“Attenzione, Attenzione!
Sua Maestà, il Re e Imperatore
ha accettato le dimissioni da Capo del Governo,
Primo Ministro e Segretario di Stato,
presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere
Benito Mussolini.
E ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro
e Segretario di Stato
il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio!”

Agli italiani non poteva sembrare vero questo annuncio pronunciato dalle gracchianti radio che erano nelle case, nei bar e nei locali pubblici di quel 25 luglio del 1943.
Il Capo, il Condottiero, il Duce, l’Uomo della Provvidenza Benito Mussolini veniva destituito dopo più di venti anni di governo dispotico e dittatoriale, governo che dopo una martellante e ossessiva presenza, sembrava essere intramontabile.
Come una folata di aria fresca e libera, il paese veniva liberato dal giogo del fascismo, anche se poi occorre ammettere che i due anni che seguiranno saranno i più sanguinosi ed i più tetri della storia dell’italia unita.

Ma come si è arrivati a quella mattina di 70 anni fa?
La situazione italiana era veramente disastrosa. Gli alleati erano sbarcati sulle spiagge siciliane il 10 luglio e le città italiane erano costantemente sottoposte a bombardamenti disastrosi. La stessa Roma, capitale dell’Impero d’Italia, era stata fracassata dal bombardamento del quartiere di S. Lorenzo nella giornata del 19 luglio e duemila morti gridavano l’odio e la disperazione di un popolo che non ne poteva più del “Vincere e Vinceremo!”.

Dino Grandi, uno dei gerarchi di maggior rilievo e co-fondatore dell’italia fascista, conscio della disfatta e della necessità di dare una svolta ai resti della nazione, stila un Ordine del Giorno che chiede al Re Vittorio Emanuele III di riprendersi la guida della nazione e salvarla.
Nel testo dell’OdG si legge:

Esaminata la situazione interna ed internazionale e la condotta politica e militare della guerra:
proclama
il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano:
afferma
la necessità dell’unione corale e materiale di tutti gli italiani in quest’ora grave e decisiva per i destini della nazione:
dichiara
che a tale scopo è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali :
invita
il Governo a pregare la Maestà del Re, verso il quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché Egli voglia per l’onore e la salvezza della Patria assumere con l’effettivo comando delle forze armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5° dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia.

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio di settant’anni fa si riuniva il Gran Consiglio del Fascismo, l’evento di massima autorevolezza del cameratismo fascista che non accadeva più dalla fine degli anni ’30.
Lo stesso Grandi si reca all’evento con due bombe a mano in tasca per timore di qualche atto inconsulto. Farinacci, Federzoni, De Bono, Ciano, Bottai e tutti gli alti gerarchi si sistemano alle rispettive poltrone e dopo diverse ore di discussione la seduta viene tolta con la votazione dell’ordine del giorno che sancisce la fine di Mussolini.

Alla mattina del 25 luglio, il Duce si presenta al Re per rassegnare le dimissioni e questi lo fa arrestare dai Carabinieri che, sistematolo in una ambulanza, lo trasferiscono alla caserma e poi da li alla sua prigionia in un albergo del Gran Sasso.
L’italia viene pervasa da un fremito di giubilo. Le insegne del fascismo crollano all’istante, le immagini vengono strappate, le statue demolite, i vessilli bruciati. Per strada la gente manifesta una gioia incontenibile, gioia che non s’accorge dell’imminenza della terribile Guerra Civile che devasterà il paese.
Domani, settant’anni fa, Hitler vara l’Operazione Alarich che corrisponde alla invasione della penisola italiana. Dal Brennero dilagano le truppe naziste e per l’italia comincia la tragedia, quella vera.
Dopodomani, sempre settant’anni fa, Badoglio – il malleabile e opportunista Badoglio – dichiara sciolto il Partito Fascista.
Il fascismo istituzionale, quello pomposamente mostrato alla folla, non esiste più.
Come sappiamo poi, non è mai sparito dalla nostra patria.

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