Ho visto un documentario de “La Storia siamo noi” del grande Giovanni Minoli, che trattava del 25 Aprile vissuto nei diari di alcuni testimoni dell’epoca.
Uno di questi era una donna fedele alla Repubblica Sociale Italiana voluta da Hitler e governata da un Mussolini senza più la forza degli anni che precedettero la sua disfatta del 25 luglio ’43.

Nei giorni precedenti il 25 aprile, dalle parole di quella testimone traspariva fede, forza e convinzione in una ideologia ormai volta alla sconfitta. A me è apparsa come fede sincera, ma forse era solo illusione e cecità. Ho provato comprensione per la sua convinzione, per la sua anima giovane che ha scelto dove stare e chi credere, ma non voglio disquisire se avrebbe dovuto o non dovuto scegliere in quel modo, non mi interessa.

Racconta di come, con il sopraggiungere degli alleati, il capo dell’azienda per la quale lavorava, riunì il personale per l’ultima comunicazione che alludeva alla fine della speranza nella repubblica, allo scioglimento non solo della stessa, ma anche dell’ideale fascista.
Poi ha raccontato delle lacrime versate mentre, insieme agli altri, bruciavano i documenti che non dovevano cadere in mano agli alleati.

Il giorno dopo, 25 aprile 1945, la liberazione dell’italia, con il comunicato del Comitato di Liberazione dell’Alta Italia.
Ma è il giorno appresso, quando sotto le finestre di casa sua transitarono le fila dei partigiani, che traspare la disperazione, la paura e un po’ di astio nei vincitori.
Dalle sue parole filtra il paradosso per lei così pesante da sopportare. Nel giorno in cui chi sfila sotto le sue finestre si sente libero, lei invece si sente prigioniera, soggiogata a ciò che non avrebbe mai voluto.

Non deve essere stato facile vivere quei giorni, per lei così tristi.
Chissà quali timori devono aver patito i vinti. Paura della vendetta, della resa dei conti, di cadere nelle grinfie di vendicatori ciechi e ubriachi di vittoria.
L’odio porta odio…e paura.
Chissà che fine ha fatto quella donna. Se sia caduta davvero preda dei vendicatori, o se sia stata ghettizzata insieme ai suoi camerati.
Se sia stata accolta ancora nella vita con comprensione e amore.

Spero che abbia trovato il mondo che desiderava e che i suoi sogni di ragazza non siano diventati un incubo.
Grazie per la sua testimonianza di quei giorni così speciali.

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