Oggi, uscendo dal lavoro, ho salutato una collega con la quale ho lavorato tutta mattina e dai primi anni novanta. Una donna capace, una professionista seria e, ai miei occhi, vera e sincera.
Nel salutarla ho visto per un attimo il numero degli anni trascorsi da quando ci conosciamo ad oggi e non ho potuto fare a meno di pensare al fatto che quando le nostre carriere saranno concluse, con molta probabilità, non ci vedremo più.
Eppure dopo più di venti anni passati spesso assieme a fare il nostro rispettivo lavoro, pur non essendoci amicizia – quella vera – sento che c’è sintonia.

Sapere già cosa fare per l’altro e cosa aspettarsi dall’altro, senza doverlo chiedere, è una sensazione che non si può descrivere e dimostrare, ma c’è.
Quella sensazione di sapere che se allunghi una mano sai cosa verrà posta in essa e sapere, anche senza guardare, che quella cosa non solo è quella giusta, è perfetta.
La sintonia è certo diversa dall’amicizia, ma non meno bella da provare, anche se limitata al tempo trascorso assieme ed all’ambito professionale.

Sintonia è comunicare in modo efficace senza parlare o con poche parole che, pur avendo le stesse lettere disposte nello stesso modo, acquisiscono significati diversi in base a momenti che solo quando si è sintonizzati, si possono capire appieno…e si capisce il momento giusto per dirle, si capisce subito il vero significato applicato in quel momento.
La sintonia è fatta di sguardi, di smorfie e di gesti che, nella loro tempistica e nella loro collocazione emotivo-temporale, possono capire solo i sintonizzati.

È una sensazione piena, confortante. Un filo invisibile che si vede ugualmente; un filo tenace non meno di una corda, una cima di ancoraggio che lega due persone nonostante le tempeste e le burrasche.
Nella sintonia si cresce insieme, al di la di vite diverse, età e ruoli differenti.

Salutando quella collega ho sentito di esserle sintonizzato anche sul piano della stima professionale e umana, stima costruita nel tempo e nelle azioni.
È un po’ triste per me accettare che quando non lavoreremo più insieme, non saremo più accoppiati. Allo stesso tempo sento che spingere questa sintonia oltre il campo naturale in cui si è sviluppata, potrebbe rovinare tutto.
Ci sono condizioni, nella vita, che hanno una estensibilità assai ampia, altre che invece devono rimanere circoscritte a precisi ambiti e situazioni, ma non per questo non possono essere sintonizzate sulle onde del reciproco benessere e della reciproca umana comprensione.

Grazie cara collega 🙂