Quando Hitler venne a far visita all’italia ed al suo “Duce della provvidenza”, nel 1937 o 38 non ricordo bene, per evitare che vedesse le borgate misere e lacere della periferia romana (rese tali anche dal rifacimento della Roma dei Cesari), furono eretti enormi teloni dipinti, disposti lungo il tratto ferroviario che avrebbe portato nella città eterna il dittatore nibelungo.

A 80 anni di distanza, il vizio italiota di vestirsi bene su mutande lacere, non è stato mondato. Persino il governo dell’imbecille di firenze ha rinfrescato la vergogna ed il ripudio per cutlura e verità.
Rinnegare i grandi scultori della Roma antica, significa sputare in faccia a secoli di gloriosa arte, vomitare sui testimoni marmorei e silenziosi di una epoca meravigliosa.

Un popolo che accetta e ride su queste iniziative servili, merita qualunque angheria e sofferenza. Solo popoli servi e schiavi meritano il declassamento e noi italiani continuiamo a prostrarci di fronte all’ennesimo padrone.
Sinceramente mi vergogno di essere italiano, mi vergogno profondamente.
Se penso all’orgoglio dei tanti italiani che hanno costruito le little-Italy in terra straniera, fieri di quel po’ di cultura italiana che si sono portati dietro, mi viene da star male.

Coprire quelle statue nude, come se l’umano corpo nudo fosse qualcosa di cui vergognarsi ancorché di bianco marmo, per ossequiare un capo di stato islamico, non è stato un atto di cortesia, ma di sudditanza tipico dei popoli deteriorati dalla miseria culturale e morale.
E’ stato anche un atto offensivo nei confronti dello stesso visitatore, non reputandolo capace di capire il senso e la bellezza di quelle opere di una arte unica.

Vergognarsi di se stessi, delle proprie origini, della propria sovranità culturale è l’anticamera dello sfascio e allora tanto vale non chiamare più Italia questa penisola di cialtroni senza passato, senza presente e senza futuro.