Tipicamente in SO ci sono tre figure infermieristiche:

  • lo strumentista
  • l’assistente di sala
  • l’assistente anestesiologico

So che in alcune realtà una delle tre figure è stata sostituita dal malleabile e inidentificabile OSS, od Operatore Socio Sanitario.
Chi, fra queste figure, ha maggior carico assistenziale sul paziente? Ovvero, chi fa davvero l’infermiere, per cui è interessato globalmente al benessere del paziente?
La prima figura no, la seconda ni, la terza si.
Vediamo perché.

L’Assistente di Anestesia prende in carico il paziente all’ingresso in SO, ne valuta le condizioni, lo prepara preliminarmente all’induzione anestesiologica e all’intervento chirurgico, assiste l’anestesista a praticare l’anestesia, sorveglia le condizioni del paziente in corso di intervento, assiste l’anestesista nella delicatissima fase di risveglio e provvede quindi ad allontanare il paziente dal BO.
Insomma l’Assistente anestesiologico, prendendosi a cuore il paziente lungo tutto il percorso intrachirurgico, ottempera davvero e compiutamente al mandato assistenziale infermieristico.

L’Assistente di SO collabora con lo Strumentista a preparare la SO, ad allestire il materiale che serve, veste lo Strumentista, lo equipaggia di tutto, collabora nella compilazione del conteggio prechirurgico, aiuta l’equipe chirurgica nel posizionamento del paziente e nello svolgimento dell’intervento, procede alla chiusura del conteggio finale, si attiene ai tormentosi doveri burocratici, collabora allo smantellamento del campo chirurgico e nell’allontanamento dello strumentario usato.
Talora aiuta l’Assistente anestesiologico nell’allontanamento del paziente dal BO.
Diciamo che l’Assistente di Sala ha contatti con il paziente per lo più indiretti e molto limitati e i bisogni assistenziali del medesimo lo toccano molto poco, se non in corso di una emergenza. In soldoni, l’Ass. di Sala fa davvero l’infermiere?
A mio avviso no! Comunque la sua collaborazione assistenziale non è diversa da quella concessa e richiesta a figure di supporto come gli OSS.

L'Arte di aiutare l'Arte

Lo Strumentista, delle tre figure di cui sopra, è quello per il quale adempiere all’assistenza infermieristica è l’ultimo problema. Le attribuzioni sono ben note a coloro che seguono questo blog e non sto a ripeterle.
Lo Strumentista entra in azione solo se ci sono le condizioni adatte affinché il chirurgo possa iniziare ad operare, altrimenti è una figura del tutto inutile, è persino uno spreco. Riveste in quel momento una funzione esclusivamente tecnica, per niente assistenziale. C’è stretto bisogno che sia un infermiere?
So già che gli integralisti dell’infermierismo globale storceranno la bocca. Essi sostengono che debba essere l’infermiere a prendersi carico di tutto, ma perché? Per giustificare la sua presenza? Per non perdere territorio professionale?
Alcuni sostengono che la preparazione infermieristica è completa. E allora? E’ una preparazione che spazia su territori che con la gestione del tavolo operatorio, con la consegna di strumenti al chirurgo e con l’assemblaggio di strumenti, non ha nulla da spartire. Insomma il mestiere dello Strumentista è di basso livello culturale e di limitatissimo campo di impiego, pertanto usare un infermiere laureato per fare cose del genere, è come schiacciare una mosca con un missile balistico intercontinentale.

Quali sono i vantaggi dell’impiego di personale prettamente tecnico (OSSS)?
Anzitutto si limita il costo della preparazione e si crea una figura di alto profilo nell’ambito del personale di supporto.
Poi si crea personale le cui attribuzioni operative non danno adito a incertezze, fraintendimenti e pericolose, ingiuste, estensioni di comodo, cosa che avviene quotidianamente con la indefinibile figura infermieristica.
Si creano operatori con specifici percorsi formativi, con un forte potere sindacale e operativo e con un vasto ed importante corpus documentativo.
Insomma si crea una figura forte, onorevole, onorata, preparata, pronta e solida e forse queste ragioni sono quelle che impediranno tutto ciò.
Guardiamoci addosso, cari infermieri di SO. Bisogna sapere fare tutto, ma senza essere mai stati educati a farlo. Tutto è tramandato all’antica, da padre a figlio, dai vecchi ai giovani. Possono usarci a piacimento, oggi in un modo, domani in un altro. Siamo tutti infermieri, ma non siamo sostituibili come quelli di reparto. Siamo preziosi, talora cruciali, ma quali riconoscimenti abbiamo ricevuto. Quale dignità di appartenenza possiamo vantare?

