Il 23 giugno 1940, dopo 13 giorni dal fatidico annuncio dal balcone di Palazzo Venezia, l’italia vinceva sulla Francia, attaccata in precedenza dai nazisti.
Come ebbe a dire un funzionario francese all’epoca: “Una pugnalata alla schiena!”, l’italia otteneva l’armistizio dalla Francia senza avere praticamente combattuto, tanto per poter dire di essere entrata in guerra al fianco dell’alleato germanico. Nella vaga e vana illusione di potersi sedere al tavolo della pace in qualità di pacificatrice, l’italia del duce della provvidenza, si riempiva la bocca di una vittoria in realtà millantata e vergognosa.

A parte l’atto di assoluta vigliaccheria – per l’aver attaccato un paese già sopraffatto – si scorge già in quell’atto la tradizione italica di pavoneggiarsi per cose futili e oscene e tacere dinnanzi al sopruso, all’ingiustizia ed al raggiro.

L’assonanza con i nostri tempi si è manifestata alle recenti elezioni politiche.
Il PD-L frantumato da penose e devastanti perdite di consenso e di supporto, viene attaccato dal PD+L che non aveva nemmeno la spina dorsale – ma che si beava con l’immagine del duccello da Arcore. La pugnalata alle spalle di un partito di falliti, da parte di una cosca di mafiosi.
Solo che nel suicidio della dignità e della morale, è morta anche tutta l’italia.
Il primo duce disse: “Per il popolo non è importante sapere, quanto di credere!”
Per il popolo italiano di oggi non è importante pensare e agire, quanto di credere e frignare!

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