Oggi, per l’ennesima volta, ho provato disagio nell’esercizio della mia professione.
Le certezze che avevo in tempi ormai remoti, in cui credevo nell’operato della Medicina Ufficiale (MU), sono crollate da un pezzo.
Oggi ho potuto notare, per l’ennesima volta, che asportare un pezzo di corpo umano, o un organo, è l’unica metodica conosciuta dalla MU, l’unica pratica non solo accettata, ma promossa e supportata, per tentare di risolvere problemi di salute delle persone. Su questa metodica si pubblicano libri, si fanno congressi per stabilire che asportare senza sapere perché, senza pietà e senza comprensione della persona stessa, è cosa accettabile e accettata.

Nel 2014 la MU ricorre ai metodi del 1910, di fine ‘800. Oggi lo fa con più raffinatezza, con più sicurezza e rapidità e con mezzi straordinari e stupefacenti, ma in ultima analisi, la MU non ha fatto alcun progresso nei riguardi della natura umana, del suo rapporto con la Natura e con i doni che essa le ha dato.
Hai un “cancro” alla tiroide? Via la tiroide.
Hai un tumore dello stomaco? Via lo stomaco
Hai un tumore al retto? Via il retto e colonstomia definitiva.
E via di questo passo.
Non è cambiato nulla.
Peggio. Siccome guarire una persona ammalata di “cancro” è ancora ampiamente un insuccesso, la MU si è inventata la chirurgia precoce ed è proprio in occasione di un intervento di questa “chirurgia della fretta”, che ho provato disagio.
Asportare un organo in una persona del tutto asintomatica, con la presunzione che il male l’avrebbe uccisa, con l’alterigia di fermare qualcosa che non si sa’ perché si sia messa in moto. Mi sono sentito proprio male.
Costringere una persona a prendere farmaci per il resto dei suoi giorni, per non avere capito nulla del suo “male”, ma con la certezza che questo l’avrebbe uccisa.
Non è medicina questa.

Ho detto ai chirurghi che erano troppo aggressivi, che non è stato dato modo alla persona di essere accudita e seguita per vedere la “presunta” mortalità della sua “malattia” e la risposta è stata:
«Perchè lo lasceresti lì?»
Per loro esiste il cancro, non la persona. Non le ragioni del fenomeno che si è avviato in lei.
È pazzesco!
Il ribaltamento ufficiale della missione medica e sanitaria.
Trattare la “malattia” a prescindere dal “malato”.

Ammetto che sono stato assalito dall’amarezza. È difficile per me accettare queste cose. Lo è sempre di più.
Il guaio è che le devo accettare tutti i giorni.