Ho avuto una interessante e stuzzicante discussione con il gestore della pagina “Nuova Medicina Germanica” su FaceBook, Ilario D’Amato, che potete visitare qui:
http://www.facebook.com/NuovaMedicina?ref=stream.
Vi riporto il testo integrale di quanto ci siamo scambiati fino alle 17.30 di domenica 13 gennaio 2013.
In blu gli argomenti dell’autore di “Nuova Medicina Germanica”.
Ho messo in grassetto le cose interessanti, spero solo che il lettore capisca perché sono interessanti. Ho anche aggiunto dei commenti in rosso corsivo. Li ho aggiunti qui perché su FaceBook sarebbe stato un macello poterlo fare.

Perché me la prendo tanto a cuore quando qualcuno diffonde CAZZATE scientifiche su internet? Perché se già l’informazione corretta è un bene fondamentale per guidarci nelle nostre scelte di vita, quando si tratta di medicina le false informazioni fanno la differenza *letteralmente* tra la vita e la morte.

Io verifico che la scienza ha fallito nei confronti del cancro e lo so per certo, ergo se posso percorrere una via alternativa la percorro eccome. Se la scienza significa uccidere le persone perché si devono vendere dei farmaci, allora della scienzsa me ne frego.

La ‘scienzsa’ non è quello, lei si confonde probabilmente con la fede. La scienza accetta i suoi limiti [ma non accetta le possibilità offerte da altre discipline], che diventano i suoi punti di forza: nessuno ha mai detto di avere tutte le cure per tutte le malattie. Non ora, almeno. E sicuramente non finché io e lei saremo in vita.
Lei dice che ‘la scienza ha fallito nei confronti del cancro’? Mi permetto di dissentire. I numeri parlano chiaro: il complesso di quelle malattie che chiamiamo “cancro” sono sempre più curabili, o quantomeno stanno diventando sempre di più una malattia cronica con la quale è possibile convivere [Big Pharma convive benissimo con le malattie croniche. Mi chiedo sempre di più se guarire le persone sia veramente l’intento di tale mostro farmaceutico!]. Questo è più evidente per alcuni tumori (penso alla leucemia), meno evidente per altri (polmoni) [Il cancro del colon, della prostata, della mammella, dello stomaco, del pancreas, della vescica, della cute, dove li mettiamo? Se i dati disponibili non dicono fandonie, direi che sono guaribili a 5 anni nel 3-7% dei casi].
Percorrere ‘vie alternative’ non è solo lecito, è anche giusto. Ma attenzione: bisogna farlo sulla scorta di informazioni serie, vere e VERIFICATE. Se le dico che lei guarisce al 98% dal suo tumore fischiettando la Marsigliese, le sto dando una ‘via alternativa’ o solo una facile (ma falsa) speranza? Ecco, la differenza è tutta qui. E come ho ribadito sempre, finché avrò respiro mi impegnerò a che tutti abbiano un’informazione corretta [messa in piedi da chi?]. Le scelte che ne susseguono appartengono alla libertà di ognuno. Ma non c’è scelta senza informazione CORRETTA.

Io lavoro in sala operatoria e di recidivi, purtroppo ne vedo un bel po’. Di cancri solidi guaribili con la chemio o con la radio ce ne sono ben pochi e comunque sono guarigioni per lo più casuali. La letteratura mondiale parla chiaro.
Se una terapia del fischiettare la Marsigliese può guarire anche un solo caso di cancro, è, per quella persona, la terapia che l’ha salvata e questo vale per tutte le altre terapie alternative. Credo che il fine ultimo della medicina sia quello di salvare la persona, non di definire quale sia il metodo scientificamente più scientifico. Se dieci persone non guarite con la chemio, guariscono dopo l’Essiac, per citarne uno, io dico che l’Essiac ha funzionato meglio della chemio, quindi ho il diritto di poter chiedere che l’essiac sia valutato onestamente e umanamente come possibile, tollerabile, accettabile e condivisibile metodo di cura, Questo a tutt’oggi non è avvenuto. Di metodiche alternative, non pubblicizzate (ingiustamente) e non prese seriamente in considerazione dalla “scienza” ce ne sono molte decine, perché? Forse che i malati di cancro siano una esclusiva di una terapia (se la chemio si può ancora considerare una terapia)? Perché non accettare che la persona segua la strada che vuole? Se in ballo c’è la pelle da salvare, non credo che la scienza sia un favore all’umanità se la costringe in un imbuto dove alla fine c’è la cassa da morto nel 95% dei casi. Io non sopporto che qualsiasi voce fuori dal coro ghignante della oncologia chemio-radioattiva, sia cinicamente e immotivatgamente messa a tacere. In inghilterra c’è ancora il Cancer Act del 1939 che impone cose ridicole a tutti i medici e di conseguenza ai pazienti, ma stiamo scherzando? Che scienza è se rimane ancorata a leggi anteguerra? A chi convengono tutte le vite perse per inseguire il sogno di una chemio risolutiva? Se Hamer si fa avanti con una idea, che non viene mai sottoposta a verifica scientifica, ma che potrebbe (e in effetti fa) salvare delle vite, perché deridere l’idea massacrando l’uomo? Che scienza è questa? E’ la scienza finanziata da chi ha interessi persino sulla malattia ed è vergognoso. Come dice Murphy: “Chi ha l’oro, fa le regole!”

