La chirurgia endoscopica è la conseguenza della necessità di ridurre al minimo l’impatto dell’intervento sul paziente, senza rinunciare ad una buona esplorazione delle cavità in cui eseguire l’intervento chirurgico.
L’avvento della chirurgia endoscopica permette di raggiungere questo obiettivo, poiché si giunge ad avere una visione panoramica di tutta la cavità esplorata con l’uso di una ottica con curva di angolazione diversificata per i vari bisogni. Queste conquiste tecniche permettono di giungere ad esplorare pressoché tutti gli angoli delle cavità, esercitando in esse azioni diagnostiche e terapeutiche.
La funzione esplorativa risale a circa 100 anni fa, quando nel 1910 Jacobaeus fece una comunicazione in cui spiegò di avere eseguito una ispezione endoscopica peritoneale, pleurica e pericardica su umani. Quasi simultaneamente Kelling (Dresda), realizzò una laparoscopia addominale in un cane, ottenendo il pneumoperitoneo insufflando aria filtrata. Da quel giorno i progressi sono stati notevoli per la parte diagnostica, fino a che nel 1987 Phillip Mouret realizzò la prima colecistectomia laparoscopica in una paziente che stava per subire una ispezione diagnostica ginecologica. Nel corso dell’intervento l’ottica venne spostata dalla visione pelvica a quella degli ipocondri ed il chirurgo si accorse che si sarebbe potuto effettuare l’intervento di colecistectomia ripetendo le fasi dell’intervento open.
Mouret aprì la strada alla discussione ed alla sperimentazione chirurgica che ha portato alle odierne applicazioni in moltissimi ambiti chirurgici

Chirurgia Generaòe Laparoscopica
Giorgio Beltrammi