitata a fini di guadagno, dotata di specifici requisiti che alludono solitamente a:

  • Possedere un corpus sistematico di conoscenze, con conseguente rapporto tra docenti e professionisti;
  • Rivestire funzioni centrali per la società;
  • Possedere uno specifico profilo professionale e un albo o collegio professionale, riconosciuti dall’ordinamento giuridico;
  • Possedere un codice deontologico, volto ad abilitare il controllo e la trasparenza sociale.

Il professionista è colui che possiede una peculiare formazione culturale, scientifica e tecnica; si caratterizza per l’autonomia decisionale nella scelta delle modalità di intervento e per la responsabilità diretta e personale sul proprio operato.”

Definire una struttura professionale come L’Infermiere Chirurgico (mi sia passato il binomio), oltre a dare una specifica inquadratura professionale e lavorativa, riduce i costi di una espertizzazione che viene pagata con un tirocinio fatto sul luogo di lavoro, tirocinio che può durare anni ad un costo spropositato.
Lo vediamo tutti lo scandalo di medici specializzati in chirurgia, che cominciano a imparare a fare i chirurghi una volta assunti in ospedale! Siamo tutti consci del fatto che un neoassunto in SO è una zavorra per i prossimi due anni, ma percepisce uno stipendio pari ai suoi colleghi già “fatti”.
Perchè non entrare in servizio “già fatto” e produttivo fin dal primo giorno, grazie ad una formazione completa, onorevole ed onorata?

Finora è stato facile usare l’infermiere come un fagiolo sul tabellone della tombola sanitaria, ora è giunta la fine di questa vergogna.
L’Infermiere di Sala Operatoria è e deve essere un figura diversificata, ambizioso e orgoglioso della propria diversità operativa. Ci vuole una scuola, un percorso formativo ben architettato, una validazione, un titolo, uno statuto ed un modus operandi che definisca globalmente la figura, dalle alpi all’etna, dal tirreno all’adriatico, senza accontentarsi e senza cedere!

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