di Susanna Pezzoni

Sempre più spesso apprendiamo delle condizioni in cui versano migliaia di detenuti nelle patrie galere, delle limitazioni cui sono soggetti, in termini di spazi vitali, imprescindibili al fine di una permanenza dignitosa e dei soprusi che spesso subiscono ad opera di coloro che dovrebbero occuparsi della loro sorveglianza, della loro cura ed eventualmente della rieducazione……..Rieducazione:”questa sconosciuta”!
Impressionante il servizio trasmetto su La7, per Linea Gialla, ieri notte, nel quale si discuteva dell’ennesimo Uomo, poco più che un Ragazzo, morto “in circostanze non chiaramente definibili”, pianto da una Madre distrutta dal dolore per la sorte di quel Figlio caduto anni prima nella trappola dell’eroina e sottoposto a detenzione carceraria dopo essere stato giudicato colpevole di alcuni furtarelli. Un giovane Uomo di 34 anni che aveva imboccato una tra le peggiori strade possibili, che aveva sbagliato e che pagava il prezzo delle proprie scelte anche in termini di perdita della salute, era infatti affetto da epatopatia HBV/HCV correlata; epatopatia non correttamente seguita durante i primi tre anni di detenzione, aggravata da una somministrazione impropria di psicofarmaci che lo avevano condotto ad un gravissimo stato di deterioramento psico-fisico, talmente marcato da non consentirgli neppure di reggersi in piedi da solo, di provvedere alla propria persona e che gli aveva procurato anche la caduta dei denti.
A tutto ciò, come se non bastasse, si aggiungano le “probabii”, pressochè certe, angherie cui veniva sottoposto pare, dagli stessi “agenti di custodia”, che si traducevano in percosse quotidiane, tante quotidiane e pesanti percosse.

Dunque…..in questo caso si potrebbe dire tutto e tutto il contrario; si potrebbe dire che in fondo è colpa sua, che Lui si era scelto il proprio destino, che in carcere era voluto finire a forza di commettere i furti che gli servivano per comprare quella maledetta eroina; si può dire che era uno tra tanti altri carcerati che magari hanno commesso reati ben peggiori, che hanno ammazzato, stuprato, sequestrato e chissà cos’altro. In questi casi si può dire che è lecito pensare “occhio per occhio e dente per dente”, che tanto sono irrecuperabili, che per taluni crimini, soprattutto quelli più efferati che si configurano come delle vere e proprie stragi o crimini contro l’Infanzia e l’Umanità, sarebbe opportuno perfino contemplare la pena di morte.
In questi casi l’angoscia è talmente tanta, lo sgomento e lo sdegno sono talmente intensi che ciascuno di quei pensieri può essere definito comprensibile, ma non è questo il punto. Il punto è che esistono le Leggi applicate dal Giudice e rese esecutive dagli Organi competenti, ne esistono per ogni reato possa essere commesso, periodicamente vengono riviste, perfezionate ed integrate di nuovi e più particolareggiati Art. e nessuna, dico NESSUNA di queste Leggi prevede che i soggetti sottoposti a limitazione della propria Libertà perché giudicati colpevoli di aver commesso dei reati, debbano anche essere esposti alla violenza, all’ira, all’inquietudine di coloro i quali dovrebbero custodirli, occuparsene da un punto di vista clinico e rieducativo.

A questo punto non saprei dire se è più detestabile la scelta di applicare, almeno per alcuni reati, la pena di morte, scelta con la quale io non sono favorevole, oppure la scelta di far letteralmente sopravvivere a suon di stenti e violenze chi si macchia di un reato punibile con la detenzione.
L’Italia è già stata ampiamente segnalata dalla Comunità Internazionale e diffidata per le condizioni delle sue strutture carcerarie, per il sovraffollamento delle stesse e per le violenze cui vengono sottoposti i detenuti, soprattutto quelli che non posseggono il numero di cellulare di un Ministro, che sono “figli di nessuno, oltre che spesso figli di puttana” (senza nessun riferimento alle Madri da parte mia), che sono Figli di Madri afflitte, disperate, sole a dover fronteggiare eventi molto, troppo grandi per le loro capacità; che si ritrovano a dover fronteggiare un dolore immenso, lo stesso dolore che le accomuna talvolta, alle vittime dei loro figli…Dolore su dolore…..inquietudine sopra inquietudine…violenza che genera violenza in un moto perpetuo di assoluta INCIVILTA’!!

Personalmente posso anche giudicare eticamente, in modo negativo, un detenuto, posso fermarmi a pensare se per lui è davvero possibile e verosimile un reinserimento nel tessuto sociale, se è davvero possibile rieducarlo e senza ipocrisia posso affermare che per molti la “conversione” è opera pressoché impossibile, decisamente improbabile, che è giusto limitarne la libertà, anche a vita se per i reati commessi è previsto dalla Legge, ma penso altresì che NESSUNO debba arrogarsi la facoltà di maltrattare, vessare, violentare, riempire di botte quegli stessi detenuti; che nessuno debba arrogarsi la facoltà di decidere di non curare le malattie di quei detenuti, di utilizzare i farmaci per stordirli, sedarli e continuare a maltrattarli.
Personalmente penso che NESSUNO, ne fuori, ma neppure dentro al carcere possa disporre dell’altrui destino, decretare la vita o la morte di altri Essere Umani, per quanto quelli dentro alle carceri possano essere “deviati”………quelli dentro……….”e quelli fuori”?
Che Uomini sono quegli uomini che imbrattano le proprie Uniformi con il sangue di un Essere Umano, fosse anche disumano, del quale dovrebbero prendersi cura, nel senso più ampio del termine?
Chi non approva i comportamenti violenti altrui, per logica ed intelligenza morale NON deve essere capace di agirli, ma deve essere garante di un senso di Giustizia Superiore, Umana.

Susi

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