Fin da ragazzo sono stato etichettato come “strano”. Quello che veniva preso in giro, quello che non riusciva mai ad integrarsi del tutto, quello che giocava a calcio solo perché gli altri lo facevano e non c’era altro. Venivo messo in porta perché io non sapevo dribblare, avevo paura dello scontro fisico, non avevo la mentalità tattica e non riuscivo mai a stabilire a chi passare la palla. Venivo messo in porta, ma non riuscivo a parare in acrobazia e se davanti alla porta c’era confusione, io andavo in avaria.
Quando sono stato un po’ più grandino, ho avuto incommensurabili problemi con le donne. Io non capivo gli sguardi, non riuscivo a farmi avanti e non avevo il “sense of humour” tipico dei sedicenni. Ero “strano”, l’asociale, il disadattato. Rimediavo solo figuracce e delusioni.
Sono diventato grande e sono stato sempre colui che non vuol stare alle regole, che quando vede l’illogicità delle cose, gli si pone contro. Le regole stupide per me sono stupide e basta, non mi interessa che siano regole, sono solo stupide.
Sono sempre stato etichettato come indolente, amimico, anaffettivo, compulsivamente attaccato a rituali e schemi. Sono stato e sono etichettato come “strano”.

Ho passato questi 53 anni mascherandomi, come ho scritto in un recente post. Ho cercato di conformarmi alla normalità, a quello che gli altri si aspettavano da me, o che io credevo si aspettassero da me. Ma quelle maschere erano scomode per la parte interna della maschera, per me stesso.
Discutendo con una amica di FaceBook, è venuto fuori che c’è una ragione al mio quotidiano disagio affettivo/comunicativo. Si chiama Sindrome di Asperger.
All’inizio ho creduto fosse una emerita cazzata, poi, come mi accade sempre, ho cercato di approfondire nel chiuso di casa mia. Ed ho scoperto diverse cose che mi sono state rivelatrici e, devo dirlo con onestà, di grande sollievo.
Prendo a prestito le parole di Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger). Le note in corsivo rosso, sono i miei commenti

La sindrome di Asperger è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentata con l’autismo e comunemente considerata una forma dello spettro autistico “ad alto funzionamento”. Il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981; la chiamò così in onore di Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco il cui lavoro non fu riconosciuto fino agli anni novanta.
Gli individui portatori di questa sindrome (la cui eziologia è ignota) presentano una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti. Diversamente dall’autismo classico, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o nello sviluppo cognitivo.

La Sindrome di Asperger non è diagnosticata solo per le proprie caratteristiche, ma anche per una vasta gamma di condizioni di comorbilità (disturbi non dovuti alla Sindrome), come depressione (io sono stato ammalato di depressione nel 1994), ansia, disturbo ossessivo-compulsivo

La sindrome rientra nello spettro autistico e pertanto non tutti gli individui presentano lo stesso insieme di sintomi e nella stessa configurazione. Comuni sono le seguenti caratteristiche:

  1. esordio nell’infanzia (ero un bambino che si isolava o che faceva quello che piaceva agli altri per non sentirmi escluso);
  2. limitate relazioni sociali, isolamento:
    • nessuna o poche relazioni durature; relazioni che variano da troppo distanti a troppo intense (avevo un amico che si chiama Roberto a cui ero legato intensamente, ma lui mi diceva che gli stavo troppo addosso);
    • interazioni goffe o sgraziate con i coetanei;
    • egocentrismo inusuale (come mi diceva il mio ex-grande amore!), con una mancanza di attenzione verso gli altri e i loro diversi punti di vista (e proprio lei mi ha insegnato ad essere leggermente diverso. Per questo sento di esserle debitore); scarsissima empatia o sensibilità (mia madre mi diceva e continua a dirmi: «Se casca il mondo, tu ti sposti più in la’»);
    • bisogno di una “persona guida”;
    • mancanza di conoscenza delle convenzioni sociali; predisposizione a infrangerle;
  3. problemi di comunicazione:
    • voce strana, monotona, a volte con un volume insolito; (tendo ad alzare la voce…purtroppo)
    • parlare verso (piuttosto che con) gli altri, solitamente del proprio interesse, con poca preoccupazione circa la loro reazione di risposta;(ho la tendenza a “fare conferenze”)
    • linguaggio buono superficialmente, ma formale/ampolloso/pedante;(adesso capisco perché alcuni se ne vanno quando mi dilungo nel parlare!) difficoltà ad afferrare un senso diverso da quello letterale; (grazie a quell’angelo che ho amato, ho imparato un pochino a leggere le parole e le frasi in modo un po’ più completo)
    • anomalie del comportamento comunicativo non verbale; in apparenza impassibile e con poca gestualità; (il mio angelo mi diceva che ero amimico)
    • anomalie dello sguardo e delle espressioni facciali; contatto visivo assente o troppo intenso;
    • corpo strano, con postura goffa o sgraziata. Andature bizzarre o anomale, movimenti strani o impacciati; (a volte)
  4. attività particolari:
    • interessi circoscritti perseguiti con ossessione, come collezionare fatti e dati di poco valore pratico o sociale; (ho praticato il modellismo allo sfinimento, ho studiato Medicina Cinese 10 ore al giorno per 10 anni, ho studiato il linguaggio HTML per diversi anni, ho studiato i criteri di accessibilità web per tre anni, ho collezionato francobolli, scritto libri e tanto altro con una intensità che tutti hanno creduto patologica….adesso capisco!)
    • routine o rituali inusuali (sono un fumatore di pipa e sigaro e il rituale di preparazione e accensione sono per me sacri); i cambiamenti spesso sono sconvolgenti (io detesto i cambiamenti, oppure cambio davvero tutto);
  5. alcuni sintomi fisici:
  6. difficoltà motorie nell’infanzia; (fortunatamente no)
  7. anomalie di locomozione, di equilibrio (qualche volta), di destrezza manuale, di scrittura a mano;
  8. movimenti rapidi, ritmici e di imitazione (mi sarebbe piaciuto suonare la batteria!)

La scarsa empatia è probabilmente l’aspetto più disfunzionale della sindrome. I soggetti che ne sono affetti hanno sperimentato difficoltà in aspetti basilari dell’interazione sociale, come il mancato sviluppo di amicizie, o la condivisione di interessi con altri (per esempio, mostrare agli altri oggetti di proprio interesse), o un deficit di reciprocità sociale o emotiva e un ridotto utilizzo del linguaggio non verbale come il contatto visivo, le espressioni facciali, la postura e i gesti. (Io attualmente posso dire di avere un amico (Gigi) con cui, raramente parlo. Io non sento il bisogno di amicizie e paradossalmente ho tanti conoscenti su FaceBook con cui mi intrattengo a parlare. Il contatto diretto non è per me una necessità.) Questo stato o condizione innata comporta problemi coi normali scambi sociali tra persone di pari livello.

Nell’infanzia e durante l’adolescenza ciò può causare seri problemi perché un bambino o un ragazzo ha difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali e potrà essere scartato dai coetanei (io ero lo scemo del gruppo. Ora capisco un sacco di cose!), scontrandosi con una sorta di “crudeltà sociale” (c’erano Gianni e Marino, due miei coetanei vicini di casa, che si divertivano a tendermi agguati e a picchiarmi. Io non capivo perché gli stessi tanto sui coglioni, ma loro si divertivano a menarmi e ad insultarmi. È dovuto intervenire mio padre che li ha presi a calci a entrambi!); potrà essere spesso considerato corresponsabile di questa crudeltà nei suoi confronti, sebbene egli non riesca a capire né il perché dell’ostilità né che cosa stia facendo di “sbagliato”.