Questa mia teoria dell’uso di personale non infermieristico per le funzioni di strumentista e assistente di sala, sono di fatto in uso in Svizzera e negli USA.

Quali sono gli aspetti negativi dell’impiego di personale infermieristico per le funzioni di cui sopra?

  • Preparazione specifica assente
    Il triennio di “Infermieristiche” conferisce una preparazione generale molto lacunosa e assolutamente aspecifica. Tanta la teoria, poca pratica e pressoché totale disgiunzione dalla realtà operativa di reparti e servizi.
    Corsi specifici che diano OGGETTIVAMENTE (stipendio e normative) un motivo per definirsi un vero professionista di SO, non ce ne sono. Ci sono i master per area critica, ma sapiamo bene cosa voglia dire “Area critica”: dagli Appennini alle Ande, dal diavolo all’acqua santa.
  • Costo elevato
    Un infermiere costa molto alla società italiana, sia per la sua preparazione che per il suo stipendio (ancorché lo stipendio degli infermieri italiani sia il più basso d’europa o quasi). Impiegare infermieri per fare cose che non c’entrano nulla con la missione assistenziale e, oltreché stupido, uno spreco di denaro pubblico.
  • Indefinite e indefinibili attribuzioni
    Cosa fa oggi un infermiere di SO?
    TUTTO!
    Per un infermiere di fresca laurea può essere una cosa molto interessante, ma con il passare degli anni e con il vertiginoso crescere dell’assistenzialmente possibile, si tratta della morte professionale, mentre per chi amministra la cosa sanitaria si tratta della gallina dalle uova d’oro.
    Sballottato ovunque, strattonato da tutti, offeso e blandito, trascurato e oberato, l’infermiere fa sommariamente tutto, ma nulla bene e professionalmente specificato. E’ chiamato a fare qualsiasi cosa, è responsabile di tutto e di tutti, eppure non ha mai avuto una preparazione adeguata per sopportare tutto questo.
    L’abolizione del mansionario (senza nemmeno cercare di rivederlo o ammodernarlo) è stata la più gran stronzata che gli infermieri abbiano accettato. Si, avete letto bene, ACCETTATO!
    Ci veniva detto che sarebbe stato caricato tutto sulla nostra schiena e non solo abbiamo taciuto, abbiamo addirittura applaudito per la “liberazione dalle catene professionali”. Da allora, cari colleghi, sono emeriti cazzi. Correggetemi se sbaglio.
  • Operatività schizoide
    Mentre è al tavolino a consegnare degli strumenti a bambini viziati e isterici, o mentre sistema gli strumenti intorno al tavolo chirurgico, l’infermiere deve pensare al paziente, percepire il pericolo, ricordarsi di vizi e stupidate dei chirurghi, deve essere preparato, compiacente, discreto, intraprendente, malleabile, sveglio, sordo per certe cose ma attentissimo per altre, cieco per certe cose ma un’aquila per altre, non deve parlare ma deve comunicare, non deve intervenire ma deve avvisare, deve sapere e conoscere ma non ha il tempo per farlo, deve insegnare ma senza riconoscenze o tempo utile.
    In definitiva l’infermiere lavora in costante ambiente schizoide, facendo cose che nessun altro collega fa, ma senza il diritto ad una specifica riconoscenza.

Io ritengo che, a parte l’Assistente anestesiologico, non servano altre figure infermieristiche in SO. Strumentista e Assistente di Sala sono figure troppo specifiche e limitate per rientrare nel pachidermico essere infermieristico. Tuttavia sono figure richieste, indispensabili per l’adempimento di compiti specifici come l’assistenza chirurgica.
Sono del tutto propenso all’inserimento di OSS specializzati (o altra figura da definirsi) in grado di fare le cose di cui sopra.
L’infermiere deve fare assistenza ai pazienti, a tutti i pazienti.

Principi Generali
Giorgio Beltrammi