Stavo pranzando, con il presagio della chiamata. È come una folata di vento gelido che colpisce la schiena all’improvviso. Il mio Galaxy S ha suonato proprio davanti a me.
Non ho lasciato parlare nemmeno la centralinista e gli ho detto subito:”Ok, arrivo!”
Sono entrato nel Blocco per primo, in un buio inquietante, con qualche lama di luce che proveniva dalla fessura inferiore delle porte dei magazzini e della guardiola della caposala.

Ho saputo che si trattava di una donna con una perforazione intestinale da operare in open per una obesità patologica.
Era stata sottoposta alla introduzione di un palloncino gastrico per il trattamento non chirurgico dell’obesità e quel palloncino doveva aver creato una perforazione gastrica con conseguente peritonite chimica.
Di persone obese ce ne sono un bel po’ in giro, ma finché le vedi camminare vestite, non ci fai caso a quanto siano grosse, ma quando vedi una di queste persone nude, sdraiate sul tavolo chirurgico, ti rendi conto delle dimensioni reali del loro problema, sia in senso figurato che oggettivo.
Le condizioni della paziente erano molto gravi e dalla storia trapelata, si sapeva che era già da qualche giorno che stava male e che era stata soccorsa in stato di shock.

Avevo già visto molte peritoniti da perforazione di un viscere, ma mai mi sarei immaginato di vedere ciò che ho visto.
Solitamente fuoriesce un liquido giallo-verdastro anche in quantità abbondante e il contenuto dell’addome appare comunque vitale.
In questo caso è stato molto diverso.
Già nell’aprire la parete addominale non c’era sanguinamento e non è un bel segnale. Significa che non c’è più un circolo periferico e che tutto il volume sanguigno si è centralizzato.
Dopo l’apertura della cavità è iniziato a fuoriuscire una quantità enorme, veramente enorme, di liquido caffeano, denso, che colava giù dal letto, sui piedi degli operatori. Due aspiratori non erano sufficienti ad arginare la fuoriuscita.
L’ambiente si è saturato di un odore dolciastro, nauseante al punto da provocare a me stesso la nausea.
Dopo l’evacuazione della massa abnorme di liquido, le anse e le strutture organiche apparivano ischemiche, non vitali e i due anestesisti che si occupavano della persona, mandavano messaggi di elevatissima gravità. Pressione arteriosa impercettibile, assenza di polso periferico e condizioni generali veramente molto gravi.
Facevamo in fretta…il più possibile.

Individuata la lacerazione di circa 6 centimetri di lunghezza, il chirurgo ha dovuto estrarre il palloncino e procedere alla chiusura del viscere con svariati punti di sutura.
La situazione peritoneale era devastante. Il liquame nero sparso in una cavità enorme, sembrava non finire mai. Gli aspiratori si riempivano incessantemente.
Ma ecco che i primi risultati del nostro lavoro si sono fatti vedere. I tessuti cominciavano a colorarsi di rosso, qualche timido sanguinamento indicava che il sangue stava riprendendo le sue vie normali e ci siamo sentiti meno perduti.
La pressione è risalita un pochino, anche grazie all’uso delle amine ed abbiamo potuto procedere alla abbondantissima toilette addominale (10 litri di soluzione fisiologica calda), al posizionamento dei drenaggi ed alla chiusura della parete.
Due ore e mezza di lavoro e un’altra ora di rassetto e ripristino della sala operatoria.

La mia pasquetta è passata così, a cercare di salvare una persona, in collaborazione con i miei due colleghi e con i due chirurghi.
Spero che la donna possa salvarsi!

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