Le relazioni affettive, per esempio, risultano particolarmente compromesse, benché spesso siano molto desiderate. Difatti i risvolti delle difficoltà empatiche sono vissuti con sofferenza, a fronte di una spesso notevole tendenza alla filantropia (sono un infermiere), caratteristica che differenzia tale sindrome da quelle definite “disturbi della personalità” che hanno tendenze di asocialità, mentre nella sindrome di Asperger vi è un estremo desiderio di socialità, inappagabile proprio a causa della condizione stessa. I detentori di questa sindrome hanno una delicata, spiccata e florida emotività interiore, nonché articolata, come pure è grande la loro sofferenza nel non riuscire a manifestarla palesemente. Questo li porta spesso ad avere problemi relazionali soprattutto col sesso opposto (enormi problemi! Penso e credo che con la fine del rapporto con il mio angelo, io non avrò più rapporti con l’altro sesso…è troppo difficile e complicato!), creando incomprensioni; il loro “distacco” è percepito come mancato interesse (“ritrosia”) ma ciò è spesso frutto dell’inibizione propria della sindrome.
Molti pazienti Asperger sono consapevoli di avere difficoltà nell’esprimersi, il che a sua volta è fonte di inibizione proprio per il timore di non essere all’altezza della situazione o perché già si aspettano di non essere capiti, proprio quando la situazione richiede loro il “normale” contributo empatico ed affettivo proprio delle interazioni sociali. Tale aspettativa di incomprensione può risultare ansiogena e porta ad evitare ‘tout court’ (più o meno inconsciamente, dolorosamente, e come meccanismo di “auto-difesa”) qualsiasi tentativo di esprimere i propri sentimenti, appunto per non “ferire” o “deludere” l’interlocutore (fino a qualche anno fa, io evitavo scrupolosamente di esprimere il mio sentito interiore, con il tempo qualcosina esce). Tutto ciò tende ad indurre i pazienti alla chiusura in se stessi, manifestando “freddezza” e “distacco” dall’oggetto del loro amore o desiderio, non sentendosi all’altezza delle aspettative; in genere si nota spesso che più manifestano distacco e più in genere provano interesse e sentimenti, a scapito però di una mancata unione o di fraintendimenti con quest’ultima.

Sovente si riscontra nelle persone detentrici di questa patologia, una certa “lentezza” scambiata spesso come “riluttanza” nel capire e nel manifestare i loro sentimenti e quelli altrui o ad aprirsi solo semplicemente verso gli altri e quindi all’esterno. Si evidenzia che nella maggior parte dei casi, le persone affette dalla Sindrome di Asperger, preferiscono un approccio relazionale e personale più “diretto” e nitido rispetto ad uno più “torbido” o elusivo, perché facilita di gran lunga il capire in che posizione si trovino rispetto ad un “potenziale partner”, adattandone eventuali aspettative ed interessi ai loro, creandogli quindi meno difficoltà nell’instaurare un rapporto sentimentale sentendosi anche più apprezzati e capiti mettendoli a proprio agio. Questo è dato dal fatto di non voler deludere le aspettative del partner, (rendendosi conto e di esserne consci spesso del loro problema) e con ciò evitarne anche una sua eventuale perdita o distacco con inevitabili frustrazioni. La sconfitta è vissuta in modo molto più sofferto che nelle altre persone, e rappresenta per essi un dolore intenso quando avviene in campo amoroso. In genere riescono ad amare ed hanno sentimenti più profondi ed intensi di qualsiasi altra persona definita “normale”, perché spesso sono soli, e quindi hanno un gran desiderio, ma molto spesso bisogno, di riversare su qualcuno o più tutta l’emotività che hanno dentro di sé, ma frequentemente possono instillare nel proprio partner confusione, dubbi e insicurezza. (preferisco non commentare. Primo perché mi viene da piangere e sto’ male, secondo perché non trovo le parole per commentare.)
La pressione a cui si sentono sottoposti in una situazione nella quale sia necessario “intrattenere” gli inibisce il pensiero razionale e la lucidità che sarebbero necessari proprio per poterlo fare; ciò è all’origine dei comportamenti sostitutivi tipici (come il dondolarsi, ritmare col piede (che faccio sempre), smorfie inconsapevoli). Uno dei principali timori dei soggetti nel relazionarsi, è che gli altri possano provare paura nei loro confronti, ragion per cui cercano di mostrarsi appositamente ancor più mansueti di quanto già la loro condizione li fa apparire; ciò li pone spesso come potenziale vittima di bullismo.