“Sono guarigioni per lo più casuali”? Ma sulla scorta di cosa dice questa assurdità, la sua esperienza personale? Io capisco che un infermiere venga a contatto con la sofferenza più di molte altre categorie professionali, ma stia attento a non confondere le sue aspirazioni (legittime) con i dati di fatto. “La letteratura mondiale parla chiaro”? A me sembra che gli studi pongano l’accento sul fatto che non TUTTI i cancri si curano con la chemioterapia [che viene comunque praticata, ma non lo dice!], che non è affatto la panacea a tutti i mali [che usa sostanze dichiaratamente cancerogene, quindi direi che fa venire la malattia anche dove non c’è!]. Su questo siamo d’accordo, ma parlare di “fallimento” è fuori luogo, dal momento che i numeri dimostrano benissimo come invece di tumore si guarisce sempre di più (e i dati forniti da MedBunker lo dimostrano in modo chiarissimo anche a chi, come lei, non mastica di medicina).
La medicina, appunto. Il fine della medicina è quello di curare le persone [e lo fa con sostanze tossiche]. Per farlo si serve di un metodo scientifico, che pur non essendo perfetto è quanto di meglio abbiamo oggi per indagare i misteri della realtà. Come fa a dire se fischiare la Marsigliese sia un metodo curativo valido per i tumori? Compie uno studio scientifico a triplo cieco, nel quale alcune persone saranno ‘curate’ col fischio. E moriranno. E potrà dire che ‘non funziona’ (sulla pelle di quelle persone morte). Vede, lei si scaglia contro la chemioterapia e per me va bene, nel senso che – come ho sottolineato – nessuno ha mai detto che sia la cura per tutti i mali [che strano, avevo pensato che dopo 60 anni, miliardi di dollari di investimenti e milioni di volumi scritti si fosse arrivati a qualcosa di più del 7% di guarigioni con la chemio]. Ma per alcune leucemie sì, e ciò è innegabile. Sottrarre qualcosa che funziona per provare a fischiettare la Marsigliese è a parer mio da criminali. [ma chi l’ha chiesto? Io chiedo solo che sia data la possibilità di scegliere compiutamente, nelle sedi ufficiali dove il paziente va a ricevere la diagnosi, quali siano le attuali possibilità. Le informazioni devono essere imparziali, complete o con i collegamenti alle risorse informative. Starà al paziente fare le sue valutazioni.]
Sul mettere a tacere le voci “fuori dal coro” ha sbagliato bersaglio. Sono un giornalista, la comunicazione è il mio pane quotidiano. Ma faccia attenzione: NESSUNO ha impedito ad Hamer di compiere i suoi studi. Semplicemente lui non li ha fatti, ha preferito fare soldi vendendo i suoi libri. A quello siam buoni tutti. Perché lo Stato dovrebbe ‘verificare’ TUTTE le teorie “alternative”? Perché lo Stato allora non verifica la mia tesi del fischio? Semplicemente perché le risorse sono limitate, perché si dovrebbe coinvolgere un certo numero di pazienti, e perché come diceva Liuzzi sta a chi fa le affermazioni straordinarie portare prove straordinarie, non viceversa [Perché è il responsabile della salute del suo popolo e se gli garantisce la libera scelta terapeutica deve mantenere il livello massimo di assistenza per le scelte che fa il singolo cittadino. Se lo Stato informasse bene i cittadini sulle terapie alternative, si accorgerebbe presto del flusso di malati che cambia strada verso altri lidi. Oggi, che non c’è informazione sui metodi alternativi, centinaia di persone ricorrono ad altri metodi, ci sarà una ragione! Vale o no la pena di sperimentare altre vie? Si, certo.]. Vede, io VORREI che Hamer avesse ragione. I fatti gli danno torto, ma sono pronto a credergli se fornisse le prove di quanto afferma. Come vede nessuna censura da parte di nessuno, solo un minimo di onestà intellettuale. Onestà che manca a chi butta tutto nel complottismo.

