Dopo 26 anni di questo lavoro, è sempre un piacere ed una inesauribile fonte di tenerezza osservare i “baby” colleghi iniziare il loro percorso di apprendimento e di lavoro.
Chi si mette al tavolino per le prime volte, assume atteggiamenti e comportamenti tipici, che credo tutti i veterani abbiano osservato nei colleghi alle prime armi.
Ecco quello che penso ed ho notato nei ragazzi che, in questi anni, ho avuto il piacere di seguire e osservare, insieme a qualche consiglio che, credo e spero, saranno utili per affrontare meglio la propria avventura.

L’abito fa il monaco

Chi inizia si veste in modo molto ligio agli insegnamenti, specialmente se chi ha fatto da tutor è stato molto pressante. Di solito la cuffia viene portata quasi fino davanti agli occhi, con in capelli che non si azzardano nemmeno a fare capolino sulla coppa. Le ragazze più fronzute fanno acconciature torreggianti che poi vengono coperte da cuffie che alla fine assumono forme coniche alla Alien.
La mascherina sigilla ermeticamente bocca e naso, quasi ad impedire la respirazione e gli occhi sono appena visibili, anche per cercare di essere irriconoscibile e inidentificabile. Niente collane od orecchini troppo vistosi e il trucco è modico, ma comunque capace di migliorare l’aspetto complessivo.
Il vestiario chirurgico è una prigione alienante difficile da tollerare, per non parlare dell’imparare ad indossare i guanti sterili.
Presi dalla paurona della CONTAMINAZIONE, i ragazzi vivono l’indossaggio dei guanti come una vera e propria maledizione. A tutti i tutor è capitato di arrivare alle maniere forti per far imparare la tecnica corretta.

Fidarsi di chi insegna

Chi comincia ha un disperato, impellente bisogno di un punto di riferimento e di solito e il suo tutor. Il casino è che di solito i tutor sono i più anziani e in quanto tali del tutto “vecchi” agli occhi dei giovani. Spesso il giovane cerca un altro giovane che gli insegni, se non altro per non sentirsi in un apporto ‘nonno-nipote”, ma piuttosto al cospetto del “fratello maggiore”.
Chi inizia si appoggia totalmente al proprio mentore e se quest’ultimo non è proprio una bestia, cerca di proteggere il proprio pupillo.
Sono intensi gli occhi del “giovane” quando il chirurgo chiede qualcosa che lui non conosce. Questi occhi cercano convulsamente quelli del proprio tutor e implorano una risposta/soluzione/conforto.
Io credo che una presenza rassicurante faccia un gran bene al “nuovo strumentista”.
Fidarsi del tutor è un atto di rispetto, ma anche una ammissione di debolezza. Chi inizia DEVE giungere all’autonomia tecnica il prima possibile, anche perché non può contare sempre sulla stessa persona, per imparare.
Chi inizia questo lavoro deve capire che ogni operatore ha sempre qualcosa da insegnare, anche trasmettere quello che non si deve fare.

L'Arte di aiutare l'Arte

Perdere la bussola

Una delle attribuzioni dello strumentista è quella di prevenire le richieste del chirurgo e l’unico modo per farlo è quello di conoscere cosa, come, dove, quando sta facendo il chirurgo in un dato momento. Ciò richiede la conoscenza dell’anatomia chirurgica e della tempistica dell’intervento.
Tuttavia anche dopo queste conoscenze quello che non si impara sui libri è la capacita’ di orientarsi guardando il campo chirurgico e questo è ancora più vero negli interventi in laparoscopia. Se nella chirurgia open è abbastanza agevole capire dove sta agendo il chirurgo, in chirurgia laparoscopica è veramente difficile.
Allora si vedono ragazzi disorientati, che si distraggono rapidamente, che si annoiano e che quindi non anticipano quasi nulla, con l’ovvio esito del chirurgo che s’incazza.
A parte che se si incazza si scazza, ci sono almeno due modi per riuscire ad orientarsi:

  1. osservare dove si dirigono i ferri
  2. chiedere al chirurgo dove si trova

Il primo metodo è presuntivo, ma da almeno l’idea di dove si trova l’azione chirurgica in un dato momento.
Il secondo invece da informazioni più precise e da al chirurgo la convinzione e la sicurezza del sapere che il proprio ferrista sta seguendo l’intervento.
In linea generale è bene seguire l’intervento con molta concentrazione; con più concentrazione di quella che di solito si applica ad interventi open.

L’ordine anzitutto

C’è una caratteristica che contraddistingue tutti i “nuovi”, la spasmodica ricerca dell’ordine nel tavolino dei ferri. è cosi’ impellente mantenere lindo e pinto il proprio tavolino, da portare il ragazzo a trascurare quasi completamente l’intervento, con l’ovvia reazione del chirurgo che non si vede assistito appropriatamente.
C’è una regola che dovrebbe essere memorizzata il prima possibile da chi inizia la sua carriera da strumentista:
– PRIMA VIENE L’ASSISTENZA AL CHIRURGO, POI – RIPETO – POI VIENE L’ORDINE DEL CARRELLO
è logico e sensato. A cosa serve un carrello impeccabile, se il chirurgo ed il paziente aspettano?
L’intervento deve comunque venire per primo rispetto al carrello dei ferri e questo impone di scegliere il momento giusto per fare pulizie, oppure usare l’angolino dell’occhio per tenere sempre a bada l’intervento, mentre si rassetta il piano di lavoro.
Eppoi non va dimenticato che per fare bisogna disfare!