Una fondamentale differenza con le psicosi è che in queste manca il senso di colpa, mentre nella sindrome di Asperger esso è presente in misura normale, per questo motivo molto difficilmente una persona Asperger si rende autore di atti volontari di prevaricazione sul prossimo. E sempre per tale ragione non sa come dover reagire quando gli atti di prevaricazione sono diretti da altri verso egli: la reazione potrebbe essere inesistente (io non reagisco agli affronti od alle ingiustizie, aspetto che passino) oppure tardiva e smisurata rispetto al torto subito, susseguente ad un’analisi ponderata razionalmente su “come si comporterebbe un’altra persona”. Eventi irritanti che per altre persone sarebbero facilmente gestibili, per essi diventano crisi d’ansia che scatenano due tipi di reazioni, che si esplicano in due modalità esternamente molto differenti, perfino opposte, che gli individui Asperger chiamano con i nomi di “meltdown” (ovvero “fusione del nocciolo”) e “shutdown” (ovvero “spegnimento”);
la prima si esplica in un accesso di rabbia, o addirittura in un’aggressività apparentemente futile (ad esempio a seguito di una presa in giro, evento che le altre persone riescono a saper gestire con la diplomazia, mentre gli Asperger no) (ricordo un evento occorso qualche anno fa. Una dottoressa in combutta con alcuni miei colleghi, volendosi divertire proprio sul mio modo di gestire l’ansia, mi tirò uno scherzo facendomi credere che per il pomeriggio ci fossero da operare 12 pazienti con cataratta. Dato che non se ne operavano mai più di 6 in seduta pomeridiana, la mia reazione fu esageratamente scomposta e io quando me ne resi conto, mi sentii una merda ambulante e notai la sua espressione attonita relativa alla mia reazione. Gli episodi di reazioni smisurate sono decine. Il meltdown era per me una questione settimanale, specialmente al lavoro), e che quindi agli occhi delle altre persone potrebbero apparire sintomo di carattere violento. Si tenga però conto del livello di autocontrollo, che differenzia questi accessi da quelli degli psicotici: in questi ultimi sono eventi incontrollabili, mentre negli Asperger sono dimostrazioni volontarie sulle quali mantengono comunque un ferreo controllo razionale.
Difatti questi episodi non sono dovuti a natura violenta, ma sono reazioni all’incapacità di gestire determinati eventi, eventi che le altre persone potrebbero considerare anche futili. L’evento “shutdown” invece, pur avendo le stesse basi ed essendo scatenato dalle stesse ragioni, si esplica in uno spegnimento delle attività cerebrali che determina pure l’assenza di quelle motorie volontarie; esso si può verificare ad esempio durante un’aggressione subìta, alla quale essi non sono in grado di reagire ma “si spengono” e quindi non oppongono alcuna reazione anche qualora potessero fisicamente esserne in grado (la mia ex-moglie mi diceva che avrebbe voluto litigare con me, ma io mi “spegnevo” e lei ne rimaneva delusa. La stessa cosa accadeva con la seconda ed ultima donna della mia vita).

L’alienazione sociale delle persone con la sindrome di Asperger è così intensa fin dall’infanzia che molti si creano amici immaginari per compagnia (non avevo amici immaginari, ma giocavo mentalmente ad essere un autista di autobus ed a ripercorrere il tragitto di una linea, la 1 e la 11 per la precisione). Ciò può condurre all’acquisizione di elevatissime capacità, di cui si fanno alcuni esempi: nel campo tecnico-informatico (soprattutto attinente all’architettura dei circuiti logici e gli algoritmi di programmazione) (mi sono imparato il linguaggio web HTML e CSS), nella creazione di giochi di ruolo, nelle attività astratte logico-matematiche, nell’intuito musicale o anche nella fisica teorica altamente specialistica. Per molti di essi l’attività di elaborazione mentale è così parossistica e rapida, da rendergli difficile anche esprimere non solo verbalmente ma anche per iscritto i propri pensieri (questo l’ho imparato con il tempo).