Senta facciamo così, io mi tengo le mie convinzioni e, semmai avessi bisogno, la terapia ufficiale non mi vedrà nemmeno in cartolina. Se avrò modo di sopravvivere con metodi alternativi, ci risentiremo. Ad ogni modo di testimonianze sulla validità del metodo ce ne sono, tutto sta a crederci e le persone che ci hanno creduto, sono state libere di scegliere. Diagnosi sbagliate, autosuggestione, fede, kharma, la chiami come vuole, loro sono vive e questo basta. Buon lavoro

“Tutto sta a crederci” un par de cojoni. Se io ho un tumore e lei mi convince che la terapia del fischio è efficace, lei (moralmente, ma non solo) mi sta ammazzando. Le testimonianze ci sono? Benissimo, sono sempre stato disponibile ad analizzare ogni cartella clinica [con la NMG non si può compilare una cartella, ma lui pensa che si possa fare e questo mi da modo di credere che non abbia capito cosa sia la NMG]. Per le testimonianze delle persone morte per colpa di questo metodo ho preteso la stessa documentazione, non vedo perché bisognerebbe “credere” a chi dice di essere guarito [le centinaia di migliaia di cartelle cliniche dei pazienti morti per la chemio o per una terapia ufficiale che ha fallito, cosa hanno suggerito? Che nella triade terapeutica classica bisogna credere perchè non c’è niente di meglio. Si chiama fede, o fanatismo, o rassegnazione o semplice convenienza]. Torno a ripeterle: probabilmente lei si confonde con la fede.

Se dopo un cancro sto bene, anche grazie alla fede, la fede funziona. Mi basta e m’avanza. Nessuno chiede alla gente di credere a una terapia piuttosto che ad un’altra, però è anche vero che la libera informazione è del tutto negata ai pazienti che si trovano di fronte ad una questione di vita o morte. Se mi permette ogni cittadino deve essere messo nella condizione di scegliere cosa fare di se. Se questa scelta non è garantita, la medicina ufficiale è una dittatura e basta. Finora non c’è un organo ufficiale che ponga il cittadino di fronte a delle scelte, ponderate, illustrate con par condicio e libere da pilotaggi o opinioni di parte. Vuole negarlo?

