Operata qualche giorno prima per ovariectomia bilaterale, la donna poco più che quarantenne era visibilmente triste e rassegnata mentre veniva da noi preparata per una laparotomia, isterectomia e svuotamento delle stazioni linfonodali pelviche.
Non so che neoplasia avesse alle ovaie, forse un adenocarcinoma interstiziale, ma sto facendo delle ipotesi.
Sta di fatto che si esegue una laparotomia sovra-ombelico-pubica. Alla esplorazione della cavità non si repertano segni di carcinosi peritoneale. Si procede quindi alla isterectomia classica.
Viene poi eseguito lo svuotamento delle catene linfonodali pelviche parailiache, dopo accurata repertazione dei due ureteri. Si procede poi alla linfadenectomia delle fosse otturatorie e dello spazio interaorto-cavale.
Questo è quello che dice il protocollo oncologico per le neoplasie “maligne” dell’ovaio.

L’intervento è andato liscio liscio e mi piacerebbe, come parte in causa (ero lo strumentista che ha partecipato all’intervento), che anche la fase post-operatoria andasse liscia. Così come spero che per questa donna la vita andasse liscia, anche se temo sinceramente che non sarà così.

Ci sono un sacco di “se” a fare da aghi della bilancia.
Se la donna non fosse fatta precipitare nel baratro della paura di morire o di soffrire…
Se la donna non fosse entrata mentalmente nel gorgo del “brutto male”…
Se le fosse offerta una lettura più “biologica” della sua “malattia”…
…meglio di no.
Pensate alla disperazione di questa donna, se sapesse che quanto ha subito si potevain parte evitare, se solo le si fosse offerta una lettura in chiave “5 Leggi Biologiche” del fenomeno, straordinario e speciale, che ha colpito i suoi organi riproduttivi e sessuali.

Io spero che le vada tutto bene.
Che sappia ora affrontare la fase post-chirurgica, che sappia resistere ai rigori terribili della chemio, che sappia trovare un equilibrio con la necessaria terapia ormonale, ma soprattutto spero che abbia risolto i conflitti che l’hanno colpita, che sappia presto risolvere questi nuovi conflitti derivati dalla consapevolezza di aver perso la propria femminilità naturale, dalla paura della morte, dal dover affrontare terapie e trattamenti invalidanti.

Spero che un angelo caritatevole – ammesso che esistano gli angeli – la conforti nei momenti più duri e che le sappia dare quella forza e quella serenità che sono necessari alla riconquista di una buona salute.
Spero che i suoi famigliari la supportino e accettino qualsiasi decisione che lei vorrà cogliere per riprendersi la propria vita.
Spero che qualche medico illuminato la faccia crescere in autonomia e rispetto verso il riequilibrio.

Spero davvero che le vada tutto bene, lo spero come infermiere e come uomo.
Spero che non finisca per considerarsi sfigata.
Lei non lo sa ancora, ma la Natura non crea sfigati!

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