Le parole hanno, o dovrebbero avere, un valore.
Per la maggior parte della gente è così, o dovrebbe esserlo.
Le parole hanno significato, forza, valore, senso e potere quando vengono pronunciate in condizioni, di volta in volta, differenti.
Se hanno senso, potrebbero non avere forza, se hanno forza potrebbero non avere senso e così via.

Le parole hanno diverse caratteristiche quando vengono dette a voce, quando scritte a penna, quando scritte al computer, quando scritte su e con materiali diversi.
Le parole possono descrivere, illustrare, offendere, premiare, enfatizzare, nascondere, deflagrare, implodere, svilire, esagerare, shockare, accarezzare e via discorrendo. Le parole possono tutto, o quasi. Possono provocare, reprimere, aizzare, fermare, prevenire, ecc.
Le parole, quindi, hanno un valore sia singolarmente che in gruppo. Sono valori di scambio, di arricchimento, difficilmente le parole impoveriscono chi le ascolta e/o chi le pronuncia. Sono le parole forzatamente taciute a rendere povere le persone.
Le parole abusate possono colpire o infastidire, ma non credo possano impoverire le persone.

Per questo loro potere le parole sono preziose, sono gemme brillanti piene di sfaccettature e tanti riflessi e colori. Sono pepite dorate da proteggere, da curare, ma mai da nascondere o di cui essere gelosi.
Le si pronunciano o le si scrivono a ragion veduta, per dare, per condividere, per incrementare la ricchezza propria e altrui.
Condividere è il verbo stesso delle parole ed a diversità del denaro, le parole sono di tutti, allo stesso modo, con lo stesso significato. Non le si può archiviare nella Banca delle Parole, perché non esiste; come non esiste la borsa valori delle parole.
Però esistono la speculazione delle parole, i furti delle parole, le parole false. Proprio per questo le parole vere, originali e curate esprimono il valore vero di chi le spende.

Un tempo la parola era moneta culturale, era onore, era orgoglio, forza, potere e prestigio. Nelle parole c’era l’essere prima dell’avere, il progetto prima del fine.
Oggi, nella pletorica inflazione delle parole, tutto questo sembra perdersi, la forza sembra dileguarsi.
Un tempo la parola si accompagnava ad un viso che le pronunciava, alla sua espressione nel farlo. La parola assumeva più o meno valore in base al contesto reale in cui si pronunciava. C’era solennità nella parole, c’era un mondo reale attorno alle parole.
Oggi le parole sono sempre più spesso decontestualizzate, pronunciate senza espressione, senza volto. Sembrano perdere quella nota di appartenenza tipica della persona che le ha condivise. Le parole possono giungere a falsificare l’identità della persona che le pronuncia o che le scrive e questo da alle parole un falso potere, un falso valore, ma soprattutto un falso significato.

Spendere vere parole è un atto di vera saggezza.
Sprecare parole falsamente ricche, è un atto di triste povertà.

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