Quando interrompere il trattamento chemioterapico del cancro

La decisione di interrompere prematuramente il trattamento dipende dallo scopo del trattamento.
Per i tumori curabili, è accettabile continuare il trattamento con modifiche del dosaggio. Tuttavia, la minaccia alla vita o la grave tossicità di solito richiedono la sospensione del trattamento (ad es. da moderata a grave neuropatia periferica con taxani e oxaliplatino, grave enterite da fluorouracile). Sono a volte disponibili regimi terapeutici alternativi.
Se il tumore è incurabile e la tossicità interferisce gravemente con le attività della vita quotidiana, il trattamento può essere interrotto.

Il deterioramento delle performances e delle funzioni degli organi, di solito richiedono la cessazione del trattamento. La progressiva neutropenia o la trombocitopenia in corso di trattamento, indica in genere che il paziente non è più in grado di gestire ulteriormente la chemioterapia.
Se il tumore non risponde alla terapia dopo 2-3 cicli, la cessazione della stessa è consigliata.
In caso di pazienti con malattia metastatica, è consigliata la consultazione di un team di terapia palliativa, per migliorare la gestione dei sintomi.

Ho tradotto quanto sopra dal testo, in lingua inglese, “Medical Oncology Handbook for Junior Medical Officers” e l’ho fatto perché quattro giorni fa, ho assistito il chirurgo toracico nell’effettuazione di una toracoscopia evacuativa, a carico di una paziente di 48 anni che, nel 2012, ha ricevuto la diagnosi di Carcinoma duttale infiltrante, di 2 cm, alla mammella destra.
Dopo la diagnosi è andata incontro al solito protocollo di trattamento, ovvero resezione chirurgica (in questo caso mastectomia radicale e svuotamento del cavo ascellare), chemioterapia (protocollo FEC + Taxotere, Tamoxifene, Herceptin) e radioterapia fino ad un massimo di 50 Gy.
Ai controlli successivi la donna mostrava progressione di malattia ed è quindi stata intensificata la chemio con utilizzo di Taxotere, Trastuzumab e Pertuzumab (questi ultimi due fanno parte delle cosiddette “terapie biologiche”, sono in effetti degli anticorpi monoclonali).
Nonostante questo (considerando i devastanti effetti collaterali di chemio e radioterapia, per non citare il danno estetico e psichico della mastectomia), il quadro ha visto estendersi la malattia ai linfonodi laterocervicali e mediastinici, con versamento pleurico massivo all’emitorace omolaterale, per il quale si è effettuata la procedura di toracoscopia con evacuazione del versamento, citologia del liquido e biopsie pleuriche per la ricerca di metastasi pleuriche.

Dalla diagnosi a oggi sono passati tre anni e la donna è in condizioni serie (leggi: gravi), ampiamente segnata dalle terapie. Verosimilmente non tornerà a casa sua o se lo farà, sarà per morire tra qualche settimana.
Io non conosco per intero la sua storia, ma immagino che al momento della diagnosi stesse bene, avesse condizioni fisiche ottime e che il repertare la massa fosse stato un evento casuale o a seguito degli screening di diagnosi precoce (che la gente crede, o alla quale è stato fatto credere, sia prevenzione).
Ciò che la Medicina Ufficiale poteva fare per lei è stato fatto, ma io mi chiedo cosa sarebbe successo a quella donna se avesse avuto le informazioni utili e complete per poter scegliere cosa fare di se, piuttosto che accettare e/o subire la morte che, ora, le si para davanti inesorabile.
Credo che il Ministero della Salute debba delle informazioni più complete sulle possibilità oggi offerte dalle medicine complementari e alternative, se non altro per correttezza nei confronti di una donna che si sapeva avrebbe potuto fare la fine che sta per fare, con la sola terapia convenzionale.
Ma anche l’oncologo, o il team oncologico che l’ha avuta in trattamento, constatandone l’inefficacia, era moralmente ed eticamente in dovere di non continuare a tartassarla con un trattamento dimostratosi inefficace…o no?

Devo ammettere e dire che il vedere quella donna, ancora giovane, portata a non somigliare più ad una donna a causa delle terapie subite, mi ha rinnovato un dolore che provo ancora nel vedere certe realtà, sebbene io ne abbia viste moltissime simili.
Io credo che qualcosa debba cambiare, in questo modo di fare medicina.

Sorgente: Qualcosa deve cambiare – La Natura non crea sfigati!

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