Come descritto nella Quinta Legge della medicina di Hamer, la “malattia“, ovvero il quadro sindromico chiamato “malattia”, ha un senso, un significato, un motivo ed una finalità.
La malattia ha senso!?
Certamente. Ha un senso ben preciso, una ragione d’essere ed ora lo spiego.

Consideriamo accuratamente l’intenzione della Natura nei riguardi di ogni singolo essere vivente: garantirne la sopravvivenza.
La Grande Madre tiene ai suoi figli e nel corso di milioni di anni li ha equipaggiati di molti modi diversi per sopravvivere, senza sconti, senza questioni etiche, morali o di partito. La vita di ogni suo figlio deve preservarsi, anche se questo deve costringerlo a soffrire per sopravvivere. Questi meccanismi naturali, improntati a preservare la vita, possono comportare la comparsa di sintomi e condizioni sgradevoli, ma al tempo stesso talora necessari per far si che la vita prosegua.
Basta osservare la lucertola. Quando viene attaccata e presa per la coda, questa si stacca per far si che la lucertola stessa possa salvarsi. Essa proverà dolore, ma si salverà.

Da cosa sono contraddistinte le “malattie”?
Primariamente dal dolore, seguito da altri sintomi come febbre, spossatezza, perdita o forte diminuzione di una o più funzioni corporali, crescita o perdita di tessuto ed altro.
Che significato ha il dolore?
Qual’è la sua funzione?
Dove vuole arrivare?

Pensaci bene e con molta calma.
Il significato del dolore è fonfamentalmente quello di allarme. La persona capisce, con dispiacere s’intende, che qualcosa non va. E’ l’allarme più forte, quello che la persona non può far finta di non sentire. Lo può tacitare, questo si, ma quando torna a suonare lo fa in modo severo e più cattivo ogni volta. Vuole la sua parte di attenzione e per una ben precisa ragione.
Quindi la sua funzione è quella di far prendere coscienza alla persona dell’alterazione che causa il dolore. Pur essendo un allarme aspecifico, il luogo dove compare è invece specifico. La finalità del dolore è quella di costringere la persona a fermarsi od a fortemente rallentare e prendere coscienza del proprio stato, concedersi il tempo per tornare ad un livello ottimale, per riprendere le sue funzioni nell’ambito della propria vita.

Febbre, spossatezza e ipofunzioni di vario genere sono manifestazioni atte proprio a favorire il fermarsi, per riposare, per riportare equilibrio e tornare alla normalità. Vengono create le condizioni forzate per ripristinarsi.
Hanno quindi un senso o no?
Eppure i media invitano al consumo di farmaci che annientano questi sintomi sensati, impedendo alla persona di riprendere possesso della propria vita e il controllo sul proprio equilibrio. Cosa può fare allora la Natura se non usare meccanismi e sistemi ancora più drastici e violenti?

So che quello che dirò potrà sembrare a molti una affermazione oltraggiosa, ma ritengo che la “malattia” sia una preziosa opportunità per l’individuo “malato”.
L’ooportunità di prendere coscienza delle condizioni del proprio corpo.
L’opportunità di capire le ragioni del proprio stato.
L’opportunità di risolvere i guai che l’hanno condotto a quella condizione.
L’opportunità di riprendere il controllo della propria vita e non ultima, l’opportunità di vedere quante soluzioni la Natura ha già messo a disposizione per tornare ad essere in equilibrio.

La malattia non è un caso, ne una punizione, ne una sfiga. E’ il viaggio di ritorno verso una vita più consapevole!

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