ssSSsstressSSss

Per la loro gioventù, per la loro forza, per la loro smania di conquista, i ragazzi che intraprendono questo mestiere – di mestiere si tratta e non di professione – sono stressati dalle limitazioni di movimento, dal cercare di compiacere il chirurgo, dal cercare di essere convincenti agli occhi del tutor, dal voler mettere in campo il proprio potere decisionale e da tante altre ragioni.
Non è facile andare al tavolino anche per interventi banali. Sono richieste tante cose e tutte insieme, non ultimo il mantenimento della sterilità (termine e condizioni difficilmente definibili/mantenibili), in altri termini il giovane vive la condizione di solitudine limitante e forzata.
Quello che mi sento di consigliare ai ragazzi è:

  • state imparando quindi non chiedete troppo a voi stessi (pensate che il chirurgo che state assistendo ha per lo più imparato guardando e prendendo dei calci nel culo!)
  • l’intervento chirurgico è un evento eccezionale che richiede condizioni eccezionali, quindi accettate il fatto di essere parte di una condizione straordinaria. Vi aiuterà a sopportare limitazioni e stress
  • nell’ambito dell’equipe chirurgica siete una parte fondamentale, quindi molto del clima chirurgico è gestito proprio da voi. Se siete frenetici e mostrate troppa insicurezza, il chirurgo si innervosisce; se siete ragionevolmente calmi ed efficaci, il chirurgo solitamente sta calmo, ha poche pretese e vi favorisce. La ferma gentilezza (non il leccaculismo), ottiene cortesia e collaborazione.
Chirurgia Generale Open
Giorgio Beltrammi

Il Mostro

Il Mostro è il chirurgo. È mostro perché si tratta di una figura stressatissima che trasforma il suo stress in isteria, violenza, insoddisfazione costante e soprattutto megalomania. Il fatto di essere riuscito qualche volta a sistemare le tragedie sanitarie delle persone, lo ritiene meritevole di accondiscendenza, rispetto, venerazione ecc.
In buona sostanza il chirurgo è un uomo con dei doveri e delle leggi da rispettare.

  1. Primo: il chirurgo, primario e suoi accoliti, sono dipendenti dell’azienda come voi, quindi privi di privilegi o diritti extra
  2. Secondo: per come sono organizzate le cose in italia – cioè non sono organizzate – il chirurgo senza lo strumentista e il suo responsabile di sala, non fa nulla
  3. Terzo: il chirurgo ha il dovere del rispetto e il diritto ad averlo
  4. Quarto: il chirurgo si aspetta che voi sappiate le cose, ma questo non è un diritto è solamente una aspettativa. Quindi se non sapete cosa sta accadendo o cosa accadrà, è un diritto, ma soprattutto un dovere, essere informati, che al chirurgo piaccia o no. Il chirurgo è il primo responsabile della formazione del personale di sala operatoria, ergo se non ha fatto adeguata formazione, ha il personale che si merita.
  5. Quinto: se lui è stressato per la delicatezza e la difficoltà dell’intervento, potreste esserlo anche voi, ma assillare il chirurgo con il vostro stress non serve a migliorare la condizione. Mantenete la calma e non siate motivo per rendere ancora più complesso l’intervento.
  6. Sesto: se il chirurgo vi manca di rispetto dovete reagire subito e con fermezza. L’essere ripresi per un errore o una svista o un ritardo è un conto, essere offesi nella propria persona, senza che ci siano legami con l’intervento è un’altra.
  7. Settimo: è il chirurgo che deve avere le idee chiare su quello che deve fare, se lui non le ha siete fottuti, quindi è del tutto inutile stressarsi, basta solo guardare l’orologio e aspettare che finisca l’intervento.

Facili lacrime

Ci sono giornate in cui, da apprendisti, si ha a che fare con un chirurgo particolarmente violento e stronzo. Di solito o è molto bravo nel suo lavoro o è molto incapace. Sembra strano, ma le abnormi reazioni del capace si accettano meglio di quelle del chirurgo babbeo.
Solo che la stronzaggine del chirurgo colpisce sempre la persona e l’orgoglio di volergli tenere inutilmente testa, può far scaturire una reazione spesso percepita come vergognosa, il pianto.
Nella mia esperienza ho potuto notare che piangere dopo un intervento andato male, serve a svuotare il cuore del rancore e delle sensazioni di inadeguatezza. Non c’è nulla di vergognoso in ciò, ma non fatelo MAI in presenza del chirurgo. Lui deve sapere che la sua stronzaggine (esercitata spesso con tronfio godimento), non ha alcun effetto su di voi. Poi andate nel bagno e urlate quanto vi pare, ma davanti a lui dovete essere delle statue di ghiaccio, qualsiasi cosa vi dica (se vi offende dovete assolutamente reagire, non importa se sia il momento o no. Lui s’è sentito in diritto di offendervi, beh voi avete il diritto di rispondere a tono e con altrettanta durezza).

Piangere non significa essere stupidi, significa lavorare con il cuore e questo fa bene al paziente, l’unica persona a cui interessa veramente che voi abbiate un cuore!

Buon lavoro ragazzi🙂

Principi Generali
Giorgio Beltrammi