Leggendo il libro di Bruce Lipton, “La Biologia delle credenze“, mi sono imbattuto in due parole particolari…Fisica Quantistica. Non che non ne avessi mai sentito parlare prima, ma sinceramente non sapevo nulla di essa e dato che la sua completa comprensione richiede un curioso e ampio bagaglio di conoscenze matematiche – in me del tutto assente – non me ne ero mai curato a sufficienza.
Ma io sono curioso…molto curioso e mi sono andato ad informare nel modo più semplice che ho trovato. Ho cercato di capirne i concetti base, non certo i sofisticatissimi intrugli matematico-statistici che la contraddistinguono.
In un sito web ho trovato delle spiegazioni terra-terra, ma sufficienti per far volare il mio cervello.

I principi fondamentali sono i seguenti:

  1. Sia la luce che le particelle che costituiscono gli atomi e cioè gli elementi fondamentali che compongono la materia, sono costituite da minuscoli concentrati di energia detti QUANTI, che hanno una duplice natura: ondulatoria e corpuscolare.
    Precisamente a livello subatomico la materia presenta le caratteristiche tipiche delle onde e solo all’atto dell’osservazione assume un comportamento corpuscolare.
    Ad intuire la duplice natura, corpuscolare ed ondulatoria della materia fu il matematico e fisico Louis De Broglie (1892-1987) che ottenne il premio Nobel nel 1929.
    Le proprietà delle vibrazioni dell’onda quantistica furono descritte matematicamente dalla Equazione d’onda di Schrodinger matematico e fisico austriaco (1887-1962) che per tale scoperta nel 1933 fu insignito del premio Nobel.
    All’atto dell’osservazione, una particella prende vita occupando una delle possibilità, solitamente quella che ci aspettiamo. L’aspetto sconvolgente, ma anche illuminante di queste scoperte, è che tutto l’universo e noi stessi siamo formati da particelle; le stesse particelle che esistono come materia quando le osserviamo ed esistono come onde di possibilità quando non le osserviamo.
  2. Non è possibile conoscere simultaneamente la velocità e la posizione di una particella quantistica, poiché quanto maggiore è l’accuratezza nel determinarne la posizione, tanto minore è la precisione con la quale si può accertarne la velocità e viceversa. La suddetta proprietà è conosciuta come Principio d’Indeterminazione di Heisenberg (1901 – 1976) fisico tedesco premio Nobel nel 1932.
    L’indeterminazione non dipende dai limiti dei nostri strumenti, che comportano necessariamente una interazione più o meno grande con l’oggetto da sottoporre a misurazione, bensì rappresenta una caratteristica intrinseca della materia.
    Oltre alla posizione e alla velocità della particelle, il principio di indeterminazione pone limiti anche alla misura simultanea di altre grandezze come ad esempio l’energia e il tempo: se si cerca di determinare con precisione l’energia di una particella, diminuirà inevitabilmente il grado di accuratezza con cui conosciamo la sua durata, e viceversa. Tale aspetto produce delle conseguenze del tutto incompatibili alla luce della nostra esperienza ordinaria, infatti, il grado di indeterminazione esistente tra energia e tempo fa si che delle particelle (ad esempio una coppia elettrone-positrone), possano emergere dal nulla per una frazione infinitesimale di secondo (inferiore a 10-20 secondi), prima di svanire nuovamente.
    Dette conseguenze costituiscono più di una semplice ipotesi teorica o di un artificioso calcolo, poiché sono state verificate in esperimenti di laboratorio.
  3. Se due particelle si fanno interagire per un certo periodo e quindi vengono separate, quando si sollecita una delle due in modo da modificarne lo stato, istantaneamente si manifesta sulla seconda una analoga sollecitazione a qualunque distanza si trovi rispetto alla prima. Tale fenomeno è detto "Fenomeno dell’Entanglement".
    Il fenomeno dell’entanglement viola il «principio di località» per il quale ciò che accade in un luogo NON può influire immediatamente su ciò che accade in un altro.
    Albert Einstein, pur avendo dato importanti contributi alla teoria quantistica, non accettò mai che una particella potesse influenzarne un’altra istantaneamente e pertanto cercò a lungo di dimostrare che la violazione della località fosse solo apparente, ma i suoi tentativi furono di volta in volta ribattuti dai suoi oppositori.
    Nel 1982 il fisico Alain Aspect, con una serie di sofisticati esperimenti dimostrò l’esistenza dell’entanglement e quindi l’inconsistenza della posizione di Einstein.
    Infine nell’Ottobre del 1998 il fenomeno dell’entanglement è stato definitivamente confermato dalla riuscita di un esperimento sul teletrasporto effettuato dall’Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, in California.
    Descrizione di un esperimento sul fenomeno dell’Entaglement
    Due particelle vengono lanciate in direzioni opposte. Se la particella A, durante il suo tragitto incontra una carica magnetica che ne devia la direzione verso l’alto, la particella B, invece di continuare la sua traiettoria in linea retta, devia contemporaneamente la direzione assumendo un moto contrario alla sua gemella.
    Questo esperimento dimostra che:
    1. le particelle sono in grado di comunicare tra di loro trasmettendo ed elaborando informazioni.
    2. la comunicazione è istantanea.
    Il fisico Niels Bohr disse:
    «Tra due particelle [correlate] che si allontanano l’una all’altra nello spazio, esiste una forma di azione-comunicazione permanente. […] Anche se due fotoni si trovassero su due diverse galassie continuerebbero pur sempre a rimanere un unico ente…»

