In una ampia fetta di casi, i malati di cancro vengono a saperlo senza mostrare alcun segno della malattia, sempre ammettendo che quello che viene chiamato cancro sia una malattia.
Da quel preciso istante, in cui la scienza ha trovato la pericolosissina e silenziosa malattia, quella stessa persona si ammalerà.
Si ammalerà di diagnosi, comincerà a vivere nel futuro, sradicandosi dal suo presente, che è l’unica realtà vera e che gli dice amorevolmente che sta bene. La fotografia scattata in quella diagnosi sarà sufficiente, ai suoi occhi, a descrivere il film della sua vita a venire, solitamente contraddistinta da dolore e da una morte prematura e ingiusta.

Ma se…
…anziché annunciare il cancro, fossero usate frasi propositive e legate al presente?
Anziché predire sibillinamente la morte – che è comunque l’evento che attende tutti – non si potrebbe ancorare il presente e renderlo più sereno e accettabile?
Se la persona sta bene, è proprio necessario dirle che c’è qualcosa di sbagliato che la porterà a morte? Nella mente di quella persona il concetto legato al fatto che c’è qualcosa di sbagliato, non si limita a quel qualcosa, ma la percezione è che tutto è sbagliato, che lei stessa è sbagliata e per via di questo errore verrà terminata. E’ terribile questa cosa.
Il potere delle parole è gigantesco sia nel bene che, soprattutto, nel male. Non è un caso che sia nato il detto millenario che dice: “Uccide più una lingua, che mille spade”.

Occorrerebbe cambiare le parole, ma soprattutto il loro significato. Alcune andrebbero proprio abolite, come “cancro”, “metastasi”, “maligno”.
Le metastasi, che alludono all’invasione a partire da un evento singolo in un preciso luogo, bilogicamente non esistono e non sono sensate. Il cancro è solo un segno zodiacale. Maligno è una figura religiosa, non certo legata alla biologia ed alla scienza e non ha alcuna ragione di essere usata.
E’ almeno paradossale come anche nei dialoghi tra medici e personale, in presenza dei malati, si evitino queste parole. Non si dice “cancro”, si dice Ca (ci a) o K. Non si dice “metastasi”, ma “meta”, “ripetizioni”. Negli stessi referti cartacei non si nomina “cancro”, ma “fenomeno espansivo” ed altre amene parole ingannevoli. Una vile ammissione che le parole uccidono più del soggetto portatore di quel nome, il cancro. Uno sciocco maquillage spalmato sul fatto che la mortalità da cancro è ancora ad un livello inaccettabile per una scienza che si chiama medicina.

Le si possono cambiare, rispettivamente con “Risposta” e “Nuova risposta”. Perché?
Perché quello che finora si è chiamato cancro, o tumore, o neoplasia, è una risposta ad un dilemma biologico che la persona ha l’opportunità di offrire.
Non è insensato pensare che la persona portatrice di quella risposta, sia colei che ha in se la forza di vincere. Invece di sentenze, è ora di offrire incoraggiamento e supporto. Talvolta un amorevole silenzio, ha più forza di qualsiasi terapia.

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