L’intensa attenzione e la tendenza a cercare di capire logicamente le cose può sì garantire alle persone con Sindrome d’Asperger un alto livello di abilità nei loro campi d’interesse specifico, ma al prezzo di grandi difficoltà nella comunicazione e nel farsi comprendere dal “mondo sociale” (nel quale non sempre le regole e le consuetudini seguono la logica) (io detesto le regole stupide, tendo a violarle con estremo godimento).
Hanno la tendenza, ad esempio, a non riuscire a capire il motivo per cui sia deprecato mostrarsi nudi (non scendo in particolari, ma un episodio simpatico mi corre alla mente. Se io sono in confidenza con una persona, cioè la amo, il mio corpo è suo e non lo devo nascondere); ciò non significa che essi desiderino farsi vedere nudi o vedere gli altri nudi (non ha a che vedere con il naturismo quindi), ma che, pur rispettando anch’essi tale convenzione sociale, non comprendono perché, volendo, non lo si possa fare.

Nonostante le difficoltà, a volte le persone con Sindrome d’Asperger hanno un raro e sviluppato senso dell’umorismo, con un’abilità non comune per i doppi sensi (amo spesso fare allusioni e doppi sensi a sfondo sessuale, mi piace vedere la reazione degli altri. Difficilmente sono volgare…almeno credo), i giochi linguistici, la satira e altro, anche se a volte considerato come “criptico” dall’esterno o eccessivamente raffinato, rendendo spesso il soggetto detentore di questa Sindrome, ancora più chiuso verso l’esterno sentendosi “incompreso”.
La loro facilità di lettura-scrittura è spesso notevole, tanto che possono essere definiti “iperlessici” (ad esempio leggono in maniera ossessiva qualunque insegna stradale e gli orari esposti alle fermate degli autobus), a volte grafomani (pur con le difficoltà nella concentrazione) (credo di aver scritto nella mia vita più di un miliardo di fogli, senza esagerazioni), come pure il ricordarsi a vita il minimo particolare di una situazione vista, vissuta o sentita (so citare a memoria decine e decine di scene di film o frasi celebri, ma non ricordo una poesia, non mi vengono in mente cose importanti dette da qualcuno che parlava con me un attimo prima), o di ricordarsi a memoria un numero o una serie di numeri (ad esempio telefonici, civici, date, o altro) per molto tempo e senza il minimo errore. Sebbene molti di loro non possano avere una vita considerata socialmente appagante dalla gente comune – vista una maggiore tendenza a rimanere isolati – trovano comunque spesso persone comprensive e competenti (qualche volta tra persone che rientrano nel campo dell’autismo, altre volte no) con cui stringono buone relazioni.

[…]

Come detto, pur senza comprendere, apprendono le regole sociali e le rispettano anche a livelli rigorosi; ciò si evince anche dalla condotta nella guida dei veicoli, dove mantengono una condotta estremamente prudente e definibile come “iper-razionale”, incentrata peculiarmente sul mantenere i giri del motore al livello ideale che la situazione richiede (io controllo il cruscotto molte decine di volte, ed evito rigorosamente di andare oltre i 120 Km/h, anche in autostrada. Il motore non deve mai andare oltre i 3000 giri/minuto. Se il motore soffre, io soffro!).

