Girare in bicicletta per Rimini è per me un rivivere la mia vita fino ai 18 anni.
Seduto sulle scalinate che si trovano sotto il Palazzo dell’Arengo, ho guardato in lungo e in largo l’ampia Piazza Cavour dove, da ragazzino ho fatto il “bocia”, quello che da noi era considerato il ragazzo di bottega, quello giovanissimo che “si deve tirar su” e cominciare a vedere da dove viene la fatica.
Ho preso servizio presso il Bar Canasta nel giugno del 1975, quando mancavano tre mesi ai miei 14 anni. Quella volta non si facevano tante storie sul lavoro minorile e si cominciava presto ad avere degli impegni di lavoro.
La piazza era piena di vita anche d’estate, specialmente la mattina o nei due giorni del mercato. I tedeschi e gli stranieri arrivavano a centinaia e consumavano alla grande, spendendo generosamente.
Ho cominciato il mio lavoro come garzone, addetto al rifornimento dei frigoriferi, alla pulizia del locale ed alla consegna delle consumazioni a domicilio, di solito uffici e banche. Il proprietario del Bar mi ha trattato bene ed ho bellissimi ricordi.

Oggi il Bar Canasta non c’è più, sostituito da un altro locale, ma la piazza conserva quell’atmosfera piena di memorie.
Ho rivisto la sede del consolato tedesco, che ora non è più li, ho rivisto il negozio di barberia del povero Novello (che ho rivisto morente in ospedale qualche anno dopo!) ora chiuso e lasciato in malora.
Ancora luogo di aggregazione è la “Fontana della Pigna“, specialmente in quei pomeriggi assolatissimi dell’estate calda.
La piazza non parla più solo l’italiano come ai miei tempi.
Ora è un miscuglio di lingue caucasiche, russe, arabe. Forse è una cosa positiva, forse no.
Sento un po’ la perdita di una identità forte che, invece, una piazza storica italiana dovrebbe avere.

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