Signore, le mancano un paio di concetti fondamentali. Prima di tutto il rapporto di causa/effetto: se io ho un tumore e mi curo secondo i protocolli scientifici ma durante il trattamento prego, sarò guarito grazie alla scienza o alla fede? Il caso che lei esemplifica si verificherebbe soltanto se una persona malata di un tumore non si sottoponesse ad ALCUN trattamento, pregando tutto il giorno, e guarisse. [ma è quello che hanno fatto coloro che hanno scelto la NMG, non fare nulla o poco, in attesa che la Natura facesse il suo corso. Questo davvero non ha capito nulla di NMG! Solo che a quelli che dicono di essere guariti con la NMG viene detto che sono guariti spontaneamente – che va bene -, che è stata sbagliata la diagnosi ed altre amene favole di comodo]. E nemmeno la Chiesa cattolica si azzarderebbe a dire panzane del genere. Va sottolineato poi che esistono le cosiddette ‘remissioni spontanee’: poche, pochissime (purtroppo) ma esistono. Come è guarita quella gente? Non lo sappiamo [gli è stato chiesto? o è meglio non sapere?]. È una sconfitta della scienza? No, ancora una volta: la scienza non è fede, non pretende di sapere tutto e subito. Ma ammettere di non conoscere tutto e subito non significa automaticamente non conoscere nulla [salvo poi negare la validità di trattamenti che la scienza non riesce a comprendere per i suoi limiti; limiti che la scienza usa come punti di forza, parole sue]. È una questione elementare di epistemologia, se non le è chiaro posso aiutarla.
Un altro dei suoi tanti errori è quello secondo cui occorra “credere” ad una terapia. Ma si crede alla fede, ancora una volta. La scienza fornisce dati, risultati. Cosa che la Nuova Medicina Germanica si rifiuta, da trent’anni, di fare. Qui non è più tanto una questione epistemologica, ma proprio di etica e morale: non giochiamo sullo stesso terreno, anzi c’è qualcuno che imbroglia. E tra chi fornisce i dati e chi si rifiuta di farlo, è facile scoprire chi sia l’imbroglione. [il fatto è che nella NMG non si somministrano farmaci se non i sintomatici e su quelli è inutile fare una ricerca scientifica. Il fatto è che nella NMG la regola prima è rispettare l’unicità dei pazienti, cosa che la scienza non fa, volendo ostinatamente portare tutti gli individui su un livello di uguaglianza impossibile. Il fatto di essere convinta che tutti gli uomini sono uguali come identifica la scienza? Una fede.]
Sulla comunicazione medica sfonda una porta aperta: non solo è stato oggetto della mia tesi di laurea, ma ho avuto anche la fortuna di parlare con luminari in campo medico e giornalistico. Il problema della comunicazione al paziente, ed al pubblico (sono due entità nettamente separate), è reale e concreto. Veronesi diceva che molti anni fa non si prendeva neanche in considerazione il ‘come’ comunicare una brutta diagnosi al paziente, lasciando tutto alla singola sensibilità del medico. Oggi i nuovi medici vengono formati anche in questi importantissimi skills [abilità]. Inoltre, quando una persona è malata è davvero difficile entrare in contatto su un piano sereno e razionale (e vorrei ben vedere), per cui occorre una competenza comunicativa molto forte [te credo, al paziente sono riservati in media 7 minuti, con l’oncologo che ha fuori della studio altri pazienti da visitare. Sopportare la cannonata della diagnosi, riuscire a rimediare la parola per fare delle domande e riuscire a decidere cosa fare, può richiedere anche 70 minuti, che non vengono comunque concessi]. A volte il ‘consenso informato’ è solo una formalità da sbrigare, ma d’altro canto occorre considerare i tempi ristretti, le risorse limitate ed il numero enorme di pazienti a cui i sanitari devono far fronte [quindi non potendoli ascoltare tutti, non potendoli informare su quanto potrebbero soffrire per le terapie ufficiali, è un buon motivo per costringerli sbrigativamente a fare una terapia che forse funziona? Chi è il criminale, colui che ascolta la persona nel più intimo, o chi gli fa firmare un foglio dove si attesta che ha saputo ogni cosa e che accetta le mille mila complicanze possibili con la triade “terapeutica?].
Come vede, io mi batto per un’informazione corretta (e ci mancherebbe: sono un giornalista). E l’informazione corretta non è qualcosa che viene imposta dall’alto, da un ‘organo ufficiale’. Siamo tutti noi, verificando con rigore le fonti e le informazioni che forniamo agli altri, che costruiamo mattone dopo mattone una società più giusta.
Lei, e mi duole dirlo, va in una direzione del tutto opposta: il post su Hamer nel suo blog è un coacervo di falsità e pregiudizi, già ampiamente smentiti nel mio sito “Dossier Hamer“. Evidentemente era distratto e ha saltato, tanto per fare un esempio, la parte sulle cosiddette ‘verifiche’. Non so se per ignoranza o buona fede, ma il risultato è lo stesso: lei immette nella Rete informazioni false, che potrebbero essere lette da persone disperate. E questa è ‘libera informazione’? No, caro signore. Questo è essere complici di un assassinio.
Per quanto riguarda le sperimentazioni, infine, le sottolineo un concetto di filosofia della scienza semplice semplice, che le ho già illustrato: sta a chi fa un’affermazione straordinaria portare prove straordinarie a sostegno, non viceversa. Altrimenti lo Stato, già ingolfato di suo, dovrebbe sperimentare la mia teoria del fischio, quella di Hamer, quella del fischio con la rincorsa, quella del fischio senza rincorsa e così via. No, è troppo comodo pretendere che gli altri ‘verifichino’ mentre questa gente si arricchisce vendendo libri, corsi e conferenze. Comodo, e vigliacco come rintanarsi nella scusa -buona per tutte le stagioni e tutte le occasioni- del complotto. Io, da giornalista, ci vado a nozze con i complotti: cerco i dati, le prove, e non può capire la soddisfazione nel smontarli e portarli alla luce. Ma piangere nel chiuso della stanzetta, diffondendo informazioni false e potenzialmente pericolose per la salute altrui, è -per citare Sciascia- da quaquaraquà.