Gli individui con la sindrome di Asperger spesso mostrano comportamenti, interessi e attività ristretti e ripetitivi e talvolta risultano anormali per intensità e focalizzazione. Con “ristretti” non si intende che durante l’arco della vita si interessino solo ad un dato argomento, ma che in un dato arco temporale si concentrano solo su di esso, pur variando diversi argomenti ad ogni arco temporale, ragion per cui riescono ad avere anche una discreta cultura generale. (il mio tipico comportamento è stato sempre incentrato a ciò. Da ragazzino mi sono concentrato sulla micologia, lo studio dei funghi di cui conoscevo vita, morte e miracoli. Chiuso quello è venuto lo studio della medicina ed ho fatto l’infermiere con ottimi risultati. Finito quello ho incentrato il mio interesse sulla Medicina Cinese che ho studiato con grande intensità per una decina di anni e che si può vedere online nel mio sito. Poi mi sono dato allo studio del linguaggio HTML e CSS per produrre pagine web, poi è stata la volta dello studio sull’accessibilità dei contenuti web, poi lo studio della Nuova Medicina Germanica, poi della storia del ‘900, poi quella del medioevo. Insomma tanti padiglioni di conoscenza, ma una estrema ignoranza per i temi di attualità e di socialità in genere.) Tuttavia questo concentrarsi su un unico argomento in un dato arco temporale gli è di nocumento in ambito scolastico, giacché la tendenza è verso il rifiutarsi di imparare materie non di loro interesse, a fronte di un estremo interesse per una materia in particolare (Il mio rendimento scolastico di elementari e medie è stato enormemente scarso, soprattutto per la matematica. Quando sono andato a fare infermieristica ho studiato come un pazzo ed il rendimento è stato, a detta dei miei insegnanti, eccezionale. Un vero rompicoglioni saputello scassacazzi!). Vi è inoltre l’adozione di abitudini o rituali rigidi, movimenti stereotipati e ripetitivi o un eccessivo interesse per parti specifiche di oggetti.

Il perseguimento di specifiche e ristrette aree di interesse è una delle caratteristiche più evidenti. Gli individui con la sindrome di Asperger possono raccogliere e acquisire una grande quantità di informazioni dettagliate su un argomento relativamente limitato, ad esempio i dati meteo o i nomi delle stelle, senza necessariamente avere una reale comprensione dell’argomento considerato nella sua totalità (Essendomi interessato di Dietetica Cinese, mi ricordo dei nomi cinesi degli alimenti e dei loro nomi latini…non mi serve a un cazzo, ma me li ricordo!).[…] Nonostante questi interessi speciali possano cambiare da periodo a periodo, spesso dominano l’interazione sociale e le attività, tanto che anche l’intera famiglia viene coinvolta nell’argomento scelto.
Questo comportamento è considerato comune tra i bambini, specialmente tra quelli di 5 o 6 anni. Pertanto risulta più difficile riconoscere questo stile di comportamento come un sintomo.
Comportamenti motori stereotipati e ripetitivi sono una parte fondamentale per fare una diagnosi della Sindrome di Asperger o di altri disturbi dello spettro autistico. Essi comprendono i movimenti della mano, come sbattere o torcere, e complessi movimenti di tutto il corpo. Questi sono in genere ripetuti in più scatti e appaiono più volontari e simili a rituali rispetto ai tic nervosi, solitamente veloci, meno ritmici e meno simmetrici. Fanno parte della comorbilità, essendo attività di sostituzione allorquando vi sia una repressione (anche volontaria), non solo manuale ma anche del parossismo mentale.
Secondo il test diagnostico Adult Asperger Assessment (AAA), la mancanza di interesse per la narrativa e una preferenza nei confronti di argomenti non di finzione è comune tra gli adulti con l’Asperger (io non leggo romanzi, ma dizionari, libri che parlino di fatti concreti o scientifici. Diciamo che il mio paesaggio letterario è arido).