Riguardo al primo concetto, per cui la materia è al tempo stesso anche energia, non riesco a trovare connessione con le 5LB, ma forse studiosi più preparati di me potranno certo trovarne il connubio.
Forse, ma rischio di essere veramente fuori come un balcone, il fatto che il nostro corpo e la nostra mente sono al tempo stesso materia ed energia, immersi in un contesto saturo di materia ed energia, l’interazione tra noi e l’ambiente mette costantemente alla prova la nostra energia e il nostro aspetto al momento della osservazione. Ora si può spiegare, credo, il fatto che quando il nostro aspetto energetico è alterato, all’osservazione altrui questa alterazione si manifesta nella forma fisica. Come quando si dice ad un conoscente: «Come sei bello!» oppure: «Come sei sciupato». Sembra quasi che se l’oggetto osservato sia compiacente al nostro stato energetico, appaia bello, mentre se il nostro stato energetico è alterato, anche l’oggetto non sia compiacente e quindi appaia brutto. In linea teorica, quando vediamo qualcosa che ci fa stare male, non è quel qualcosa che è universalmente spiacevole, ma contatta il nostro stato energetico/fisico che ha memoria di un contatto spiacevole avuto anche in tempi arcaici. Una memoria quantistica che travalica il concetto di tempo ed esperienza diretta.

Relativamente al secondo concetto, legato alla indeterminazione relativa a posizione e velocità di una particella, trovo un collegamento riguardante le ragioni eziologiche delle cosiddette “malattie” inscritte nella prima legge biologica. In essa si afferma che è il sentito personale a determinare l’innesco dello specifico SBS. A parità di stimolo, la reazione non è misurabile nel singolo soggetto e quindi non è determinabile cosa scateni in un soggetto piuttosto che in un altro. Non solo, ma se si potesse produrre uno stimolo identico da applicare a 5 persone, sono quelle cinque persone a non poter mai essere identiche. Non potendone determinare con precisione la condizione energetico/fisica, quindi non potendo determinare se in esse ci sia una qualche similitudine, l’esito della stimolazione è per forza diversificato non in modo statistico, ma esclusivamente soggettivo.
Ha voglia la Medicina Ufficiale a voler standardizzare il trattamento terapeutico su base statistica. È un errore primario, fondamentale, totalmente lontano dalla Fisica Quantistica, quindi totalmente lontano dalla Natura dove ogni cosa è unica e il tutto nello stesso momento.

Il terzo concetto, ovvero quello che indica la sincrona azione su particelle entrate in contatto, a prescindere da distanza e tempo, ha un legame a filo doppio con la Prima Legge Biologica e precisamente con il secondo e terzo criterio che affermano che:
Lo shock causa l’avvio simultaneo dell’automatismo SBS a livello di psiche, di cervello e di organo/tessuto.
Il decorso dell’automatismo SBS è sincrono su tutti e tre i livelli: dalla DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa la crisi epilettica/epilettoide nel punto culminante della fase di riparazione, e ritorno alla normalità!.
Se il conflitto è più intenso, allora anche il cosiddetto cancro nell’organo è più grande. Se il conflitto si attenua, ciò accade anche sugli altri livelli. Se il conflitto si risolve, cioè si arriva ad una soluzione, questa avviene anche su tutti e tre i livelli. Se si verifica una recidiva, si manifesta una recidiva su tutti e tre i livelli.

Occorre ammettere che Hamer ha avuto un colpo di genio straordinario ed una capacità di osservazione e sintesi fuori portata per la maggior parte degli attuali viventi.
La Fisica Quantistica risponde perfettamente alle domande a cui la MU non riesce a rispondere. Mentre la MU sostiene che è l’organo ad essere malato in un contesto di corpo sano, la FQ sostiene l’esatto contrario, un organo malato non esiste, esiste il tutto malato, che l’osservazione (giocoforza limitata) focalizza in una data struttura.

A conclusione di questo mio articolo, ai confini dell’immaginazione e della mia suprema ignoranza, voglio rimarcare una cosa.
Negli anni in cui ho studiato a fondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC), avevo intuito che il concetto del dualismo YIN/YANG avesse precorso di molti secoli le scoperte della scienza moderna. I cinesi, nella loro paziente osservazione avevano capito che l’energia crea la materia e la materia crea energia. La perturbazione in questo ciclo eterno poteva creare la malattia, ma non solo. I cinesi raffiguravano l’uomo come una entità racchiusa tra cielo e terra, a simboleggiare il fatto che non c’è nulla che possa discostarsi da ciò che la FQ ora spiega con una bizzarria matematica accessibile a pochi, ovvero che noi siamo tutto e unico allo stesso tempo, che la nostra esistenza non può finire e che la vita che possiamo avere dipende da noi.