Credo che siano pochi coloro che non hanno mai visto almeno una volta, un film di Fantozzi.
Io personalmente sono un cultore di quel tipo di film. Sono lungometraggi leggeri che mi sollevano, ma non posso fare a meno di assaporare quel velo di tristezza e dolore che colora ogni scena dei numerosi film interpretati da Paolo Villaggio.

I film di Fantozzi sono uno specchio di una società e di un popolo decadente, dove i sentimenti più candidi e puri sono macchiati inesorabilmente di cinismo, intolleranza, ignoranza, rabbia, rancore, invidia, cattiveria e indifferenza.
Le grottesche scene che evocano qualche risata, finiscono spesso con un retrogusto di malinconia e amarezza.
Ci si sente un po’ tutti dei Fantozzi, chi più e chi meno.

Ci si vede nei panni di gente sfruttata, sottopagata e, peggio, sottostimata. Si è in qualche modo succubi di qualcuno, di qualche potente che è tale perché noi stessi l’abbiamo voluto, creato, blandito e…invidiato.
Ci si riconosce nei desideri infranti, nelle scelte guidate, nelle foto sbiadite di un tempo che non si è gustato e di cui si è persa memoria. Un tempo che fugge, che ci sgretola i ricordi.
Ci si riconosce in gruppi di persone in cui non si riesce mai ad integrarsi veramente. Ci si scopre ad odiare qualcosa o qualcuno e non si fatica a ghettizzare qualcuno, a giudicarlo, senza accorgersi di vivere in un angusto, ingiusto ghetto cittadino. Siamo stati tutti giudicati e la pena per quel giudizio, ci ha portato a vivere la nostra misera vita di persone spesso cattive e ipnotizzate.

Fantozzi ha incarnato quello che troppo spesso siamo in realtà, ma che cerchiamo strenuamente dimostrare di non essere.
Abbiamo riso di Fantozzi e delle sue scemenze, ma credo che molti abbiano tinto quella loro risata di una mano di tristezza; quella tristezza che spegne il volto di tutte le persone non libere.

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