Gli individui portatori di questa sindrome mostrano, soprattutto in giovane età, spesso una capacità limitata per le spontanee interazioni sociali, sovente falliscono nello sviluppare solidi rapporti di amicizia e si applicano solo a ristretti argomenti di interesse escludendo tutti gli altri. Anche se molte persone con questo disturbo hanno alcuni problemi di comunicazione, per esempio una povertà in quella non verbale od un linguaggio pedante, alcuni soggetti possono possedere buone facoltà sia verbali sia cognitive.
Gli individui con la Sindrome di Asperger possono offrire grandi contributi intellettuali, avendo un’intelligenza nella norma o finanche superiore alla norma, ma allo stesso tempo, a causa della loro scarsa capacità di empatia, possono mostrare insensibilità sociale e apparire indifferenti verso i propri cari e conoscenti (il mio angelo mi chiedeva ogni tanto dei miei parenti ed io non sapevo cosa dirle. Lei rimaneva attonita, non riuscendo a capire come mai io non frequentassi parenti e amici. A me sembrava e sembra ancora normale.). Anche se i deficit manifestati da queste persone sono spesso debilitanti, molti individui ottengono risultati positivi, soprattutto in aree in cui non è richiesta un’interazione sociale (pur essendo un infermiere, la figura che fa del contatto con il malato la propria mission, io ho scelto di fare lo strumentista di sala operatoria, dove il contatto con i pazienti è al minimo).
Alle persone autistiche mancherebbe, invece, quest’abilità e gli individui con Sindrome d’Asperger possono essere considerati come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà esteriore, come coloro che soffrono di autismo classico.

Gli individui giovani ed inesperti affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso ed avere maggiore difficoltà a comprenderne le sfumature o addirittura fallire nell’interpretarne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale; per loro è estremamente difficile saper leggere tra le righe, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente (la menzogna, i doppi sensi, l’ironia implicita). Interpretano gli altri esclusivamente come si mostrano effettivamente, ne danno cioè un’interpretazione solo letterale.
Bisogna comunque notare che, trattandosi di un disturbo (o, per meglio dire, d’una differenza ontologica nello psichismo, perfettamente innata secondo i più recenti studi di neuroscienza […]) con ampio spettro di variazione, una certa percentuale di individui con Sindrome d’Asperger ha buone capacità di leggere le espressioni facciali e le intenzioni degli altri, quasi al livello neurotipico (sono spesso in grado di leggere le emozioni degli altri, nel loro viso e questo li lascia regolarmente stupiti). Spesso continuano a mostrare però difficoltà nel fissare negli occhi le altre persone, ritenendo il contatto visivo altamente ansiogeno (che procura cioè uno stato di tensione che va al di là delle proprie capacità di sopportazione), mentre altri possono mantenere l’incontro visivo in modo eccessivamente fisso, tanto da sembrare che attraversino le persone senza davvero vederle, il che può essere avvertito come “disturbante” da un esterno. Con il passare dell’età l’esperienza e la capacita cognitiva di comprendere situazioni sociali, permette sempre più di compensare questa deficienza.

Generalmente attratti da attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, una determinata logica, come per esempio le classificazioni, le date e simili.

Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, il soggetto può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l’ossessione per l’architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l’individuo con Sindrome d’Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un’attenzione pressoché ossessiva rivolta ai dettagli delle cose o della comunicazione, una memoria focalizzata eminentemente sulle immagini visuali, detta “eidetica-visiva”.

Hans Asperger chiamò i suoi pazienti “piccoli professori”, basandosi sull’idea che bambini o persone poco più che adolescenti potevano avere un bagaglio di conoscenze nei loro campi d’interesse pari, se non superiori, a quello dei professori universitari (quando facevo il corso da infermiere io studiavo alla follia e lo facevo sempre, domenica e festivi compresi. Mi ergevo a “insegnante” guadagnandomi l’odio e il rancore dei miei compagni di corso. Ero un vero, assoluto rompicoglioni e ho lasciato un ricordo odioso nei loro cuori. Sono dispiaciuto per questo e vorrei tanto potermi scusare con ognuno di loro. Mi sono sentito superiore e ho meritato il loro distacco). Questo perché gli individui con Sindrome d’Asperger hanno un’intelligenza nella norma se non superiore, a scapito però di una capacità d’interazione sociale nettamente inferiore e ben più problematica. Non è raro che tendano a considerare deficitarie in logica e razionalità le altre persone.

