Due cervi maschi si incontrano ai margini della foresta, dove c’è una radura verde.
Uno è un capobranco, con le sue 3 o 4 femmine che lui protegge all’interno del suo territorio, adeguatamente marcato. È un cervo maturo, grande e con un palco di corna ampio e robusto. Il suo territorio è abbastanza vasto e occorre stare attenti per custodirlo a modo. Lui controlla costantemente il suo regno.

Il secondo maschio è più giovane, ma fiero della sua forza e delle sue corna alte e spavalde. Sente lo spasimo delle femmine pronte per l’accoppiamento, spasimo che diventa supremo in lui, ormai maschio forte e fecondo. Deve sfidare il capo per divenire lui il Re. Lo sente e il giorno è giunto.
Fiuta il territorio dell’altro, ma le sue pulsioni sono troppo forti e viola lo spazio demarcato.
Il Re si presenta arrogante, pronto a difendere il suo territorio, le sue femmine e le stirpi future.
Schermaglie di forza e potenza, avviano un crescendo di adrenalina e cortisolo…inizia lo scontro.

Cornate, muggiti e sbuffi di vapore dalle narici e dalla bocca, rompono un silenzio adagiato come bianca nebbia sulla stessa valle.
Vince chi costringerà l’altro a lasciare il posto e il regno, a costo di rompersi le corna.
I muscoli si tendono per impennare i corpi dei due possenti animali e permettere il successivo colpo.
Il giovane si gioca la sua forza giovane e fresca per colpire con quanta forza sia possibile. Il Re richiama a se la forza della maturità e delle battaglie già vinte, per colpire con decisione e forza e ribadire il suo incontrastato ruolo di maschio alfa.

Un crack doloroso rompe la forza di uno dei due che, vinto dal colpo irresistibile, vede il suo sogno finito.
Il silenzio della foresta torna tra gli alberi e nella nebbia.

Ci sono due uomini, uno è un capoufficio, l’altro un arrembante impiegato pieno di entusiasmo e sicuro di se.
Il capoufficio è divenuto tale per via di intrallazzi politici ed è un uomo che non sa fare nulla. Spadroneggia nella sua ignoranza e si controna di persone ruffiane e insulse come lui. È debole con i forti e forte con i deboli.
L’arrembante impiegato è un lavoratore ottimo, un leader preparato, giusto e capace. È una persona stimata e rispettata, ma senza intrallazzi politici che lo spalleggino.

Giunge l’occasione di assurgere ad un meritato ruolo di comando, quando il vecchio capoufficio decide di andare in pensione. L’impiegato si sente sicuro della propria designazione a successore, sente già l’incarico sulle proprie spalle. Viene confortato e supportato dai propri colleghi, che sperano in un futuro migliore e più giusto.

Tuttavia, il giorno della nomina ufficiale, risulta vincitore un altro impiegato sconosciuto, senza alcuna preparazione, ma semplicemente ammanicato con lo stesso partito del capoufficio pensionando che, all’insaputa di tutti, lo aveva segnalato e promosso negli alti vertici. Non solo, ma aveva segnalato l’impiegato arrembante come un soggetto poco impegnato, impreparato e odiato dai propri colleghi.

Cosa cambia nei due racconti?
La presenza della psiche, di valori che nel mondo animale non esistono. Questioni come politica, ambizione, frode, potere, raggiro, abuso, arrivismo, delusione, convenienza, non esistono nel mondo puro degli animali, ma in quello degli umani esistono eccome e quando questi valori cozzano con la vita…

Il cervo perdente, privo di territorio e di femmine con cui generare una nuova progenie, morirà, oppure sarà un maschio beta. Lui lo accetta perché non può fare altro. Non c’è protesta o sorpresa o delusione. È il semplice e lineare gioco della vita.
L’arrembante impiegato, spodestato dall’imbelle raccomandato, sa di essere un vincente, ma ha perso e dentro se si avvia un conflitto tra le sue necessità vitali e il risultato delle scelte altrui.
Entra in conflitto biologico tra il suo sentito animale, che gli indica di digerire meglio il boccone rimasto dopo aver perso quello principale e ambito, ed il suo sentito umano e psichico che dice «Non accetto questo fatto; sono pieno di collera e il giudizio sulla mia persona è una ignominia!»
Il suo pancreas, che segue le leggi biologiche, potrebbe essere coinvolto in un processo di crescita tissutale abnorme, per produrre più enzimi digestivi che digeriscano l’unico amaro boccone rimasto, la sconfitta.

Fintanto che questo conflitto tra il digerire il boccone rimasto e il volere il boccone sottratto non sarà risolto, la ghiandola pancreatica produrrà più tessuto per produrre più enzimi. La medicina considera questo processo come una malattia.
Questo conflitto è destinato a non terminare, in quanto la mente psichica dell’individuo chiede qualcosa che non può avvenire. La persona dovrebbe chiudere la questione accettando la sconfitta e accordarsi con il programma biologico che comporta la produzione di più enzimi per digerire la sconfitta e quello che rimane.

Questo articolo ha cercato di far capire che cosa sia il conflitto biologico e come tentare di uscirne. Quando qualcosa di non biologico tenta di combattere contro la biologia pura e semplice, contro la vita, questa avvia programmi sensati che tentano di risolvere il problema e se questo non è risolvibile dal singolo individuo, questo viene sacrificato per il bene della vita tutta.

Dura lex, sed lex.

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