Mah, la questione è che la scienza vuole dei numeri e i numeri, nelle terapie alternative che contemplano la sfera psichica ed emozionale, non ci sono. Quindi non sono scientifiche.

Prendiamo 10 persone tutte uguali tra loro e tutte con la stessa scoalrità, con la stessa fede religiosa, con la stessa educazione e con lo stesso vissuto e raccontiamo loro una serie di barzellette.
Beh, per la verità non siamo riusciti a trovare nemmeno due persone uguali nel gruppo di dieci, ma facciamo finta che non conti. Diciamo che 8 ridono, una si sganascia e l’altra ci rimane male. Misuriamo la gioia delle prsone, quindi prendiamo il misuratore di gioia e vediamo cosa ne viene fuori….chi ha usato il misuratore l’ultima volta?…. A non c’è! Signori non c’è il misuratore di gioia quindi 8 felici uguali, uno felicissimo e uno felicino, ma non troppo.

Facciamo lo stesso esperimento, mettendo a rischio la pelle delle persone (le abbiamo cercate tutte uguali, ma come prima non siamo riusciti a trovarle) con un metodo molto semplice, gli facciamo provare uno spavento gigantesco e poi misuriamo il grado di conflitto psicologico da paura della morte, usando il noto e pluripremiato misuratore della paura….ah…mi dicono che non c’è, che non esiste. Vogliamo vedere le evidenze scientifiche che dimostrano il legame tra paura della morte e insorgenza del cancro polmonare. Riusciamo per il momento a sapere che 7 sono terrorizzati allo stesso modo, 2 deceduti e uno che non parla più.

La scienza ha concluso le misurazioni delle cetecolamine e di altri parametri ed ha stabilito che dei sette spaventati i valori erano più o meno uguali, i due morti sono morti e quello che non parla più si è nel frattempo suicidato. Fine dell’esperimento.

Nessuno ha sviluppato un cancro al polmone. Gli diciamo che d’ora in avanti facciano la stessa vita, frequentino gli stessi posti, dicano le stesse parole, ascoltino le stesse parole, facciano lo stesso lavoro e si comportino nello stesso identico modo.

Li rivediamo dopo due mesi e nel frattempo uno dei sette ha sviluppato un tumore del fegato, uno ha un tumore della prostata e cinque sono fuori di testa perché non riescono a fare quello che gli è stato detto di fare. Cosa conclude la scienza? Nessuna correlazione tra la paura e il cancro al polmone.

6 mesi dopo dei 7 rimasti quello con il cancro al fegato è morto, gli altri 6 hanno fatto perdere le loro tracce. Poi si è saputo che uno si è tolto la vita per la frustrazione di non riuscire a fare quello che facevano gli altri, mentre degli altri cinque non se ne sa più nulla.
La scienza conclude che la correlazione tra paura della morte e cancro del polmone non esiste.

Non si può applicare il metodo scientifico ad ogni aspetto della persona, soprattutto quello morale, comportamentale, psichico ed emozionale, ma questo non significa che questi aspetti non ci siano o non esistano.

Vediamo, mentre leggerà queste parole e sarà assalito da un disgusto indicibile, saprebbe darmi la misura esatta del disgusto che prova? Potrebbe indicarmi cosa scriverle per farle riprovare esattamente lo stesso disgusto?

Vede, nemmeno se leggesse queste parole per più di dieci volte, potrebbe provare gli stessi sentimenti, ma di certo quello che prova ogni volta esiste in lei, solo che non può metterlo sotto il microscopio, non può farlo capire agli altri e non riuscirebbe nemmeno a capirlo se l’esperimento lo rifacesse domani. La scienza non può sapere tutto e sta bene, ma non può negare quello che ancora non sa!

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