Gli scherzi della memoria, le sue carezze e i pugni in faccia che mi dispensa quando richiede la mia attenzione, non li posso schivare e far finta di nulla.
Sono li a prenderli, soccombo ad essi.

Oggi ho dato spazio alle carezze mnemoniche di un lontano passato, accompagnate ed evocate da una dolce canzone, “Everybody’s Got To Learn Sometime” dei “The Korgis“.
Quella canzone mi ha fatto fluttuare ai miei giorni di quand’ero un marinaio di leva a Taranto.

Avevo 21 anni, 31 anni fa.
Quelle giornate interminabili per un servizio che, allora, sembrava interminabile.
Spensieratezza. La più libera, la più ignara.

È incredibile come la memoria selezioni le immagini che più mi riscaldano il cuore. Immagini belle, avvolte da un alone di nostalgia e giovinezza perduta.
Mi ricordo il sole, la musica, le partite a scacchi, i tanti dialetti, l’amore mio lontano. Ricordo il pianto che mi bagnava gli occhi ogni volta che riattaccavo la cornetta al telefono pubblico.
Ricordo le ore passate in branda ad ascoltare la radio. Ricordo le immagini evocate da quelle note musicali, immagini di casa, familiari.
Ricordo le interminabili ore di ozio, le inutili adunate, gli infiniti appelli, la stupida ridondanza burocratica, le risate con i miei commilitoni, le lettere scritte a casa, alla donna che amavo; una al giorno!

Avevo 21 anni allora ed ho lasciato là tanti volti, tanti amici che non ho più rivisto.
Basta un po’ di musica per viaggiare nel mio tempo, poche note per rivedere gli episodi del mio film.
Un film la cui colonna sonora è la più bella che abbia mai ascoltato.

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