L’amore può finire.
Chi, dei due, ha ancora l’amore in corso, si strugge abbandonandosi ai ricordi.
Ricordi del giorno prima, per la verità, ma che l’inesorabilità della fine, sembra vestirli di una nostalgia dei cosiddetti “bei tempi andati”.
Ogni memoria, ogni dettaglio nascosto nei ricordi, colpisce il diaframma, il cuscino dove poggia il cuore che, nel tentativo di lenire il dolore, cerca di dormire, di stordirsi con faccende varie, distrazioni, sonno vero e proprio.
Quando il ricordo scuote quel giaciglio, il cuore sussulta e soffre indicibilmente. Il respiro si ferma e tutto il dispiacere si liquefa in lacrime che straripano da occhi disperati che scrutano impazziti o impietriti, un punto indefinito.
Un indolenzimento soverchiante porta il respiro su, sempre più su, proprio dove stanno andando quelle lacrime roventi che, allo sgorgare si accompagnano ad un lungo, angosciato sospiro.

Per non soffrire si tenta la fuga…in tutti i modi, lavorando di più, correndo, mentendo al proprio io.
In quel dolore c’è l’espiazione delle proprie colpe che hanno portato quell’amore al capolinea.
La vita vuole andare avanti e lo deve fare.
Scappare, andare via, distrarsi e confidare in un’altra magica, insensibile dimensione, il tempo!

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