Questo è il secondo contributo offertomi(ci) da Serena, l’orgogliosa ed entusiasta studentessa di cui ho pubblicato già un racconto. Vi lascio alle sue parole.

Ormai è passato quasi un mese dal mio primo giorno di sala e ormai posso anche dire di aver capito che, per uno studente in infermieristica interessato ad imparare, il tirocinio in sala equivale ad un corso di sopravvivenza.
Bisogna imparare a:

  • Conoscere il territorio per procurarsi beni di primaria importanza nel minor tempo possibile e ovviamente parlo di: guanti sterili e monouso, betadine, bisturi, buste di raccolta, cateteri, Lidofast, sol. fisiologica, teli sterili, suture, acqua calda, medicazioni.
  • Conoscere le persone che ti stanno attorno, può sembrare una perdita di tempo, ma ho capito subito che a seconda del professionista con cui si ha a che fare bisogna comportarsi di conseguenza, ma attenzione, con questo non intendo soddisfare le richieste del chirurgo con urgenza e quelle dell’infermiere a tempo perso. In sala operatoria l’equipe deve essere affiatata, i pregi di un singolo devono colmare il vuoto derivante dai difetti di un altro, bisogna inoltre fare tesoro dell’esperienza altrui per imparare da essa con professionalità ed umiltà, ma bisogna valorizzare anche la propria esperienza affinché possa diventare motivo di soddisfazione personale e strumento prezioso per chi vuole imparare, migliorarsi e confrontarsi con noi. Dovrebbe assolutamente essere bandita la presunzione di saper fare ogni cosa.
  • Essere intraprendente e sicuro.
  • Trasformare gli errori nelle fondamenta del tuo sapere, saper fare e saper essere.
  • Trovare il tempo giusto per operare in sicurezza, dalla fretta nasce il caos e il tergiversare causa inefficienza.

Dopo l’estrema delusione del primo giorno ho dovuto necessariamente cambiare l’approccio, non c’è spazio per timorosi e nullafacenti in sala operatoria, pazienza, resistenza fisica e voglia di fare sono i requisiti base. C’è tanto, tantissimo da imparare per cui non è facile fare un passo avanti, ma è certamente più facile distrarsi e finire col fare dieci passi indietro.
Il tirocinante non deve e non può assolutamente essere un’entità a se’ per il semplice fatto che in sala si lavora in gruppo, va aiutato ad integrarsi senza dargli l’impressione di essere un peso. Troppo spesso gli adulti dimenticano il tempo in cui furono loro gli studenti.

Cari infermieri, i tirocinanti sono una garanzia per un futuro migliore, siete voi gli esempi da seguire e sappiate che ognuno di noi porta nel cuore tutti quelli che nel corso degli studi hanno saputo lasciarci qualcosa che sia un’esperienza positiva, un consiglio adeguato, una pacca sulla spalla accompagnata da un sorriso dopo aver commesso un errore. Siate orgogliosi della possibilità di poter plasmare l’infermiere del futuro, siatelo ancor di più se figurate tra gli infermieri di sala.

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