Di un timido sole
in fronte a me è la luce

Eppur si maestoso
non nega l’inchino suo
al placido, vasto mare
ai piedi suoi

Onde leggere
che dell’astro diurno
si bean del calor
par che la forza loro
giunga da quel gesto
di umile e cordiale saluto

E la sabbia marina
punteggiata or qua, or la
di scrigni di ormai perduta vita
e di vestigia di arboree braccia
par lieta d’essere carezzata ancor
da tanta magnanimità

Ed io m’inchino
fronte a tanta luminosa
e schiumante magnificenza
m’inchino a cotanta universale bellezza
grato d’aver modo
di vederla ancora.

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