È incredibile quante siano le cose che si vedono andando in giro in bicicletta per la città di Riccione.
Ci si meraviglia per cose carine, altre decisamente belle, alcune futili, altre lasciate al degrado ed altre ancora che rappresentano una vergogna, un onta, un disonore di cui portare il peso.
Faccio riferimento alle Ex-Colonie ed al malandato Grand Hotel.
Paradossalmente, accanto a questi monumenti alla indifferenza, allo spreco, al degrado e all’incuria, ho accorpato anche il mega-mostro della vanità che si chiama “Palazzo dei Congressi”. Ma facciamo le cose con calma.

Le colonie che si trovano sul lungomare sono li, più o meno, da 80 anni. Appartengono all’epoca fascista, quando il regime riteneva che portare i bimbi meno abbienti al mare a curarsi la scrofola, la TBC, il rachitismo ed altre malattie da povertà, fosse un opera sociale di elevata urgenza e grande onore. In quelle colonie sono passati tanti bambini e lo hanno fatto fino alla fine degli anni ’70, in alcune colonie anche oltre quel periodo.

Dagli anni ’80, gli anni del benessere, della “Milano da bere”, dei socialisti ladri e degli Yuppies, queste strutture sono state chiuse, ma nessuno si è peritato di convertirle in qualcosa di utile e civilmente interessante. Sono state lasciate alle mani del tempo, del maestrale, della salsedine, della sabbia portata ad abradere muri, infissi e tutto il resto. Le erbacce, i topi, gli escrementi dei zozzoni e i clandestini più miseri sono diventati i nuovi frequentatori.
Ad ogni nuova estate qualcosa cadeva a pezzi, ma qualcosa veniva anche spacciato al loro interno. Storie di miseria, di vizio, di abbandono e tante volte le forze dell’ordine sono intervenute in questi caseggiati per rimuovere la feccia umana.

Delle varie amministrazioni che si sono susseguite, nessuna che si sia posta come obiettivo prioritario il recupero di edifici che, per il fatto di essere stati costruiti bene ed in epoche passate, avrebbero potuto servire la cittadinanza non solo come strutture abitative di carattere popolare, ma anche come sedi per farci qualcosa di interessante.
Le varie amministrazioni, colluse con albergatori e gente di finanza, hanno badato solo a concedere licenze di costruzione per case nuove, alcune fatte veramente male. Le varie amministrazioni – tutte di sinistra, ma col portafogli pieno dei soldi dell’evasione fiscale più nauseante della regione Emilia-Romagna – si sono mostrate molto permissive al cementificare, a spegnere quel Verde che faceva parte delle due parole indicative di Riccione, la nota Perla Verde.

Disinteresse, incuria, abbandono.
Le tre parole che identificano una zona di Riccione che dovrebbe essere invece un’area di rilevanza civica e turistica.Non riesco a tollerare più questo spreco, queste vere e proprie porcherie, questo dilapidare il patrimonio di tutti e non voglio riferirmi solo allo spreco di denaro, ma anche alla devastazione del territorio.
La mia parte voglio farla facendo partecipi i miei lettori di questo scandalo, pubblicando alcune immagini.
Da notare le ultime due fotografie, quella del Palacongressi – che io chiamo con livore “Ecomostro” – e quella del Grand Hotel.
Il primo è stato voluto strenuamente dal Comune di Riccione che ora non sa come gestirlo e non sa cosa farci. Il secondo, pur di proprietà privata, è una zecca nel culo, una cagata puzzolente sul tappetto del salotto buono, con Viale Ceccarini a due passi.
Era proprio necessario costruire l’Ecomostro? Non si poteva recuperare il Grand Hotel e farlo diventare il PalaCongressi di Riccione?
Evidentemente no!

Oggi Riccione non è più la Perla Verde che fu un tempo. È solo una perlina dai colori spenti, adagiata su una coltre di cemento che ha ucciso il turismo e la bellezza di un posto invidiatoci da tutta Europa.
Complimenti!

colonia1

colonia2

colonia3

colonia4

SAMSUNG

SAMSUNG

Annunci