Come ormai chi mi legge ha capito, non è un bel periodo della mia vita. Sono passato dalla Stella, alle stalle!
Cerco di riavere una vita colorata e “piena”. Non è semplice e al momento non ci riesco. Cerco anche di offrire alla gente che frequento (pochissima per la verità), una faccia accettabile o che io credo che gli altri possano accettare. In altre parole, alla mattina quando mi alzo stremato da una notte insonne e da pensieri vorticosi e monotematici, oltre a indossare quei soliti due panni, non mi dimentico di vestire quella maschera con cui mi sono presentato al mondo e che il mio mondo conosce.
Dimentico tante cose, ma mai di vestire la mia maschera dell’accettazione.
Una maschera di falsità forse, fatta per coprire la debolezza del mio ego e del mio spirito. Maschera che mi ha fatto accettare dagli altri, ma che mi ha allontanato da me stesso.
Le maschere per l’altrui giudizio, sono argomento ormai noto e non sto’ qui ad arzigogolarci sopra, anche perché non sono uno psicologo.
La questione è che questa maschera dell’accettazione altrui è così tanto stratificata, che io non so’ più chi sono davvero…ed ho il timore di scoprirlo.
Ho paura di scoprire di aver buttato tutti i miei 53 anni, di aver perso occasioni d’amore, opportunità di essere migliore di come mi sento. Ho paura di sapere chi sono e perché!

Poi mi guardo intorno.
Mi chiedo quanta gente mascherata incontro ogni giorno. Ma ancor più mi chiedo quanta altra gente si corica alla sera con l’animo stanco, speranzoso come me, che l’indomani sia tutta un’altra cosa…
…salvo poi scoprire che non è così.
Mi chiedo quante lacrime vengono versate nel silenzio e nella impotenza. Quanto sia forte la convinzione che nessuno capirà e quanto sia diffusa la disistima di se stessi.

Le maschere fanno comodo e il vestirsi da qualcuno è spesso l’unico modo per non implodere. Quei vestiti posticci sono in realtà l’unico vero sostegno della persona. Come insetti, il cui esoscheletro raccoglie e contiene le interiora molli e fragili, così gli abiti di sostegno sorreggono la persona. E ci si abitua così tanto ad aggrapparsi da dentro a quelle armature, da non poterne fare a meno, anche se il peso da portare è ingravescente.

Io non so’ come fare a rimuovere le mie cosmesi dell’anima. Non so’ come abradere il trucco che ho, nel tempo, steso sul mio me.
Ho paura di perdere ciò che di me apprezzo, di giocarmi quello che mi ha caratterizzato. Ho paura di perdere quegli affetti creati proprio con quella maschera. Ho paura di illuminare quegli angoli bui della mia storia che, per comodità, ho usato proprio per nascondere le frattaglie più dolenti.

Non so cosa pensare di me stesso.
Qualcuno mi dice di voltare pagina, di cambiare atteggiamento…ma non è come uscire da un portone per entrare in un altro; non è come spegnere una lampadina e poi accenderne un’altra.
Non voglio cambiare maschera.
Vorrei riuscire a portare quella che ho, riconoscendola.
In questo momento la maschera è sbiadita.

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