In uno dei miei deliri, esploso nella mia testa in compagnia del fedele Toscano Garibaldi, mi sono chiesto cosa accadrebbe se una mattina ci alzassimo tutti dal letto e cominciassimo la giornata nel segno della gratitudine, a prescindere da quanto sonno ci è rimasto negli occhi, da quello che ci aspetta nella giornata e da quale sia la nostra condizione socio-economica.

Anzitutto occorrerebbe ringraziare per ciò che si è. Guardare un po’ negli occhi la persona riflessa nello specchio e ringraziarla per essere presente, per essere ciò che è, per avere sostenuto e perdonato i tanti errori commessi. In fondo quella persona è giunta fin qui, in questo nuovo, grato giorno di una splendida vita.
Uscendo di casa si dovrebbe ringraziare il sole che, pur sopra le nubi, sorge anche per noi. Bisognerebbe ringraziare il cielo che lo accoglie e le nuvole che giocano nel cielo.

Ringraziare la Terra che ci ospita e ci sostiene, che ci offre instancabile i suoi doni.
Ringraziare il proprio mezzo di trasporto, che ci porta laddove siamo diretti. Se usiamo i mezzi pubblici, bisognerebbe ringraziare personalmente chi lo conduce.
Pensate alla sua faccia attonita che incontra quella di uno sconosciuto che lo ringrazia per il fare ciò che è tenuto a fare e per il quale nessuno ha mai fattivamente espresso gratitudine.
Prima lo stupore, poi un po’ di irritazione (&laquo:Questo mi prende per il culo!») ed infine, notando che chi ringrazia lo fa sul serio, un po’ di orgoglio condito con un pizzico di piacere personale.

E così, recandoci dove siamo diretti, ringraziare chi ci rende, anche di poco, la vita migliore e gioiosamente meritevole di essere vissuta.
Immaginate quante facce stupite, quante persone illuminate da un timido sorriso e quante allietate da una gratitudine inattesa.
Perché chi viene ringraziato, anche per un suo compito stabilito, è stimolato a ringraziare a sua volta ed a far ancora meglio la sua parte. Essere consci di aver reso la vita migliore agli altri è si qualcosa di bello e interessante, ma ricevere un sentito «Grazie!» da chi ne è beneficiario, dona a quell’azione una tinta ed un valore pieni e appaganti.

Ringraziamo per quello che siamo e per quello che abbiamo.
Ringraziamo per il passato vissuto, ricordando che, nel bene e nel male, quel passato ci ha resi ciò che siamo. Non diamogli la responsabilità per non essere ora quelli che non siamo.
Ringraziamo soprattutto per il nostro presente, per l’attimo stesso in cui stiamo mostrando la nostra gratitudine…
…perché siamo vivi!