Questa è una testimonianza che ho vissuto in prima persona ed è riferita a mia madre.
Ieri pomeriggio mi ha chiamato perché “Non mi sento bene per niente!”
“Cosa è successo?” le chiedo.
“Mi sono svegliata questa notte con il cuore in gola, con un bombardamento alla bocca dello stomaco e oggi mi sento fiacca e se faccio il minimo sforzo, faccio delle sudate tremende. Ho appuntamento dal dottore alle 18.40!”
Allora le ho fatto le domande da infermiere, ovvero se aveva litigato, preso freddo, mangiato qualcosa di strano o di corsa, insomma le solite domande professionali, anche perché ero al telefono su un marciapiede vicino a casa, mentre stavo tornando dalla mia lettura quotidiana al parco.
La pressione era normale (per una ipertesa) e la frequenza era normale.
Sapevo in cuor mio che erano domande inutili, ipnotiche e senza alcun supporto scientifico e biologico.
C’è da dire che mia madre aveva avuto episodi di fibrillazione atriale e che è una ipertesa in terapia.
“Mamma fai così, vai dal medico e poi mi richiami, ma vedrai che è tutto a posto. Però mi devi far sapere qualcosa!”
“Va bene, ti richiamo”
Il tono di voce era il suo normale, forse un pochino angosciato, ma proprio poco.

Passano circa 4 ore e mi chiama mio padre: “La mamma è in pronto soccorso che aspetta di essere visitata!”
“Cazzo, vado subito!”
Prendo la mia macchina e vado in ospedale e nella Osservazione Breve Intensiva la trovo che si era appena svegliata.
“Come va?” e lei…
“Bene!”
Le controllo il polso ed era aritmico, ma lei riferiva di non percepire il “bombardamento” della notte precedente. Era la mia solita madre, occhio vispo, voglia di decidere e fare, insomma se ne stava li ad aspettare i tempi biblici di un pronto soccorso sovraffollato, ma per nulla impaurita o angosciata.
Al che le dico: “Mamma cosa si è sciolto dentro te domenica pomeriggio?” Al che lei, che sa che studio la NMG, capisce al volo cosa intendevo dire.
“Sai Giorgio, ti ho pensato e mi sono un po’ preoccupata per la questione della residenza…” – io devo trovare una nuova residenza e domenica dopo pranzo ne avevo parlato – “—e mi è dispiaciuto pensarti senza una casa! Dopo che ti sei lasciato con la tua moglie, provo dispiacere a pensarti solo o in difficoltà.”
“Guarda mamma che io un tetto sulla testa ce l’ho, non sono in mezzo alla strada!” le ho detto con tranquillità.
“Eh…lo so, ma tu sei il mio figlio e io penso solo a voi! E poi quando ti penso tu mi dai tranquillità e quando non riesco a dormire, penso a te!”

La mia mente razionale, ha cercato di radunare i pensieri e devo dire che ho pensato che il discorso fatto a tavola le abbia scatenato un piccolo conflitto di “dispiacere e preoccupazione” (Hamer non ne parla, ma a me è venuto questo) che, tradotto in parole più chiare è “Non riuscire a far circolare più sangue”, conflitto del mesencefalo, muscolatura liscia degli atri.
L’atrio è una porzione di cuore che accoglie il sangue proveniente (a destra) dalla periferia e (a sinistra) dai polmoni. Ma soprattutto l’atrio destro è la sede nel nodo atriale che è quello che stabilisce il ritmo cardiaco, ovvero da esso parte l’impulso che, percorso gli atri, giunge al nodo atrio-ventricolare e stimola i ventricoli a spingere il sangue fuori dal cuore. Il cuore di mamma ha forse cercato di aumentare la gittata di sangue per portarmi nutrimento, calore e supporto.
Durante il conflitto attivo ha cercato di aumentare la peristalsi atriale e in nottata, nella crisi epilettoide, questo aumento di stimolazione ha raggiunto l’acme, portandola a svegliarsi ed a stare poco bene.
Le ho spiegato che quello che aveva pensato e per il quale si è dispiaciuta, poteva molto verosimilmente avere a che fare con quanto avvenuto al suo cuore di 77enne. Tra l’altro poco dopo aver discusso con me, è riuscita a contattare mio fratello che si trova attualmente in Francia per lavoro.

Ora, io potrei aver sbagliato tutta la mia elucubrazione sentimental-biologica, e non so se sia stata la preoccupazione per me o l’aver parlato con l’altro figlio o entrambi, ma sta di fatto che dopo circa 30 minuti l’infermiere, gentilissimo e veramente affabile, le ha controllato i parametri e la frequenza, constatando che il ritmo era sinusale. Al che le ha fatto un ulteriore ECG che ha confermato il ritmo sinusale. Due nuovi ECG fatti in nottata, hanno riconfermato il ritorno stabile al ritmo sinusale.
Cosa devo aggiungere?
Nulla credo, a parte il fatto che proprio mentre sto scrivendo questo racconto, una forte emozione di tenerezza e comprensione mi coglie e non riesco con chiarezza a vedere la tastiera, perché i miei occhi si sono allagati.

Tenero e amoroso cuore di mamma!