In un articolo precedente avevo esposto le differenze tra conflitto biologico e conflitto psicologico e vale la pena ricordarle:

Conflitto Biologico Conflitto Psicologico
Esperienza shockante ed inaspettata di non poter adempiere ad una funzione organismica. Esperienza di disagio che nasce dalla competizione tra bisogni o istanze diverse dell’individuo.
Automatico, non mediato dall'”Io”; attiva un Programma SBS mediante un meccanismo chiave-serratura. Soggetto a mediazione da parte dell'”Io”; attiva tentativi di soluzione attraverso i meccanismi di difesa descritti dalla psicologia o attraverso la negoziazione o integrazione.
Percepito in modo non verbale, viscerale e sensoriale. Sentito in quanto organismo vivente. Percepito come malessere commentato e interpretato. Sentito in quanto individuo.
Nasce dal rapporto con l’ambiente ed è in relazione ad una funzione dell’organismo. Nasce tra le varie istanze del sé (identità) ed è in relazione alla coerenza dell’identità.
I valori di riferimento sono quelli biologici. I valori di riferimento sono quelli esistenziali.
Ha un significato biologico ed un senso biologico, ovvero, produce una risposta finalizzata alla coerenza biologica. Ha un significato esistenziale ed un senso esistenziale, ovvero, produce una risposta alla coerenza autobiografica.
La soluzione è il ripristino della funzionalità della specifica funzione. La soluzione è la mediazione tra le istanze (identità) diverse.

Per la maggior parte delle persone è veramente difficile distinguere l’uno dall’altro, vuoi per le sottili differenze, vuoi per la vita pienissima e frenetica, vuoi infine per l’incombenza della “malattia” che deriva da quel o quei conflitti.
Non va poi assolutamente dimenticato che è estremamente raro che una persona, immersa in questa “bella” società, viva un solo conflitto alla volta. Credo di poter affermare, con un buon grado di esattezza, che una persona qualsiasi immersa in questo mondo sempre più selvaggio, sia costellata da almeno 2 o più conflitti simultanei e non a caso Hamer ha illustrato l’intricatissimo mondo delle Costellazioni Schizofreniche, ma questa è un’altra storia.
Va inoltre ricordato che l’attività conflittuale plurima determina, nella persona, una sorta di equilibrio psico-fisico in cui la persona non solo sta’ bene, ma viene identificato e apprezzato all’interno dello stesso mondo che lo ha posto in stato conflittuale.

Partiamo dall’assunto che non tutti i conflitti devono essere risolti, specialmente quelli che coinvolgono relè cerebrali e strutture che trarrebbero grave danno dal fenomeno riparativo (uno degli errori più gravi, è voler estrapolare a forza la persona dal suo equilibrio conflittuale). Secondariamente i conflitti rimasti attivi a lungo danno poi una fase di riparazione altrettanto lunga e spesso penosa.
Come fare a riconoscere il momento della DHS e il valore conflittuale?
Credo che si possano prendere in considerazione i seguenti punti:

  1. Il tipo di disturbo: digestivo, motorio, sensoriale, ormonale, sessuale, cutaneo, vascolare, urinario, ematico, respiratorio, muscolare, articolare, osseo. ecc.
  2. Abbinare al disturbo il valore conflittuale: iniziando quindi a discernere tra le proprie memorie, i momenti in cui si può essere verificato il fenomeno conflittuale
  3. Dare una collocazione cronologica al disturbo: ovvero definire da quanto dura e cercare di risalire all’origine precisa dell’evento conflittuale. A volte, dopo aver definito il tipo di disturbo, dopo aver dato ad esso un valore conflittuale, si riesce forse meglio a risalire nel tempo al momento conflittuale iniziale. Spesso ciò non accade, specialmente se il disturbo dura da tanto tempo.
  4. In caso che il conflitto non sia effettivamente identificabile, si può ricorrere alla indagine kinesiologica opportunamente eseguita da validi operatori. Questa pratica permette di individuare il momento preciso della DHS

Rimane comunque il fatto che identificare il momento conflittuale iniziale è un compito che solo la persona coinvolta può fare.

Io stesso, nel cercare di capire l’origine di una lombalgia acuta, comparsa proprio il primo giorno delle mie ferie, ho avuto difficoltà a cogliere l’origine conflittuale.
Per prima cosa ho dovuto cambiare modo di pensare riguardo al sintomo: «Ho dolore, quindi sto’ guarendo!». Non è cosa facile, specialmente dopo essere stato indottrinato a credere che dove c’è un sintomo c’è qualcosa di sbagliato.
Successivamente ho cercato di capire il perché della localizzazione lombare. La colonna lombare è la parte più robusta dell’intero rachide. Simboleggia la forza interiore, la forza caratteriale, la robustezza della personalità, la capacità di reggere il peso e rimanere eretti.

Ho quindi pensato a che tipo di conflitto può colpire la sede lombare e si tratta di conflittualità a tonalità svalutativa, identificata con la frase: «Non ce la faccio!», «Non riesco a ….».
Ho pensato a cosa mi avesse potuto portare a dare intimamente quel valore al mio conflitto.
Ho pensato al lavoro che spesso è pesante…ma lo faccio da più di 30 anni, quindi diciamo che è stata più una motivazione di comodo.
Poi ho analizzato altre possibilità ed è venuta a galla la verità.
Poco tempo prima sono stato lasciato dalla donna che amavo e questa cosa mi ha colpito, ha dato un forte colpo alla colonna su cui si reggeva la mia forza, la mia personalità. Il peso dell’abbandono è caduto sulla mia colonna vertebrale ed ecco spiegato tutto.
Ho avuto la sensazione netta che tutto tornasse.
Il mal di schiena è poi durato circa 5 giorni, poi ha lasciato un pochino di dolenzia che è durata un altro paio di giorni, infine è scomparso.
Non ho assunto analgesici e antinfiammatori.

Questo breve esempio non vuol certo significare che sia così semplice riconoscere e analizzare un conflitto biologico. Ci sono condizioni complesse e virtualmente non dipanabili, ma sono convinto che se le persone conoscessero il meccanismo che viene descritto nelle prime tre Leggi Biologiche, la gestione dei propri malanni potrebbe assumere un andamento diverso.

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