Gli autistici hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse anche esagerate (in tal caso inadeguate), sebbene quel che generi una risposta emotiva considerata corretta potrebbe non essere sempre la stessa rispetto ai neurotipici (di qui la definizione di neurodiversità); quello che manca loro è un’innata abilità di esprimere correttamente i loro stati emotivi coi gesti, il linguaggio corporeo e l’espressione facciale (che in genere i bambini imparano durante i primi anni di vita attraverso la normale interazione con l’ambiente sociale). Molte persone con Sindrome d’Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune: manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza i propri sentimenti o il proprio stato emotivo.
Si è notato che sviluppano fin dalla prima infanzia, ma in genere anche durante il corso della loro vita, abilità o capacità di tipo artistico.

Effetti sulle relazioni

Le persone con la sindrome di Asperger sono più facilmente soggette a forme depressive rispetto alla popolazione generale e ad una maggior probabilità di ideazione suicidiaria (sono stato sul punto di suicidarmi nel 1994. Ho preparato tutto quello che serviva per uccidermi, mi mancavano solo i farmaci per farlo. Ho messo tutto a posto in modo da lasciare di me una immagine accettabile post-mortem. Poi mi è mancato il momento. Non ho paura della morte e non mi interessa di morire, ma non la vado più a cercare), spesso concorrendo a creare nella loro interiorità un coacervo di contraddizioni, in quanto possono avere notevoli difficoltà anche solo a comunicare i propri problemi o capire quando è il momento di mostrare affetto; inoltre sono molto letterali nel parlare e hanno difficoltà a comunicare in una maniera emozionale comunemente accettata e compresa.

Molte di loro vengono spesso additate o considerate erroneamente con connotazioni negative, pensando che siano insensibili, antipatiche, saccenti, strambe, egoiste, asociali, schive, narcisiste, goffe o maleducate, e nel migliore dei casi, timide ed introverse, compromettendo maggiormente così la risposta emotiva delle persone affette dalla Sindrome. Si dovrebbe, invece, investire sulla loro “diversità” come un fattore di “unicità”, per far sì che sviluppino una migliore consapevolezza di loro stessi e delle loro doti, e non utilizzarla solo per fini sociali, pubblicitari o di moda, come pure per fini prettamente denigratori nei loro confronti, caso che molto spesso avviene ancora per una mancata conoscenza approfondita di questa patologia.

In sintesi queste persone, volendo relazionarsi con gli altri avendone però limitate abilità, hanno difficoltà nel mostrare l’affetto che provano nei modi convenzionali comunemente accettati, venendo considerati strani proprio per il loro modo di approcciarsi. Questo capita nella generalità dei casi: non ne mancano altri in cui il soggetto, al contrario, prova poco interesse nell’interagire con gli altri e piuttosto si chiude in un mutismo selettivo, parlando solo con quelli che, per così dire, gli vanno a genio. Il loro disturbo o condizione, può definirsi o inquadrarsi come un “disagio emozionale” o “disagio emotivo”, oppure più riduttivamente e comunemente un “disagio sociale” o “disagio personale”.

Conclusioni…le mie conclusioni

Ho fatto l’Aspie Quiz e sono risultato positivo, con note aspergheriane in un contesto neurotipico. Il punteggio è 102/200.

Mi sento un malato?
No!
Mi sento bene, ora che so’ le ragioni del mio essere così?
Siiiiiiiii!!!
Mi sento bellissimo ora. Mi sento proprio bene.
Ora so’ le ragioni dei miei 53 anni vissuti ai margini e so che l’aver vissuto così non derivava dalla cattiveria altrui, ma dalla mia unicità. Accetto le delusioni, le perdite, il mio modo di essere monotematico, di essere “quello strano”. Capisco le ragioni altrui e le accetto.

Grazie Laura per avermi indicato la via della conoscenza.

Non devo più cercare di capire cosa non va in me. Qualcosa non va certo, o per lo meno non è quello che si possa dire una vita “normale” da neurotipici, ma non ci posso far niente…non ci voglio far niente.
Sono un neurodiverso e ne sono fiero!

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