Come ho già detto in altre occasioni, l’infermiere in SO è depositario e custode di un sapere estremamente vasto, ma questo sapere come viene costruito?
Chi infonde questo sapere?
Su quali basi viene costruito il sapere dell’infermiere di SO?
Quanta credibilità ha il sapere di ognuno di noi?
E quanto è quella di chi ci ha insegnato?
Quanto valore professionale ha il nostro sapere?
Lo so, sono tante, troppe domande a cui però mi permetto di dare delle risposte.

In genere il sapere di ogni strumentista/assistente di sala/assistente anestesiologico viene costruito per soddisfare esigenze locali. La visione generalista, cosmopolita e interaziendale è pressoché sconosciuta e non praticata. Ci sono così tante diversità procedurali, tecniche, logistiche, soggettive, chirurgiche e architettoniche che un infermiere di una specifica sala operatoria potrebbe essere incapace di fare il suo lavoro nell’ospedale vicino. Certo il grosso lo sa fare, ma i dettagli non può conoscerli e sono i dettagli che fanno la differenza.

In genere il sapere viene offerto ed elargito dai colleghi più esperti, o più anziani e quasi sempre queste due qualità collimano. L’anziano però può incorrere in un problema, diciamo “affettivo” – e lo dico perché mi capita di provarlo molto spesso – ovvero quello di sentirsi un babbo, o una mamma e in quanto tale, potrebbe tendere ad essere iperprotettivo e agire in prima persona per evitare al discente le “gentilezze” del solito chirurgo.
Poi ci sono i colleghi anziani del tutto inadatti all’insegnamento, quelli gelosi del loro sapere e quelli che sono anziani e basta.
Sarebbe bene invece che il tutor mantenesse un fiero distacco e “lasciasse/imponesse” il fare ed il sapere.

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